Legambiente, "estate horribilis" per i ghiacciai delle Alpi
12:11 Lunedì 07 Settembre 2026
Quella del 2026 è stata un'"estate horribilis" per le Alpi e i suoi ghiacciai, sempre più sofferenti e instabili a causa della crisi climatica, e rischia di superare in peggio quella del 2022 e del 2023. A denunciarlo è Carovana dei ghiacciai di Legambiente, che oggi presenta i dati di bilancio di quest'estate lungo l'arco alpino. A pesare sullo stato di salute di Alpi e ghiacciai, in questi mesi del 2026, sono le alte temperature e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose unite alla siccità a valle, e gli oltre 70 eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni alpine da gennaio fine agosto 2026. Tutti i ghiacciai osservati arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità. Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano. In particolare, quest'estate, i crolli più importanti sono stati osservati sul Monviso, sulla parete nordest, e sul Montasio, dove a fine agosto è crollata una parte della cavità superiore del ghiacciaio. Dove i ghiacciai indietreggiano cresce nuova vegetazione e si diffondono specie pioniere. Legambiente lancia l'appello a mettere urgentemente in campo concrete politiche di mitigazione e di adattamento, monitoraggi continui in quota, e una governance europea che tenga conto dei ghiacciai e delle risorse connesse, a partire dall'acqua, una risorsa che non è infinita. Secondo gli studi scientifici più recenti, dalla metà dell'Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume. Dopo il 2000 il tasso di abbassamento della superficie dei ghiacciai è triplicato e tra il 2000 e il 2023 l'Europa centrale, regione dominata dalle Alpi, ha perso circa il 39% della propria massa glaciale. Sull'Adamello, il ghiacciaio più grande delle Alpi Italiane, aumenta la velocità del ritiro della fronte: 265 metri nel solo triennio 2023-2025. In Francia il ghiacciaio della Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e situato a oltre 3mila metri, ha perso il 70% del volume dal 1982, generando nell'ultimo decennio un lago glaciale (Lac de Rosolin), monitorato per rischio esondazione. Sul versante italiano del Monte Bianco, il tetto d'Europa, il lobo frontale del ghiacciaio del Miage si è abbassato di 15 metri in sei anni, mentre il Planpincieux ha raggiunto due metri al giorno di movimento. In Lombardia, il ghiacciaio dei Forni dall'inizio del secolo ad oggi è arretrato di 3 km e nelle giornate più calde arriva a perdere 10 cm di spessore. Anche il Montasio, in Friuli Venezia Giulia, storicamente il ghiacciaio più resiliente, ha ceduto con il crollo parziale della sua cavità superiore. In Piemonte. sul Monviso, il ghiacciaio superiore del Coolidge è ormai declassato a glacionevato, mentre cresce l'instabilità delle pareti rocciose e soffre il fiume Po, che diminuisce la sua portata a valle. Intanto in diverse località, come quella francese di Tignes, un tempo si sciava anche in estate, ora non si scia più.



