Cirio-Airaudo, attrazione fatale
Claudio Chiarle 06:00 Mercoledì 16 Settembre 2026
Avete presente la celebre gag “Prego, prima lei – No, dopo di me” del film Grand Hotel Excelsior del 1982, con protagonisti Adriano Celentano e Diego Abatantuono? Ebbene, in questi giorni il duo formato da Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte, e Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, ricorda molto quella celebre coppia di attori.
Ovunque si incontrino è uno scambio di complimenti e auguri reciproci per le rispettive future carriere politiche. Entrambi compiaciuti e sostenitori del possibile arrivo di un produttore automobilistico cinese da insediare – dove non si sa – a Mirafiori. Dovrebbero però spiegare dove esattamente: nelle aree Tne? Pensano di fare come Totò che vendeva la Fontana di Trevi ai turisti oppure sono diventati agenti immobiliari di Stellantis?
Basterebbe, tra l’altro, scorrere i giornali per sapere che per gli ultimi tre lotti liberi delle aree gestite da Tne, società in liquidazione, è arrivata una proposta di acquisto da parte di Dumarey, ex Punch, che dovrebbe sviluppare attività nel settore motoristico, in particolare sull’idrogeno.
La domanda per chi propone di insediare un secondo produttore a Mirafiori è dunque piuttosto semplice: dove pensate di metterlo, se non ci sono più aree libere? A meno che, appunto, non ci si voglia trasformare in immobiliaristi per John Elkann. Più prosaicamente, bisognerebbe chiedere alla proprietà se intenda vendere una parte dei suoi stabilimenti a un concorrente. Ma questo genere di domande lo lascio a chi preferisce le narrazioni.
Sarebbe più semplice, meno demagogico e industrialmente più realistico chiedere a Stellantis e al suo azionista di maggioranza di stringere un patto territoriale, creando le condizioni politiche e sindacali per l’arrivo di un partner cinese, Leapmotor o Dongfeng, che venga a produrre a Mirafiori. Così eviteremmo anche il rischio della fabbrica-cacciavite.
Inoltre, sembra probabile che dalla joint venture con Jlr – Jaguar Land Rover possa arrivare un Suv da produrre negli stabilimenti Stellantis. Naturalmente l’Italia, ancora una volta, sarebbe esclusa. Nessuno sembra più chiedersi perché gli stabilimenti italiani siano sistematicamente tagliati fuori dalla produzione dei modelli nati dalle joint venture di Stellantis.
Mancano analisi e azione di politica industriale da parte della politica, dei sindacati e anche degli imprenditori. Anzi, gli stessi soggetti, a partire dalla nostra Regione, rifiutano ostinatamente un’alleanza con Stellantis, preferendo attaccare il suo presidente. Dal Sistema Torino al Sistema Tafazzi.
Il terzo incomodo
Per tornare allo scambio iniziale di effusioni, c’è poi un terzo protagonista, tutt’altro che incomodo. Anche qui siamo di fronte a un innamoramento del segretario della Cgil piemontese che sarebbe interessante capire quanto sia apprezzato nel palazzo di via Pedrotti 5.
Parliamo di Alfredo Altavilla, ex manager Fiat e poi Fca, “allontanato” dall’azionista quando, alla morte di Sergio Marchionne, si candidò a sostituirlo alla guida dell’azienda. Successivamente Altavilla, diventato presidente esecutivo di Ita Airways, si distinse per una linea durissima nei confronti degli ex lavoratori Alitalia e per rapporti tutt’altro che idilliaci con il sindacato, come raccontavano le cronache già nel settembre 2021.
Ma si sa, l’amore è a volte anche perversione e può capitare a certi sindacalisti di innamorarsi di chi con il sindacato ha avuto rapporti decisamente burrascosi. Soprattutto a quelli che usano il sindacato a fini politici, non hanno mai lavorato in fabbrica, sono poco abituati a contrattare e si sono specializzati nel non firmare accordi.
Trovo, oltretutto, alquanto singolare solidarizzare e sostenere un manager che si è ripetutamente scontrato con le organizzazioni sindacali e che non ha mai goduto neppure di grande simpatia tra i dirigenti Fiat e poi Fca.
Forse perché bisogna sostenere sempre e comunque chi è contro Fiat o chi ritiene di aver subito un torto dal suo azionista? La linea sembra sempre la stessa: demolire tutto ciò che ha fatto Marchionne per cancellare la sconfitta subita dalla Cgil e dai suoi metalmeccanici negli ultimi quindici anni negli stabilimenti italiani, oggi Stellantis.
Di innamoramenti disastrosi verso il padrone, da parte di sindacalisti che rivendicano la primazia e talvolta persino l’esclusiva nella rappresentanza dei lavoratori, ne abbiamo già visti: dalla vicenda Rossignolo-De Tomaso fino alla ex Comital.
Airaudo verso la Lega?
Le frasi usate dal segretario della Cgil e riportate da noti quotidiani torinesi farebbero quasi presagire una sua candidatura nella nascente Lega Nord post Salvini piuttosto che nel campo largo: “Porti Byd in Piemonte e non in Campania, dove sembra che vada?”, ha chiesto il sindacalista.
Anche qui basterebbe qualche verifica. Byd non sta costruendo uno stabilimento in Campania, ma sta ampliando la propria rete commerciale. Una scelta peraltro comprensibile in un mercato, quello meridionale, dove la diffusione delle auto elettriche resta molto inferiore rispetto al Nord. Ad agosto 2026 a Napoli Byd ha venduto 4 auto, contro le 102 di Milano; a Caserta 11 contro le 149 di Bolzano; ad Avellino 2 contro le 49 di Bologna. Un divario che riguarda, più in generale, tutti i marchi Bev.
Se poi il vertice della Cgil piemontese, oltre a sponsorizzare un manager con trascorsi di rapporti assai difficili con il sindacato, avanza proposte che sembrano strizzare l’occhio alla Lega e nessuno ritiene di farglielo notare, il problema non riguarda soltanto un’informazione che troppo spesso rilancia analisi e narrazioni senza verificarle. Qualche domanda dovrebbe porsela anche chi sta dentro quel palazzo vicino a corso Brescia.
C’è poi un’altra contraddizione. Il duo Cirio-Airaudo sostiene un manager e un’azienda che investe massicciamente nella pubblicità dei propri prodotti in Italia, e in particolare su un noto quotidiano locale, ma ha sempre dichiarato che le auto destinate all’Europa saranno costruite in Ungheria e Turchia. Guarda caso, due Paesi nei quali il sindacato è debole o fortemente istituzionalizzato e dove, ricordando ciò che disse Mario Draghi e usando un’espressione persino più moderata, sia Viktor Orbán sia Recep Tayyip Erdoğan “potrebbero essere” definiti autocrati. E proprio con Orbán Altavilla strinse accordi.
Dal sindacato alla politica
Possiamo affidare a queste narrazioni la rappresentanza del campo largo in Regione come alternativa alla destra? Qualcuno pensa davvero di costruire una candidatura di sinistra-sinistra contro Stefano Lo Russo alle Comunali?
Come dimenticare che proprio quella sinistra-sinistra appoggiò quello che considero il peggior sindaco che Torino abbia mai avuto contro il candidato del Pd, Piero Fassino? Già quella scelta dovrebbe valere come sentenza politica ed epitaffio.
Il centrosinistra torinese, però, ha ancora due possibilità. La prima è offrire al candidato della Cgil una candidatura sicura: sicura nel senso che perderebbe le elezioni contro la destra. La seconda è che dentro Avs si proceda a una resa dei conti con Marco Grimaldi, il quale ha costruito, condivisibile o meno, un proprio percorso politico rispetto al quale Airaudo resta un corpo estraneo.
Un fatto, però, in questi anni è apparso evidente: se una parte consistente dei lavoratori vota a destra è anche perché, tra l’originale populismo della destra – prima della Lega e poi di Fratelli d’Italia – e la sua fotocopia praticata soprattutto dai metalmeccanici della Cgil a partire dal 2001, molti lavoratori hanno finito per scegliere l’originale. Spinti anche dalla demagogia di un certo movimentismo sindacale diffuso per anni nelle fabbriche.
D’altra parte, tornando alla gag di Celentano e Abatantuono, Airaudo farebbe Abatantuono e Cirio Celentano.
Più chiaro di così.



