Salone è un'altra cosa

Non chiamatelo Salone dell’auto, quello che si svolgerà a Torino dall’11 al 13 settembre. Non voglio sminuirlo né denigrarlo, perché sarà un grande evento turistico, di spettacolo, di primizie... che non saranno mai colte, ma “il” Salone dell’auto è un’altra cosa. Bisogna bistrattarlo, allora? No, anzi: bisogna promuoverlo e incentivarlo perché richiama il turismo degli appassionati di auto, sia retrò sia moderne, rallystiche e novità. Ma non è un evento che indichi il futuro dell’auto, le tendenze o che rappresenti davvero il mercato.

Dei quarantasette brand presenti, almeno quindici sono sconosciuti o non ancora esistenti, ma soltanto annunciati, come DR, Osca e Itala. E poi molti cinesi, pressoché sconosciuti, che non hanno venduto un’auto in Italia e in Europa, come dimostrano le statistiche.

Un Salone è un’altra cosa

Certo, è un grande evento commerciale in cui molte case cinesi cercano visibilità: dei quindici marchi pressoché sconosciuti, almeno dieci sono cinesi. Ma un conto è l’attività di marketing, altro è il mercato, altro ancora un vero Salone dell’auto. Cos’è un vero Salone dell’auto? È un Salone dove i maggiori marchi presenti sul mercato presentano le loro novità: coloro che dominano il mercato, non coloro che, da perfetti sconosciuti, vorrebbero vendere un po’ di auto.

La pubblicità, i soldi cinesi, la voglia di occupare un mercato – che è cosa ben diversa dal riuscirci – accompagnata da grandi investimenti di immagine e propaganda possono confondere le idee e dare una rappresentazione distorta della realtà. Vediamo quanti ci cascheranno, opinionisti compresi.

I numeri del mercato

Già tempo fa scrissi che, con 109 case costruttrici presenti in Cina, forti aiuti statali, un mercato interno in caduta libera e una conseguente diminuzione della produzione di auto – una parte della quale è dovuta ai produttori europei con i loro stabilimenti cinesi –, la Cina ha un forte problema di crisi del mercato interno e sviluppa una politica aggressiva soprattutto in Europa. Mentre negli Usa è chiara la politica verso i produttori cinesi, in Europa, grazie purtroppo a una situazione politica incerta, questi ultimi cercano di sfondare sul mercato. Per ora i numeri non danno loro ragione.

Come scrivevo alcune settimane fa: “L’Italia è il settimo Paese per importazioni di auto cinesi. Davanti al nostro Paese si collocano Brasile, dove le case cinesi competono direttamente con Stellantis, Messico, Australia, Regno Unito e Belgio. Cresce anche il mercato tedesco delle auto cinesi. Di fatto, l’export cinese verso l’Unione Europea è concentrato in tre Paesi, tra cui l’Italia, e questo alimenta alcuni campanelli d’allarme che, almeno per ora, i numeri non confermano. Siamo attorno al 10% delle immatricolazioni cinesi in Italia, mentre la quota dell’Unione Europea è poco superiore al 6%”.

Chi sono i nuovi cinesi a Torino

Ma chi sono i nuovi cinesi al Salone dell’auto? Bontu è una piccola realtà che produce minicar e mini veicoli speciali. Changan è uno dei maggiori produttori cinesi e ha da anni un centro stile con sede a Rivoli. FAW Car è uno storico produttore cinese, al primo sbarco in Italia. GWM, che ha già una sede a Milano, è un altro marchio storico cinese. Hongqi, nata nel 1958, fa parte del gruppo FAW e il suo nome significa “bandiera rossa”. Icaur fa parte del gruppo Chery e si occupa di veicoli off-road. Anche Lepas appartiene al gruppo Chery, come Omoda e Jaecoo, e si occupa di Suv e auto di lusso. Linktour produce microcar commercializzate da AutoTorino. M-Hero produce Suv e fuoristrada di lusso e fa parte del gruppo Dongfeng. Xpeng, nata nel 2014, produce veicoli elettrici intelligenti.

Questo breve excursus ci dice che sono tutti brand che, per ora, hanno venduto poco o nulla in Italia e restano pressoché sconosciuti. Cercano di entrare nel nostro mercato con proposte di nicchia, come piccoli veicoli elettrici sul modello della Topolino, oppure Suv e auto di lusso. Una situazione, perciò, da monitorare ma non preoccupante.

Il gigante cinese ha i suoi problemi

Anzi, si confermano tutti i problemi che i cinesi devono affrontare a partire dal crollo delle immatricolazioni: da 9,1 milioni a 6,8 milioni di veicoli, con un calo superiore al 25% nei primi cinque mesi del ’26. Con un surplus di invenduto in Cina si crea dunque una forte concorrenza tra case costruttrici e si cercano sbocchi all’estero. Se a questo aggiungiamo il basso utilizzo degli impianti e il crollo demografico, è presumibile che il governo cinese non possa sostenere all’infinito 109 case costruttrici.

I cinesi vanno monitorati, ma non temuti: probabilmente hanno costruito un meccanismo che rischia di trasformarsi in un autogol. A questo si aggiungono le contromisure adottate dall’Europa. Insomma, il cosiddetto “pericolo giallo” appare oggi quasi sotto controllo e deve fare i conti soprattutto con i propri problemi interni. Vedremo, con i dati del mercato europeo e mondiale di fine settembre, come si attesteranno sui mercati.

Più vetrina che bussola dell’auto

Nel frattempo? Se scorriamo il sito ufficiale della manifestazione torinese dall’11 al 13 settembre, vediamo che anche i modelli presenti dimostrano come l’iniziativa non sia significativa né del mercato né delle novità e delle primizie tecnologiche in campo automobilistico.

Allora perché farla? Perché comunque ciò che viene esposto è attrattivo. Ed è attrattivo anche il luogo in cui viene esposto: i Giardini Reali, la Piazzetta Reale, piazza Castello. Parliamo del cuore di Torino, un cuore grande, bellissimo, ricco di storia e di architettura, scenografico. Da torinese adottato dico: ineguagliabile.

Il vero spettacolo è Torino

Quell’angolo di Torino è il suo respiro storico, amato dai torinesi, e comunque vederlo riempito di auto – cinesi, non importa, ma anche tante italiane come Stellantis, perché Stellantis è italiana e dalla collina torinese “qualcuno” osserva – è uno spettacolo da non perdere. Quest’anno non potrò esserci, ma l’ho visitato l’anno scorso e posso dire che soprattutto le auto storiche e rallystiche vicino alla Fontana delle Nereidi, nei Giardini Reali, erano uno spettacolo affascinante ed emozionante.

Soprattutto – e credo sarà una partecipazione che si ripeterà – ho visto tante famiglie sciamare in allegria tra le auto, passeggiare in questo meraviglioso scorcio torinese, incantarsi guardando le vetture esposte – soprattutto quelle iconiche, come la nuova Renault 5 – ma anche sollevare lo sguardo verso la cupola della Sindone del Guarini, e molti poi entrare nel Duomo.

Persino l’obbrobrioso grattacielo di piazza Castello diventa un diversivo, contemplato e accerchiato dalla Torino barocca. A continuare a far storcere il naso rimane il palazzaccio di fronte al Duomo.

Ma va bene così

Ho fatto questa divagazione turistica perché quei giorni saranno un’occasione attrattiva per Torino e la manifestazione sarà sicuramente un successo, oltre a essere una buona idea per valorizzare la nostra città. Ma non chiamiamolo Salone dell’auto: quella era un’altra storia.

Se però serve a Torino, chiamiamolo pure così, sapendo che non c’entra nulla con le dinamiche industriali e di mercato. Se serve a fare bella e attraente Torino... diciamolo con Vasco Rossi: “E va bene, va bene così”.

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