SANITÀ

Da oggi visite ed esami più cari. In Piemonte il nodo del privato  

Aumento medio di un euro sul ticket. Più "salato" il conto per la Regione: alle strutture accreditate un incremento del 4,5%. Ma il fondo non si può aumentare: saranno erogate meno prestazioni. Incertezza sul rinnovo del contratto con la sanità privata

Meglio non rodersi lo stomaco per il prezzo della benzina che continua a salire, perché ad aumentare è anche il ticket per una gastroscopia. Da oggi entra in vigore il nuovo tariffario nazionale, che aggiorna 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica. Una revisione che riguarda visite mediche, esami diagnostici, procedure ambulatoriali e dispositivi destinati alle persone con disabilità, modificando gli importi utilizzati dal Servizio sanitario nazionale per remunerare sia le strutture pubbliche sia quelle private accreditate.

L’aumento medio delle tariffe interessate è stimato attorno al 5,8%, anche se con differenze notevoli tra una prestazione e l’altra. Molte prime visite specialistiche passano da 25 a 26 euro; quella cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro, mentre il prelievo venoso aumenta da 3,80 a 4,30 euro. Più consistente il ritocco per l’agoaspirato della mammella, che passa da 31,25 a 36,50 euro.

Cosa cambia

Tariffa e ticket, però, non coincidono necessariamente. La spesa effettivamente sostenuta dal cittadino dipende dalle regole sulla compartecipazione, dalle eventuali esenzioni e dalle disposizioni regionali. Il ticket ordinario, inoltre, non può superare i 36,15 euro per ricetta: nel caso della visita cardiologica, dunque, l’aumento della tariffa fino a 38 euro non significa che il paziente debba necessariamente pagare quella cifra.

La revisione, peraltro, non riguarda l’intero nomenclatore: oltre otto prestazioni su dieci restano invariate. Non cambiano, tra le altre, la visita specialistica di controllo e numerosi esami di laboratorio, dall’emocromo alla glicemia, dal colesterolo alla creatinina. Per gli esami del sangue il ritocco riguarda sostanzialmente il prelievo venoso, con 50 centesimi in più.

Assai più rilevanti gli aumenti nel settore della protesica e degli ausili che, per esempio, nell’ottica arrivano attorno al 44%, soprattutto per effetto della crescita dei prezzi dei materiali.

Tariffe travagliate

Quello direttamente a carico dei cittadini è, però, solo un aspetto dell’aumento dei costi delle prestazioni ambulatoriali e protesiche. Il nuovo tariffario arriva dopo un travagliato percorso – tra impugnazioni e ricorsi – che non è affatto detto sia finito, visto che alcune azioni sono ancora in corso e altre sono già state preannunciate.

Il decreto incide pesantemente anche su quella parte di sanità fornita dai privati per conto del sistema pubblico che, in sostanza, paga le strutture per le prestazioni erogate nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.

Casse allo stremo

In questo caso, gli operatori della sanità privata si vedono riconoscere, in media, circa il 4% in più dalle Regioni. Ma è proprio qui che si produce un meccanismo dagli esiti tutti da scoprire, soprattutto in situazioni come quella del Piemonte, dove le casse della sanità sono già ben oltre lo stremo, non ci sono spazi di manovra e i tempi di attesa restano, in gran parte, oltre la soglia della sopportabilità.

All’aumento delle tariffe riconosciute alla sanità accreditata non corrisponde, infatti, un incremento del fondo destinato a pagare cliniche, laboratori, ambulatori e tutte le strutture che forniscono prestazioni per conto del servizio pubblico. Questo aumento, senza un equivalente incremento del fondo, finirà inevitabilmente per ridurre il numero delle prestazioni acquistabili. In altre parole, a parità di risorse disponibili, se ogni prestazione costa di più alla Regione, con gli stessi soldi se ne possono comprare di meno. Ed è qui che l’aggiornamento tariffario rischia di incrociare uno dei problemi più seri della sanità piemontese: le liste d’attesa.

Conto salato

Il quadro appare chiaro guardando le cifre a livello nazionale: a fronte di un maggiore incasso di circa 27 milioni attraverso i ticket, le Regioni vedranno crescere di 210 milioni la spesa destinata ai privati per la sola specialistica, con un esborso netto di circa 187 milioni in più.

Il caso piemontese è aggravato dal fatto che, non potendo vantare un equilibrio di bilancio, la Regione non può neppure aumentare fino al 3% quel plafond – come invece è consentito alle Regioni con i conti in ordine – fermo da circa tre lustri a 698 milioni di euro.

Un collo di bottiglia che riverbera i suoi effetti anche e soprattutto sull’altra grande questione, oltre a quella finanziaria: i tempi di attesa, che ovviamente non potranno trarre alcun giovamento da una riduzione, anche se modesta, del numero delle prestazioni.

In tutto questo, restando sul territorio regionale, c’è da annotare come dal Grattacielo non sia ancora arrivata una decisione, né segnali che ne indichino l’orientamento, sul rinnovo del contratto con le strutture private accreditate.

Contratto in scadenza

L’attuale accordo triennale scadrà a fine dicembre. Le opzioni sono sostanzialmente due: avviare la trattativa per il rinnovo, pur con le nuove tariffe ambulatoriali ancora esposte ai ricorsi e quelle dei ricoveri ancora da definire, oppure procedere con una proroga di un anno, nell’attesa che il quadro si stabilizzi.

Nel mezzo c’è l’ulteriore questione di quella parte del plafond assegnato ad alcune strutture e rimasto inutilizzato – dunque ancora nelle casse della Regione – che altri operatori reclamano, chiedendo una redistribuzione aggiornata sulla base delle effettive capacità produttive.

Di questo, soprattutto, si discuterà giovedì prossimo a Torino nella riunione dell’Aiop, la principale sigla di rappresentanza della sanità privata. Lì, molto probabilmente, si deciderà la linea da tenere nei confronti della Regione, in un confronto che – a dispetto della scadenza di fine anno – sembra appena agli inizi.

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