Che c'azzecca Riboldi con la neve?
Un fuori pista che agita la politica
11:52 Giovedì 24 Settembre 2026
L'assessore alla Sanità insiste per tenere in piedi il progetto della holding nonostante i pesanti dubbi. I rapporti con l'imprenditore Zanghieri che passano anche dal segretario meloniano Tandurella, manager del gruppo funerario. Il caso arriva ai vertici di FdI
Che c’azzecca, per dirla con un Antonio Di Pietro d’antan, un assessore alla Sanità con gli impianti di risalita? In teoria poco o nulla. Se non fosse che l’assessore in questione, Federico Riboldi, oltre ad avere nelle sue mani una delle deleghe più pesanti della Regione Piemonte, è uno dei vicesegretari regionali di Fratelli d’Italia e da tempo interpreta il ruolo politico con un raggio d’azione decisamente più ampio del perimetro sanitario. Geograficamente e per materia. Con il risultato, non di rado, di pestare piedi altrui. Anche dentro il suo stesso partito.
Ma proprio per questo, dopo la riunione di ieri al Grattacielo Piemonte sulla cosiddetta holding della neve, una domanda ha cominciato a circolare con una certa insistenza. Perché Riboldi si è speso con tanta determinazione per tenere in piedi un’operazione che, arrivata al vaglio dei tecnici regionali e di Finpiemonte Partecipazioni, ha incontrato ostacoli tutt’altro che marginali?
Il vertice non ha prodotto il via libera sperato dai promotori. Al contrario, i primi approfondimenti hanno fatto emergere seri problemi di convenienza economica e sostenibilità finanziaria, tanto che il presidente di Finpiemonte Partecipazioni Francesco Zambon proseguirà l’analisi sulla fattibilità del modello pubblico-privato. Alberto Preioni, sottosegretario alla presidenza e principale sponsor politico dell’operazione insieme a Riboldi, continua a dire che bisogna andare avanti con lo studio. Un nuovo confronto, allargato ad amministratori e imprenditori, è già fissato per il 20 ottobre.
Quei conti che non tornano
Il problema, però, non è soltanto politico. Sono i numeri a rendere la salita parecchio ripida. Il progetto “maggiore.monterosa”, nato dall’iniziativa di tre soggetti privati del Vco, punta a riunire in un unico sistema le stazioni sciistiche della zona, con la prospettiva di coinvolgere anche Monterosa 2000. Ma soltanto per Mottarone e Macugnaga il fabbisogno di investimenti che dovrebbe ricadere sulla finanza regionale viene quantificato in almeno 80 milioni di euro. E a questi andrebbero aggiunti gli interventi sugli altri comprensori e, soprattutto, i costi di gestione.
Non è un dettaglio. Tanto più che le previsioni sui futuri ricavi e sulle economie di scala non avrebbero convinto chi è stato chiamato a esaminare il dossier. Persino Giandomenico Albertella, presidente della Provincia del Vco e tutt’altro che contrario in linea di principio al progetto, ha chiesto di passare i numeri al setaccio, ricorrendo anche a consulenti esterni ed esperti di revisione contabile. E qui entra in gioco un altro ostacolo, forse ancora più complicato dei conti.
Il pubblico non può comprare e basta
La legge pone paletti molto stringenti quando un ente decide di entrare in affari con soggetti privati. Il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica stabilisce che una pubblica amministrazione non può acquisire o mantenere partecipazioni in società che producano beni o servizi non «strettamente necessari» al perseguimento delle proprie finalità istituzionali. E l’atto con cui decide di entrare in una società già esistente deve motivare analiticamente la scelta, dimostrandone non soltanto la necessità, ma anche convenienza economica e sostenibilità finanziaria. Esattamente i due punti sui quali, al momento, il progetto della holding sembra incontrare le maggiori difficoltà.
Un impianto sciistico non è un acquedotto, né un servizio di trasporto indispensabile. Ciò non significa che l’intervento pubblico sia automaticamente escluso, ma rende assai più impegnativo dimostrare perché la Regione debba entrare nel capitale e, soprattutto, perché debba farlo alle condizioni prospettate. Tanto più quando l’operazione comporta l’ingresso del pubblico in attività oggi private e bisognose di investimenti molto consistenti. Il passaggio al vaglio della Corte dei Conti, previsto dal Tusp per le deliberazioni di acquisizione, aggiunge un ulteriore livello di controllo.
Ed è proprio di fronte a questo muro di numeri e norme che l’insistenza di Riboldi ha iniziato a suscitare qualche interrogativo.
L’uomo forte di Altair
Secondo quanto viene riferito allo Spiffero da più ambienti meloniani, l’attenzione si sarebbe concentrata sui rapporti politici e personali, del tutto leciti e certamente al di sopra di ogni sospetto, tra Riboldi e Paolo Zanghieri. Zanghieri non è un imprenditore qualunque nel Vco. È il presidente del Gruppo Altair, realtà nata in Ossola e diventata un gruppo con oltre mille dipendenti, presente in 14 regioni e attivo nei settori funeral, energia, turismo, servizi aerei, fitness, food e, da pochi mesi, anche informazione.
La fortuna imprenditoriale del gruppo nasce soprattutto nel settore funerario e della cremazione, per poi allargarsi progressivamente ad altri comparti. Nel 2022 la partnership con il gruppo francese Funecap ha ulteriormente rafforzato questo ramo di attività. Ma è sulla montagna che il nome di Zanghieri incrocia direttamente il dossier finito sul tavolo della Regione. Altair è già proprietaria di Domobianca365 e, attraverso Mountain Resorts Development, controlla la holding che ha aggregato San Domenico Ski, San Domenico Real Estate e Alpe Devero Ski. L’obiettivo dichiarato dallo stesso imprenditore è costruire un sistema integrato delle stazioni ossolane. Lo scorso marzo proprio Zanghieri presentava pubblicamente il progetto per un comprensorio unico del Vco, promosso da un gruppo di imprenditori guidato da Altair con la regia della Provincia, esteso da Macugnaga al Mottarone e dalle valli ossolane alla Valle Vigezzo.
Il trait d’union Tandurella
A rendere politicamente più delicato il quadro c’è poi Angelo Tandurella, segretario provinciale di Fratelli d’Italia nel Vco e uomo da tempo molto vicino a Riboldi. Il legame professionale con il mondo Altair-Funecap è documentato. Tandurella si presenta pubblicamente come manager del settore e nella dichiarazione sulle cariche depositata al Comune di Domodossola risultano diversi incarichi in società del gruppo, tra cui la presidenza del consiglio di amministrazione di Funecap Funeral Service Bologna.
Sul versante politico è stato vicesindaco di Domodossola dal 2016 al 2021, oggi siede in Consiglio comunale ed è dal 2025 alla guida provinciale di FdI. E proprio la sua ascesa alla segreteria provinciale era stata fortemente sostenuta da Riboldi, che nel lungo confronto interno aveva puntato su Tandurella mentre un’altra parte del partito guardava a Valerio Cattaneo, ex presidente del Consiglio regionale legato al ministro Guido Crosetto.
È questo intreccio – imprenditoriale da una parte, politico dall’altra – che ora viene osservato con crescente attenzione. Non c’è, allo stato, alcun elemento che consenta di sostenere che i rapporti abbiano prodotto atti illegittimi o indebiti vantaggi. C’è però una questione politica che nel partito viene posta in termini molto più semplici: perché l’assessore alla Sanità si sta spendendo così tanto su un dossier che non appartiene alle sue deleghe e sul quale i primi riscontri tecnici sono tutt’altro che incoraggianti?
La memoria in via della Scrofa
La questione, secondo fonti interne a Fratelli d’Italia, avrebbe ormai superato i confini piemontesi. Una memoria sulla vicenda sarebbe stata predisposta e trasmessa ai vertici nazionali del partito in via della Scrofa. Un passaggio che, se confermato nei suoi contenuti e nei destinatari, darebbe la misura di quanto la faccenda stia alimentando tensioni interne.
Intanto Riboldi non arretra. Dopo il vertice ha invitato ad «abbassare i toni» e ribadito che il progetto montagna Vco-Valsesia è «una grande sfida» da portare avanti.
La prossima tappa è fissata al 20 ottobre. Prima di allora Finpiemonte dovrà mettere nero su bianco ciò che i primi esami hanno già fatto capire: se la holding della neve possa stare in piedi e, soprattutto, se ci siano davvero le condizioni perché a sostenerla siano i soldi pubblici. Perché a quel punto non basterà più spiegare chi crede nel progetto. Bisognerà spiegare perché debba crederci – e investirci – la Regione.



