SANITÀ

Pannoloni, pronto? Mica tanto. Ancora migliaia di arretrati

L’aiuto delle farmacie ha garantito oltre 4.500 distribuzioni in meno di un mese, ma restano molti ordini da smaltire. L’assessore: “Un numero a disposizione degli utenti”. Peccato che contattare il call center di Amos sia di fatto impossibile

Piange il telefono sui pannoloni. Cinque secondi esatti di attesa e poi scatta il segnale di occupato. Questo succede in Piemonte componendo il numero che l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi aveva indicato come lo strumento a disposizione degli anziani, dei disabili e delle loro famiglie per avere informazioni, segnalare una necessità o un disguido sulla consegna degli ausili. Un servizio che da mesi si è trasformato in un girone infernale per decine di migliaia di piemontesi.

Perché di lagnanze da parte di chi quei disagi continua a subirli ce ne sono eccome. Ma quando si cerca di comunicarle al call center di Amos, che risponde – o meglio dovrebbe rispondere – al numero 0172 1908309, ci si scontra, dopo appena una manciata di secondi, con la linea che cade. E quando ciò non succede, con attese che nulla hanno da invidiare a quelle per una gastroscopia, tanto da far rinunciare anche i più ostinati.

Mandate una mail

Tant’è che c’è chi ancora ieri, non avendo ricevuto la consegna dei pannoloni concordata un mese prima per il 15 settembre, si è sentito consigliare dall’Asl To4, cui si era rivolto, di inviare una mail ad Amos, considerata l’ormai notoria difficoltà del call center della società a far fronte alle chiamate. Proprio quella società cui – dopo i disservizi del precedente appaltatore – la Regione aveva deciso di affidare la distribuzione dei pannoloni.

Un muro telefonico che resiste ormai da mesi, nonostante i rinforzi annunciati dalla stessa società in house, partecipata da cinque aziende sanitarie e ospedaliere. E che, tra i vari effetti, produce anche quello di rendere impossibile un reale computo dei reclami e dei casi di mancate o ritardate consegne.

Il soccorso delle farmacie

Ad oggi, negli uffici regionali della Sanità, risulterebbero ancora alcune migliaia di arretrati da smaltire. Nel frattempo, l’aiuto fornito dalle farmacie con la consegna diretta dei pannoloni ha consentito, nel giro di circa un mese, di distribuire oltre 4.500 ordini, come spiega allo Spiffero Massimo Mana, presidente di Federfarma Piemonte. Qualche difficoltà iniziale c’è stata anche su questo fronte, ma è stata rapidamente superata nei giorni immediatamente successivi a Ferragosto, con la riapertura dei magazzini delle ditte fornitrici.

Diversi, però, sono i casi – anche questi segnalati dagli utenti, che sempre più spesso si rivolgono ai sindaci e ai consiglieri regionali dopo aver dovuto cedere le armi di fronte alle mancate risposte del call center – in cui alle farmacie i pannoloni arrivano, o dovrebbero arrivare, dal magazzino gestito da Amos. La stessa società che, per far fronte alle evidenti difficoltà – in parte negate e in parte attribuite ad altri – aveva dovuto chiedere supporto al grande operatore della logistica Lannutti, di cui già utilizzava una struttura.

Disservizi senza fine

Quei “disservizi senza fine”, come li aveva definiti la consigliera regionale del Pd Monica Canalis, sembrano dunque essere ancora tali, anche se mitigati dall’intervento emergenziale delle farmacie, destinato presumibilmente a proseguire ancora per parecchio tempo.

Apparentemente meno complesso da risolvere resta il muro della comunicazione – materia assai cara e coltivata dal vertice politico della sanità piemontese – con i cittadini e, in particolare, con gli utenti di un servizio di primaria necessità come quello degli ausili per anziani e disabili.

Eppure, nonostante da tempo vengano segnalate le difficoltà e, spesso, la totale impossibilità di contattare il call center – dove opererebbe parzialmente anche la referente del Cup dell’Asl Cuneo1 affidato ad Amos – nulla sembra essere cambiato. Così chi non vede arrivare i pannoloni, o deve semplicemente fornire indicazioni per la consegna, non ha neppure modo di farsi sentire. E il disservizio di cui è vittima finisce in un limbo. Dopo cinque secondi.

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