In Piemonte è una stufa a decidere chi deve entrare prima nelle Rsa
Stefano Rizzi 13:54 Martedì 15 Settembre 2026Tra i parametri delle commissioni di valutazione anche i sistemi di riscaldamento. Chi usa i termosifoni viene penalizzato (a dispetto della condizione clinica). Breda (Fondazione Promozione Sociale): "La Regione continua a legittimare criteri assurdi"
Per entrare in una Rsa con la quota sanitaria pagata dal servizio pubblico non basta essere anziani e non autosufficienti. Può aiutare anche avere la stufa giusta. Sembra una battuta, invece è uno dei criteri utilizzati dall’Unità di valutazione geriatrica del Piemonte: un punto se la stufa è a gas, due se va a kerosene o a legna. Il termosifone, evidentemente, rende meno.
È uno dei parametri che, sommati agli altri, contribuiscono a stabilire la posizione di chi attende il riconoscimento della quota sanitaria prevista dai Lea per gli ospiti delle strutture socio-sanitarie. Una graduatoria nella quale, accanto alle condizioni di salute e di non autosufficienza, finisce dunque per pesare persino il modo in cui ci si scalda in casa.
E tutto questo mentre i tempi per vedersi riconosciuta la quota a carico della sanità pubblica, pari al 50% della retta, continuano a essere troppo lunghi: abbastanza da attraversare più volte tutte le stagioni, comprese quelle in cui la stufa, almeno per chi ce l’ha, bisogna davvero accenderla.
Cosa c’entra?
“Quale sia l’attinenza della stufa con il riconoscimento della quota sanitaria sfugge”, osserva Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione Promozione Sociale, da tempo in prima linea sui temi dell’assistenza. “Un malato di demenza è meno grave se vive con il riscaldamento centralizzato? Il riscaldamento è terapeutico per l’Alzheimer? Il diritto alla tutela della salute viene intaccato dal tipo di impianto termico?”.
“L’unica spiegazione – aggiunge Breda – è che i criteri dell’Uvg e il loro utilizzo da parte delle commissioni valutative siano in realtà pretesti strumentali per riconoscere la convenzione solo nella misura delle risorse messe a disposizione dall’Asl nei suoi bilanci. L’esatto contrario della normativa Lea – comprendente le quote sanitarie Rsa – che invece precisa di destinare i soldi prioritariamente alle convenzioni e poi al resto delle spese”.
Il nodo caregiver
Quello del sistema di riscaldamento, pur essendo il più eclatante, non è il solo parametro messo in discussione. “Nella stessa sezione della stufa, sulla scheda troviamo le condizioni familiari e assistenziali, nelle quali la presenza di caregiver che si prendono cura del malato allontana dal riconoscimento della quota sanitaria, perché assegna meno punti al caso. Ottimo esempio di valorizzazione dei legami familiari”.
Danno ai pazienti
La presidente della Fondazione punta l’indice sull’“assoluta discrezionalità delle commissioni di valutazione” e ricorda come la stessa “valutazione della condizione economica sia vietata dalla normativa nazionale per il riconoscimento della quota sanitaria, ma nonostante questo cambi da Comune a Comune, benché la Regione abbia indicato l’Isee come strumento comune”.
Breda fa l’esempio di Torino: “Il Comune non si limita all’Isee, ma vuole la dichiarazione sulle condizioni economiche complessive: proprietà, redditi, pensioni, altri beni. Insomma, anche davanti all’evidenza, l’amministrazione regionale del Piemonte continua a legittimare le valutazioni delle Uvg e la conseguente negazione delle quote Lea ai malati non autosufficienti, con grande danno agli individui e alla collettività”.



