Medici, 380 euro in più al mese. Allarme sui conti del Piemonte
Stefano Rizzi 16:02 Mercoledì 23 Settembre 2026A ottobre prevista la firma del nuovo contratto 2025-2027. Incertezza sulla copertura da parte dello Stato delle maggiori spese a carico delle Regioni. Previsti oltre 10 milioni in più per le casse (già vuote) della sanità piemontese. Il nodo del riparto
Gli aumenti di stipendio per i medici – circa 380 euro lordi in più al mese – potrebbero finire nero su bianco già da ottobre, mese indicato da più parti come traguardo delle trattative in corso per la firma del contratto 2025-2027.
Ma quella stessa data potrebbe significare per le Regioni un notevole esborso aggiuntivo e, nel caso di enti che già devono fare i conti con pesanti difficoltà di bilancio, le criticità non sarebbero poche. Ad oggi, infatti, non c’è affatto la certezza che il Governo incrementi, in tutto o in parte, il Fondo sanitario con le risorse necessarie a coprire il rialzo degli stipendi dei camici bianchi.
Appesi alla manovra
Proprio il coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, nei giorni scorsi, prendendo le mosse da quanto affermato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, aveva ribadito la necessità di ottenere più denaro per la sanità nella prossima legge di Bilancio. Ma su questa istanza rischia di pesare la mancata uscita anticipata dalla procedura di infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia.
Pur non essendoci un automatismo diretto, l’impossibilità per il Tesoro di agire più agevolmente facendo ricorso a ulteriore deficit è un dato di cui tenere conto guardando a quei 5 miliardi in più di cui necessita il Servizio sanitario nazionale, così come affermato dallo stesso ministro e ribadito dalle Regioni. In quella somma c’è un po’ di tutto: dalle nuove assunzioni alle misure per ridurre le liste d’attesa, fino all’aumento delle retribuzioni e delle indennità per medici e infermieri.
Accordo vicino
Ora, con i tempi che sembrano ridursi a poche settimane per la firma dell’accordo tra i sindacati e l’Aran (l’agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni nelle contrattazioni collettive), il tema delle risorse necessarie si fa più pressante. E ciò vale, come detto, soprattutto per quelle Regioni le cui casse della sanità sono tutt’altro che floride, per usare un eufemismo.
Come noto, tra queste c’è anche il Piemonte, costretto lo scorso anno a manovre di emergenza, rastrellando un paio di centinaia di milioni da altri settori, e alle prese per l’anno in corso con un preventivo da incubo: 879 milioni, secondo le previsioni delle Asl.
Tesoretto (nei debiti)
Il contratto che introduce gli aumenti per i medici produrrà i suoi effetti a partire proprio dallo scorso anno e, per quella annualità, ciascuna Regione, sulla base di indicazioni e parametri del Mef, dovrebbe aver provveduto ad accantonare una cifra. Non è affatto detto, però, che questa sia sufficiente a coprire tutte le necessità derivanti dal miglioramento delle condizioni economiche dei camici bianchi dipendenti. Diverso, e potenzialmente più complesso e foriero di ulteriori problemi, è ciò che riguarderà l’anno in corso e quello venturo.
Molto, se non tutto, dipenderà dalle decisioni del Governo, che potrebbero tradursi o meno in un’iniezione di risorse aggiuntive nel Fondo sanitario. Per questo sarà importante vedere che cosa succederà al momento del riparto del Fondo stesso – ovvero della distribuzione delle risorse tra le singole Regioni – per quanto riguarda il 2026.
Impatto sul Piemonte
Banalmente, anche se la questione è tutt’altro che banale per i conti della sanità piemontese, a fare la differenza sarà l’intervento o meno dello Stato e, in caso positivo, l’entità delle risorse stanziate per far fronte alle maggiori spese dovute all’aumento degli stipendi.
Difficile, ad oggi, stabilire con esattezza l’impatto di questi incrementi retributivi, ma negli uffici del Grattacielo la stima prudenziale su base annua pare collocarsi ben al di sopra dei 10 milioni. Soldi che, se accantonati, non potranno essere utilizzati per altri scopi, pur restando nell’ambito della sanità.
L'incognita delle risorse
A tutti questi problemi, guardando all’anno in corso, potrebbe facilmente aggiungersene un altro, legato proprio al riparto del Fondo e ai tempi necessari per formalizzarlo. Quello relativo al 2025 è arrivato all’inizio del 2026, ma oggi, con il cambiamento di alcuni parametri – tra cui la densità di popolazione –, la prospettiva è quella di tempi molto lunghi, anche in ragione di discussioni per nulla semplici e tranquille tra le stesse Regioni.
E con un riparto prevedibilmente in ritardo, l’effetto domino sull’accantonamento delle somme necessarie a pagare gli aumenti dei medici si aggiunge alla preoccupazione principale: l’incremento degli stipendi verrà coperto dallo Stato o toccherà alle Regioni? Nel caso del Piemonte, con il rischio di colorare ancora più di rosso i conti della sanità.



