Intramoenia anche per gli infermieri. La Lega lancia la proposta di legge
Stefano Rizzi 19:01 Lunedì 14 Settembre 2026Dopo la Lombardia che ha già approvato il testo, in Piemonte è l'ex assessore alla Sanità Icardi a promuovere analoga iniziativa indirizzata al Parlamento. Superare una discriminazione rispetto ai medici e incentivare i professionisti a restare nel pubblico
Perché i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale possono esercitare la libera professione e gli infermieri, insieme ad altri professionisti, no? Una risposta chiara non c’è. Arriva invece una proposta di legge per superare questo vincolo, senza nascondere l’auspicato effetto collaterale di trattenere chi guarda altrove e attrarre quelle figure professionali che mancano al sistema sanitario.
La prima Regione ad approvare la proposta da inviare al Parlamento, cui spetta varare una norma valida su tutto il territorio nazionale, è stata, meno di due mesi fa, la Lombardia. Adesso tocca al Piemonte. Qui a mettere nero su bianco una proposta in linea con quella lombarda è l’ex assessore alla Sanità e attuale presidente della commissione che si occupa della stessa materia in Consiglio regionale, il leghista Luigi Icardi.
«La nuova normativa che proponiamo al Parlamento permetterebbe di valorizzare le competenze dei professionisti sanitari della nostra Regione e, più in generale, dell’Italia, rendere più attrattivo il servizio sanitario pubblico e contribuire alla costruzione di una sanità sempre più vicina ai cittadini», spiega l’ex assessore, cui si deve già, nella sua nuova veste di consigliere, la legge regionale che ha introdotto nuove regole sulla libera professione dei medici.
Rafforzare il sistema
E proprio il discrimine tra questi ultimi e gli altri professionisti sanitari – insieme agli infermieri sono 18 le figure professionali interessate – è questione dibattuta da tempo, resa ancora più attuale dalla necessità di rafforzare gli organici e attrarre verso il servizio pubblico il maggior numero possibile di neolaureati.
«Sostenere le professioni sanitarie significa riconoscere competenze, responsabilità e professionalità che rappresentano una colonna portante del sistema sanitario», aveva spiegato il relatore della proposta lombarda Emanuele Monti, anch’egli esponente della Lega. «Rendere strutturale la possibilità di esercitare la libera professione non indebolisce il servizio pubblico, ma lo rafforza: aumenta l’efficacia del comparto, migliora la continuità delle cure, contribuisce a ridurre le liste d’attesa e offre ai cittadini servizi più vicini ai loro bisogni. È una riforma di buon senso che guarda al futuro della sanità italiana: non pone vincoli o obblighi, ma toglie lacci e lacciuoli che non rispondono ai bisogni sanitari e sociali del nostro Paese».
Da assessore a legislatore
Con questo viatico la Lombardia aveva approvato il testo, sulle cui orme ora il Piemonte s’appresta a percorrere lo stesso cammino. «Dedicheremo alcune settimane agli incontri con gli Ordini professionali e i sindacati, per raccogliere osservazioni e suggerimenti, poi – spiega Icardi allo Spiffero – porteremo il testo definitivo in aula. È chiaro che l’attività libero-professionale non deve rappresentare un’alternativa al servizio sanitario pubblico, ma uno strumento complementare».
Come già accade per visite ed esami forniti dai medici in regime di intramoenia, lo stesso potrà succedere – nel caso in cui il Parlamento faccia proprie le proposte delle Regioni – per chi decida di avvalersi, a pagamento, della prestazione di un infermiere, di un professionista della riabilitazione o di una delle altre figure della sanità cui oggi questa attività è preclusa.



