CAOS DEMOCRATICO

Dis-occupyPd, fine della ricreazione

Si chiude con la presentazione di un documento di compromesso la rivolta della sedicente “base”. In perfetto politichese si dà il via libera al governissimo con qualche distinguo di facciata. Ok all'alleanza con il Pdl ma con esponenti di seconda linea

Calma e gesso. Si è conclusa con la presentazione di un documento in cui si chiede «che il Partito Democratico tenga saldamente in mano l’agenda di governo» la mobilitazione, soprattutto mediatica, promossa da un gruppo di militanti torinesi che nei giorni scorsi nello schierarsi contro il “governissimo” aveva messo sul banco degli imputati i gruppi dirigenti del partito. #Occupypd,  #pallacorda e #reset sono stati per qualche ora i fortunati hashtag diffusi come parole d’ordine in rete. Mobilitazione nei fatti conclusa con la riunione indetta dalla segretaria provinciale di Torino Paola Bragantini tra parlamentari e presidenti di circolo. E così nel corso dell’affollata assemblea la posizione oltranzista originaria si è via via stemperata e dall’iniziale richiesta di governo “non a tutti i costi” si è finiti– a fronte delle «condizioni di straordinarietà in cui si sta muovendo il quadro istituzionale del nostro Paese», quadro che «richiede una rinnovata responsabilità» - ad auspicare «che il Partito Democratico tenga saldamente in mano l’agenda di governo, individuando pochi punti essenziali per la sicurezza e l’urgenza economica e sociale, e che nel giro di un anno la parola torni agli elettori per dare forza vera ad un progetto di riforme altrimenti impossibili insieme al centrodestra».

 

Insomma, in perfetto politichese si è dato il via libera al governo politico, purché in presenza di «forte discontinuità rispetto al passato», come spiega il senatore Stefano Esposito. Un modo per indorare la pillola, indigesta, dell’alleanza con il Berlusconi, è quella di sollecitare l’ingresso nell’esecutivo di personaggi legati al territorio, appartenenti all’area di centrosinistra ma non compromessi con i ruoli dirigenti e, comunque, che non compromettano troppo la linea politica del partito. Gente come l’ex sindaco Sergio Chiamparino ad esempio, in modo da costringere il centrodestra a fare altrettanto ed escludere i vari Alfano, Schifani e Quagliariello. Enrico Letta è avvisato.

 

Efficace la sintesi di Giusi La Ganga: «Finita, per ora, l’assemblea – scrive su Facebook -. Molti mal di pancia, ma anche molti malumori per la cattiva gestione da parte del gruppo dirigente nazionale. “Potevate dircelo prima”. Se non c’erano alternative occorreva preparare prima il partito e l’opinione pubblica. Ingiusto però scaricare tutto su Bersani, che non era un despota solitario. Comunque, lentamente, si fa strada l’idea di un governo di servizio. Speriamo».

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