SACRO & PROFANO

Tra Novara e Alessandria-Acqui
la doppia offensiva boariniana

Prastaro sogna la successione a Brambilla, mentre sulla futura diocesi unica spunta ancora l'immarcescibile Rivella. Dietro le manovre, il peso di Repole e Versaldi e l’ombra della virgo plus quam potens. E spifferare non è peccato

I vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta si sono riuniti al santuario di Vicoforte, nella diocesi di Mondovì, per la due giorni della sessione autunnale. Unico assente il vescovo di Novara, Giulio Franco Brambilla, sempre più irritato dalla sfiancante e infinita attesa del successore.

Era invece presente, dopo le dimissioni di monsignor Guido Gallese, l’amministratore della diocesi di Alessandria, il vescovo di Acqui, monsignor Luigi Testore, che si dice reggerà la diocesi per un anno o almeno sino a quando, ad aprile 2027, compirà 75 anni.

Nel frattempo inizieranno le indagini della Nunziatura per la provvista della nuova circoscrizione ecclesiastica, che assumerà il nome di Alessandria-Acqui, unita in un primo tempo in persona episcopi e che si configurerà come una delle più importanti del Piemonte. Intanto le grandi manovre sono iniziate e i candidati sono già uno stuolo perché, diversamente dal sacerdozio, per l'episcopato le vocazioni non mancano mai.

Prastaro e l’immarcescibile Rivella

Il circuito boariniano è ormai attivo da mesi perché la nomina di uno dei loro rappresenterebbe un ambito traguardo. Se non dovesse farcela per Novara, il primo nome resta quello del vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, noto per la caccia spietata ai preti sui quali nutra anche solo un lontano sospetto di tradizione. È inoltre un entusiasta sostenitore della chiesa (la minuscola è voluta e non casuale) sinodale: quella per cui i preti sono sempre troppi, la carenza di vocazioni una grazia e il futuro del cristianesimo sono i laici, purché adeguatamente formati (o deformati) dai maîtres à penser della teologia debole della Facoltà teologica torinese. Una sua eventuale nomina avrebbe, naturalmente, anche un’altra conseguenza: liberare la sede di Asti.

Il secondo è un nome ormai logoro, quasi una leggenda metropolitana, che da quasi vent’anni circola immancabilmente nelle terne di tutte le diocesi: l’immarcescibile monsignor Mauro Rivella. Egli gode del favore di due influentissimi cardinali. Da una parte c’è il sodale di cordata Roberto Repole; dall’altra Giuseppe Versaldi, ex vescovo di Alessandria, che lo volle segretario dell’Apsa, l’organismo della Curia Romana che gestisce i beni mobili e immobili della Santa Sede. Grande amico di papa Leone XIV, Versaldi ha dietro di sé l’ombra della virgo plus quam potens, ovvero Madre Anna Maria Bissi, la veneranda religiosa psicoterapeuta di Vercelli.

Sarà la volta buona che, superati i reponatur bergogliani alla sua nomina, le desiderate infule episcopali possano finalmente scendere sulle spalle dell’ormai sessantatreenne parroco di Santa Rita, sempre più inquieto e che ha moltiplicato le sue taglienti battute? In effetti, fare il vescovo senza esserlo deve essere abbastanza frustrante. Qualche labile indizio c’è. Da tempo pare siano in atto discreti sondaggi su chi potrebbe assumersi i ruoli da lui ricoperti in diocesi, in particolare quello importante e cruciale di vicario episcopale per l’economia. Considerato il personaggio, sostituirlo non sarà facile perché tutti sanno che nel sinedrio (consiglio episcopale) egli, di qualsiasi argomento si tratti, è un protagonista assoluto.

Anversa apre ai viri probati

Il vescovo di Anversa, in Belgio, monsignor Johan Bonny, ha comunicato alla diocesi di aver iniziato a formare diversi uomini sposati con l’intenzione di ordinarli sacerdoti nel 2028. In un’intervista concessa a La Libre Belgique, il prelato ha confermato che i candidati sono stati selezionati e si stanno preparando, ricevendo una formazione teologica e pastorale. Inoltre, ha rivelato che il progetto ha avuto il consenso del cardinale Lazarus You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il clero, e del cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, i quali ne hanno parlato a Leone XIV.

I viri probati dovranno avere almeno 35 anni, disporre del consenso della moglie, condurre una vita familiare stabile e non avere figli piccoli. «La necessità mi costringe», ha detto monsignor Bonny, in quanto la diocesi di Anversa conta meno di 70 sacerdoti di età inferiore ai 70 anni e circa due terzi provengono dall’estero.

Devastationes Custodi

Come avevamo previsto, l’invito di papa Leone XIV a non commettere abusi durante la liturgia è rimasto lettera morta. Il vescovo di Brejo, nello stato brasiliano di Maranhão, in Brasile, monsignor José Valdeci Santos Mendes, ha presieduto una Messa nella cattedrale di Nostra Signora della Concezione, dove due giovani hanno recitato, nel bel mezzo della celebrazione eucaristica, il cosiddetto “Credo della Gioventù”, dove si parla di un Dio/Dea, si afferma di non credere in una Chiesa «patriarcale e gerarchica», ma che si batta per una società «senza norme per amare» che includa «tutta la diversità sessuale». Santos Mendes non è un vescovo qualsiasi, ma è presidente della Commissione Episcopale per l’Azione Sociotrasformatrice (CEPAST) della Conferenza episcopale brasiliana.

L’arcobaleno sull’altare

La Germania, però, è sempre più avanti. A Erfurt, nella chiesa cattolica di San Severo, si è tenuta una “funzione arcobaleno” ecumenica in vista del Gay Pride. Bandiere arcobaleno penzolavano sull’altare insieme a un pupazzo di unicorno e i partecipanti indossavano abiti in stile drag queen. Naturalmente con il consenso del vescovo, in quanto la performance è avvenuta in nome dell’accoglienza, anche se nessuno ha mai impedito a qualunque persona omosessuale di entrare in chiesa, ascoltare il Vangelo e confessarsi. Ben diverso sarebbe stato il trattamento verso chi avesse osato chiedere una Messa tradizionale. Accoglienza ad assetto variabile.

La dignità a giorni alterni

Rimanendo in Germania, la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt ha visto la Chiesa tedesca – anzi, le chiese tedesche – prendere una dura e doverosa posizione all’indomani del suo successo: «Non taceremo se la dignità umana sarà violata». Non pochi osservatori e fedeli si sono chiesti, però, come mai nessun vescovo abbia detto alcunché, nemmeno un saluto, ai partecipanti alla marcia per la vita organizzata a Fulda. Evidentemente la dignità funziona a giornate alterne.

Spifferare non è peccato

Sul giornale online dei Dehoniani di stampo progressista Settimana News, il teologo Marco Vergottini, già stretto collaboratore del cardinale Carlo Maria Martini, manifesta la sua preoccupazione per quei siti sempre più diffusi – si pensi che Messa in latino è il blog più letto in Vaticano! – che «in nome di una conclamata trasparenza, nonché della responsabilità di “non poter tacere” o di spifferare non esitano a ergersi censori del malcostume nella Chiesa e paladini di un’informazione veritiera ancorché scomoda».

Si coglie nell’intemerata il rimpianto dei tempi andati quando, soprattutto rispetto alle nomine episcopali, il toto-vescovo era ristretto ai corridoi curiali e alle confidenze di pochi e che oggi impazza sulla rete. Così la messa in guardia: «la parresia evangelica non è il diritto di dire tutto» e «anche la verità ha un’etica».

Sentendoci almeno in parte chiamati in causa, rispondiamo che, piuttosto che fare gli struzzi come Settimana News o Avvenire, è meglio dire le cose come stanno, anche a costo di dare informazioni riservate, evitando di prendere in giro con ipocrisia clericale il popolo di Dio. E poi è strano come, quando le indiscrezioni compaiono su certi siti, abbiano la dignità di informazione corretta resa alla comunione ecclesiale e quando, invece, le stesse cose si pubblicano su organi di segno diverso diventino pettegolezzo o maldicenza. Anche qui il criterio varia a seconda della convenienza.

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