Inghiottiti nell'altoforno dell'ex Ilva milioni destinati a montagna e Pmi
Stefano Rizzi 19:03 Martedì 22 Settembre 2026"Scippo" al fondo per i giovani imprenditori delle zone montane, ma anche allo sviluppo per le piccole imprese alla ricerca biomedica. Il decreto con i 100 milioni per Acciaierie d'Italia in discussione al Senato. Borghi (IV): "Dopo le fanfare il Governo taglia le risorse"
La crisi dell’ex Ilva produce i suoi effetti fino in alta quota. E in montagna le notizie che arrivano da Roma, ovviamente, non sono affatto ben accolte. I 20 milioni già stanziati dalla legge che porta la firma del ministro Roberto Calderoli a favore delle imprese montane avviate da giovani (la soglia di età è fissata a 40 anni) finiranno tutti a finanziare, in parte, il pacchetto da 100 milioni necessario a garantire la continuità operativa di Acciaierie d’Italia, ovvero a pagare stipendi e fornitori.
Nell’altoforno dell’ex Ilva, prossimo allo spegnimento con tutto quel che ne consegue, finiranno anche ulteriori risorse destinate ad altri scopi che, pure in questi casi, riguardavano lo sviluppo dell’economia attraverso interventi nel settore industriale.
Rastrellati 100 milioni
Nel gorgo dell’ex colosso della siderurgia italiana vengono risucchiati 51,5 milioni destinati alla promozione della ricerca e alla riconversione del settore biomedicale, mentre altri 29 milioni arriveranno dal fondo per il trasferimento tecnologico delle piccole e medie imprese.
Il decreto in discussione in queste ore al Senato prevede che il ministero delle Imprese e del Made in Italy trasferisca direttamente ad Acciaierie d’Italia «sino a ulteriori 100 milioni di euro per il 2026, sotto forma di finanziamento oneroso, nelle more della procedura di vendita in corso».
Le risorse serviranno, secondo quanto previsto dallo stesso decreto, a garantire «le indifferibili ed urgenti esigenze di preservare la funzionalità degli impianti siderurgici» durante la fase di amministrazione straordinaria.
Iv: “Fornace senza fine”
Soldi che, come si è visto, vengono sottratti a settori e finalità strettamente legati allo sviluppo dell’economia e al mondo del lavoro per tamponare la situazione finanziaria dell’ex Ilva.
Sull’azzeramento del fondo destinato alle imprese nelle zone di montagna interviene con una nota il capogruppo di Italia Viva a Palazzo Madama, Enrico Borghi, in passato presidente nazionale di Uncem, l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani. «Oggi, con il decreto in discussione, i fondi per le aree montane vengono totalmente azzerati, per essere spesi nella fornace senza fine dell’Ilva. La solita politica propagandistica della destra, che dopo aver gettato fumo negli occhi ai territori montani – sostiene il parlamentare piemontese – ora li giubila in silenzio, contribuendo ad aumentare il gap tra aree urbane e aree interne e ad alimentare l’ineguaglianza nel Paese».
Liguria: “Niente spezzatino”
Intanto, sul fronte della crisi e del futuro degli impianti del gruppo, dopo la richiesta avanzata dal sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere al governatore Alberto Cirio di istituire un tavolo coinvolgendo anche la Liguria, proprio da Genova arriva oggi una presa di posizione unanime del Consiglio regionale.
In un ordine del giorno la Liguria respinge ogni ipotesi di spezzatino, paventata per lo stabilimento di Cornigliano così come per quelli piemontesi di Novi Ligure e Racconigi, e chiede l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente per la gestione della situazione ligure relativa all’ex Ilva, «definendone composizione, funzioni e cadenza delle riunioni, in accordo con il tavolo nazionale». Una decisione che segue la richiesta partita da Novi Ligure e che sembra anticipare la risposta ancora attesa da Torino.



