Medici in soccorso delle Regioni.
Più fondi, ora tocca al Governo
Stefano Rizzi 13:52 Giovedì 17 Settembre 2026
L'allarme degli Ordini dei camici bianchi: "Le case di comunità rischiano di essere solo nuovi edifici". Intanto pochi sanno come e quando rivolgersi a questi servizi. Anelli (Fnomceo) scrive al presidente della Conferenza Fedriga. La proposta di un fondo di solidarietà
“Costruire le case di comunità è indispensabile, ma non basta: senza medici, infermieri e altri operatori sanitari rischiamo di avere nuovi edifici, ma non luoghi di cura”. A mettere di fronte a quella che è ben più di una remota eventualità, più volte denunciata, è oggi il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. In una lettera inviata al vertice della Conferenza delle Regioni, Filippo Anelli pone l’accento su una questione in cui la carenza di personale e l’incertezza sulle risorse finanziarie necessarie per far funzionare le strutture realizzate con i fondi del Pnrr compongono una miscela rischiosa per molti sistemi sanitari regionali. E, ovviamente, in maniera ancora più pesante per quelli – come il Piemonte, con il suo disavanzo preventivato di 879 milioni – che già presentano forti criticità nei bilanci.
Rivolgendosi al presidente Massimiliano Fedriga, Anelli raccoglie l’allarme lanciato pochi giorni fa dal coordinatore della commissione Salute della Conferenza, Massimo Fabi, sulla necessità di incrementare il Fondo sanitario nazionale adeguandolo alle reali necessità. Fabi ha rimarcato il divario tra la spesa prevista e i finanziamenti disponibili, avvertendo anche del rischio che questa forbice continui ad allargarsi a partire dal prossimo anno. I medici, attraverso il loro massimo vertice professionale, lanciano dunque un messaggio chiaro alle Regioni: “Condividiamo queste preoccupazioni e riconosciamo molti punti di contatto con quanto sosteniamo da tempo”.
Un asse, quello che pare profilarsi tra i camici bianchi e i loro datori di lavoro, che, oltre a lanciare l’allarme sulla tenuta effettiva delle nuove strutture territoriali realizzate con i fondi dell’Unione Europea, punta a chiedere più soldi al Governo. Nella lettera a Fedriga, Anelli avanza l’ipotesi di un fondo nazionale di solidarietà “per finanziare programmi verificabili e ridurre i divari tra regioni agendo su personale, liste d’attesa, servizi nelle aree interne”. La questione, anche in questo caso, tuttavia rimane la stessa: dove trovare le risorse finanziarie necessarie.
Ricette e spesa
Non mancano sottolineature importanti da parte dei medici. Una riguarda la tanto invocata – dai vertici regionali così come dal ministero della Salute – appropriatezza delle prescrizioni, che si tratti di farmaci, esami o altre prestazioni. “L’appropriatezza – sostiene Anelli – non può diventare uno strumento amministrativo per contenere la spesa”.
Spesa che resta al centro di quel fronte comune che sembra profilarsi tra medici e Regioni “per costruire – sono sempre parole del presidente della Fnomceo – una proposta per il Governo e il Parlamento: finanziare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale, sostenere i territori più fragili e restituire dignità e autonomia ai professionisti non sono rivendicazioni di categoria, ma condizioni indispensabili”.
Scarsa informazione
Sul tema delle case di comunità, intanto, è ancora la Conferenza a raccogliere segnali e istanze da parte delle Regioni sulla necessità di avere indicazioni e linee guida uniformi per spiegare finalmente ai cittadini che cosa siano questi nuovi servizi, a cosa servano, quando e come rivolgersi ad essi. Dopo qualche infelice esordio in autonomia – come quello, diventato sarcasticamente famoso, della Liguria, con i manifesti in cui si indicava la casa di comunità in caso di diarrea – tutto sembra restare al palo, senza andare oltre gli annunci e le foto di rito delle inaugurazioni.
In Piemonte si potrebbe già comporre un corposo album fotografico, con soggetti pressoché onnipresenti, ma ancora non c’è stata una campagna chiara e precisa: non per attribuire medaglie o tagliare nastri, ma semplicemente per spiegare, come in un libretto di istruzioni, quando e per quali necessità rivolgersi alla casa di comunità. Con la speranza che il rischio paventato dagli stessi medici – ritrovarsi con nuovi edifici ma senza veri luoghi di cura – non sia già più concreto di quanto si tema.



