Confagricoltura Piemonte, contro Psa più biosicurezza e contenimento

La progressione della Peste suina africana nel Cuneese torna a preoccupare Confagricoltura Piemonte. Secondo gli ultimi dati sono 834 le positività riscontrate nei cinghiali in Piemonte, a cui si aggiungono i 1.383 casi della Liguria, e sono 206 i comuni nei quali è stata accertata almeno una positività e dieci i focolai complessivamente riscontrati negli allevamenti nell'area Piemonte-Liguria. Confagricoltura mette l'accento sul cuneese, con 18 cinghiali risultati positivi. "È un andamento che dobbiamo seguire con grandissima attenzione - sottolinea Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte - perché il progressivo avvicinamento dell'infezione alle aree piemontesi con una forte presenza di allevamenti suinicoli rappresenta un rischio che non possiamo permetterci di sottovalutare. Per il comparto suinicolo le conseguenze sanitarie ed economiche possono essere pesantissime". "La biosicurezza aziendale è la prima barriera e deve essere applicata senza eccezioni - prosegue Allasia - ma non può essere l'unico strumento. Occorre contemporaneamente intensificare le attività di ricerca e rimozione delle carcasse e soprattutto rendere sempre più efficace il contenimento della popolazione di cinghiali, creando una vera fascia di protezione tra le aree infette e i territori dove si concentra la suinicoltura". Il presidente di categoria ricorda che "gli strumenti ci sono, adesso devono essere utilizzati con continuità e con la massima efficacia. La priorità è impedire che il virus raggiunga le aree a maggiore densità di allevamenti. Servono responsabilità da parte degli allevatori, coordinamento delle istituzioni e un'azione di contenimento dei selvatici adeguata alla gravità del rischio".

print_icon