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Posti nelle Rsa: chi troppi, chi pochi. In Piemonte ogni Asl fa a modo suo

Mentre restano lunghe le liste d'attesa per i ricoveri in convenzione, in molti territori crescono oltre i parametri quelli totalmente a carico degli ospiti. Canalis (Pd): "Non rispettata la programmazione. La Regione intervenga prima che lo facciano altri"

Troppi in alcuni territori, ancora insufficienti in altri. La mappa dei posti letto accreditati nelle Rsa per anziani non autosufficienti del Piemonte mostra squilibri difficili da conciliare con la programmazione regionale. Ci sono distretti nei quali le Asl hanno superato di centinaia di unità il fabbisogno stabilito, mentre in altri restano ancora posti da accreditare per raggiungere il livello previsto.

Differenze che arrivano a essere macroscopiche e che sollevano una domanda: quanto viene effettivamente rispettata la programmazione della Regione? A mettere in fila i numeri, ottenuti attraverso un accesso agli atti, è la consigliera regionale del Pd Monica Canalis che pone in evidenza una serie di presunte anomalie, a partire da quelle che lei definisce “forti disomogeneità tra vari territori, con situazioni in cui sono stati autorizzati nelle strutture molti più posti letto rispetto ai parametri previsti e altre dove il livello prefissato non si raggiunge neppure”.

La regola

Canalis ricorda che la delibera che fissa le regole prevede 3 posti letto autorizzabili ogni 100 anziani non autosufficienti nel territorio del distretto. Una regola che, spiega la stessa esponente dem, non sarebbe sempre stata rispettata, creando disparità tra un territorio e l’altro.

Da osservare che, se da tempo vengono denunciate lunghe liste d’attesa per un posto in Rsa con la quota sanitaria a carico del pubblico e gli altri sostegni economici previsti per gli ospiti, questi posti letto autorizzati in più non corrispondono a quelli di cui c’è effettivamente bisogno: nella stragrande maggioranza dei casi riguardano infatti ricoveri a totale carico degli anziani o delle loro famiglie.

Da Asti a Biella

Canalis fa alcuni esempi: “Se nel distretto di Venaria, nell’ambito dell’Asl To3, restano solo 30 posti letto accreditabili nelle Rsa per anziani non autosufficienti, nel Vco ne restano 79, mentre ad Asti ne sono stati accreditati addirittura 560 in più del dovuto, così come 675 in più a Torino, 291 ad Alessandria-Valenza, 168 ad Alba e 112 a Bra, 136 a Biella, 375 a Cuorgnè e 228 a Chivasso-San Mauro”.

“Si tratta di errori di programmazione o di errori di accreditamento?”, chiede la consigliera dem, che di questa situazione si è fatta un’idea piuttosto chiara: “La Regione programma, ma poi le Asl vanno per conto proprio, accreditando i posti letto in modo del tutto autonomo rispetto alle indicazioni. E questo vale per il comparto della disabilità, della psichiatria, delle dipendenze e dei minori, ma vale soprattutto per gli anziani”.

L’esponente del Pd ricorda che ad agosto 2026 nelle Rsa del Piemonte erano accreditati 33.025 posti letto. Ci sono distretti sanitari dove l’Asl ha accreditato un numero di posti coerente con quello degli anziani che compongono la popolazione: è il caso, per esempio, di Casale Monferrato, Fossano-Savigliano, Saluzzo, Arona-Borgomanero, Novara città, Orbassano, Giaveno-Susa, Collegno-Rivoli e Ivrea.

In altri territori, invece, si è indietro negli accreditamenti e la popolazione ha accesso a un numero di posti letto inferiore al fabbisogno previsto: 19 quelli ancora accreditabili a Cossato, 30 a Venaria, 21 a Settimo, 25 a Nichelino e 79 nel distretto unico del Vco.

“Totale anarchia”

Infine, sempre secondo quanto evidenzia Canalis, “ci sono molti distretti in cui l’Asl ha accreditato un numero abnorme di posti letto, in totale autonomia rispetto ai fabbisogni stabiliti dalla programmazione regionale”, come quelli citati in precedenza.

“Un sistema che si muove in totale anarchia e in cui la programmazione regionale sembra un atto meramente formale, che nei fatti viene disatteso e non applicato, sia nei casi di eccesso sia in quelli di carenza di accreditamento. Nei primi, sorge il sospetto che le Asl cedano a pressioni accettando di autorizzare più posti del dovuto, in barba alle nuove linee guida che incoraggiano la cura a domicilio o nel centro diurno e che cercano di rinviare il più possibile l’istituzionalizzazione dell’anziano. Mentre nei casi di carenza di accreditamento – prosegue la consigliera dem – si toglie alle famiglie la possibilità di ricoverare il proprio caro, visto che il numero dei posti letto disponibili è inferiore al parametro di riferimento”.

Nessun sollievo

Si dirà che, a fronte delle lunghe liste d’attesa sulla non autosufficienza, sia un bene avere in alcuni distretti più posti accreditati. In realtà, osserva Canalis, l’accreditamento non equivale al convenzionamento, cioè all’erogazione dei fondi sanitari Lea destinati a finanziare il 50% della retta.

“L’eccesso di posti letto accreditati non porta quindi sollievo alle famiglie, visto che il numero dei convenzionamenti è inferiore alla metà del totale. Il posto letto accreditato ma privo di convenzionamento costa dai 3mila ai 3.500 euro al mese e di fatto è accessibile solo alle persone più benestanti. E vien da dire che l’eccesso di posti letto accreditati (e non convenzionati) porta sollievo solo al business di alcuni grandi soggetti gestori di Rsa”.

Duro, infine, il richiamo alla Regione: “Riprenda il controllo della situazione – dice Canalis – ed eserciti un vero indirizzo, sanando le sperequazioni territoriali e le eventuali irregolarità negli accreditamenti, prima che intervengano autorità esterne”.

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