SEMPRE CARO IL COLLE

"Il Piemonte le vuole bene, davvero". Cirio fa gli occhi dolci a Mattarella

Dal palco del Regio il governatore si produce in una calorosa dichiarazione d'affetto al Capo dello Stato, ricordandone la vicinanza nei momenti lieti e nelle tragedie. Tutto rose e fiori sotto la Mole, mentre tra Quirinale e Meloni non mancano le spine

Se a Roma il rapporto con Sergio Mattarella richiede periodicamente l’intervento degli artificieri istituzionali, a Torino il capo dello Stato può concedersi una giornata decisamente più rilassante. Ad accoglierlo, al Teatro Regio, trova infatti Alberto Cirio che, più che il presidente della Regione Piemonte, per qualche minuto sembra vestire i panni del presidente del fan club piemontese del Quirinale. «Il Piemonte le vuole bene, le vuole bene davvero», esordisce Cirio dal palco durante l’inaugurazione di Terra Madre Salone del Gusto. E già quel “davvero”, ripetuto quasi a fugare ogni possibile dubbio, basterebbe a segnare la distanza dalle temperature registrate negli ultimi mesi tra il Colle e Palazzo Chigi.

Proprio due giorni fa Giorgia Meloni ha tirato Mattarella dentro la polemica sul tetto agli alunni stranieri nelle classi, sostenendo che quando era ministro dell’Istruzione anche lui firmava circolari volte a evitare concentrazioni eccessive. Un modo per respingere la lettura secondo cui le parole pronunciate dal presidente ad Amatrice – la scuola deve «superare i ghetti» e non crearne – fossero una critica alla misura preparata dal Governo. Dal Quirinale, significativamente, nessun commento.

Cirio e la dichiarazione d’affetto

A Torino, invece, nessuna esegesi costituzionale e nessun messaggio da decifrare. Cirio va dritto al cuore. «Voler bene vuol dire riconoscere che nel momento del bisogno una persona è vicina», spiega. E quando quella persona «incarna l’istituzione più alta del nostro Paese», aggiunge, dirle grazie diventa «un gesto di riconoscenza».

Non è soltanto cerimoniale. Il governatore ripercorre le visite di Mattarella in Piemonte e costruisce il suo elogio sull'immagine di un presidente presente tanto nelle occasioni felici quanto in quelle dolorose: «Lei c’è sempre stato quando c’era la gioia, ma c’è sempre stato anche quando abbiamo avuto dei momenti di dolore». Il riferimento più forte è alla tragedia ferroviaria di Brandizzo, quando cinque operai furono travolti e uccisi da un treno mentre lavoravano sui binari. Mattarella venne a rendere omaggio alle vittime. «È inaccettabile che una persona si svegli al mattino per andare a lavorare e non faccia più ritorno a casa», ricorda Cirio.

Poi ci sono le «visite di speranza». E quella di oggi porta il capo dello Stato all’Istituto di Candiolo, il centro oncologico nato dall’impegno della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro. Cirio cita Allegra Agnelli e «medici straordinari» che, dice, hanno saputo trasformare «la speranza in sicurezza» e, molte volte, «la speranza di vita in certezza di vita». Nel personale atlante quirinalizio del Piemonte tracciato dal governatore c’è anche il Sermig, l’Arsenale della Pace di Ernesto Olivero, definito da Cirio «un moderno santo sociale». Un altro luogo dove, sottolinea, la presenza di Mattarella non è mai mancata.

Altro clima a Roma

Insomma, il Piemonte vuole bene a Mattarella. Palazzo Chigi, naturalmente, sostiene di avere con il Quirinale rapporti di piena collaborazione istituzionale. Ma nell’ultimo anno la relazione è stata decisamente meno zuccherosa di quella raccontata dal palco del Regio.

Il momento più delicato risale al novembre scorso, quando scoppiò il caso Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio supremo di Difesa. Dopo che La Verità gli aveva attribuito discorsi su presunte manovre contro Meloni, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami chiese una smentita. Dal Quirinale arrivò una reazione durissima e la vicenda costrinse Meloni a salire al Colle. La premier espresse a Mattarella il proprio «rammarico» per le parole attribuite a Garofani, giudicate «istituzionalmente e politicamente inopportune»; soltanto in serata FdI dichiarò chiusa la questione e ribadì la stima per il capo dello Stato. Le cronache di quei giorni parlarono apertamente di una tregua dopo ore di forte tensione.

E le scintille non sono finite lì. A luglio è stato proprio un caso piemontese, quello del gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero, a produrre un nuovo attrito istituzionale. Dopo l’avvio da parte del ministro Carlo Nordio dell’istruttoria sulla grazia, Mattarella convocò il Guardasigilli per ricordargli che il potere di concederla appartiene esclusivamente al presidente della Repubblica, come stabilito dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale.

Meloni replicò pochi giorni dopo spiegando di essere stata proprio lei a dire a Nordio di «andare avanti» con l’istruttoria, pur riconoscendo che la decisione finale spettasse al Quirinale. Mattarella, alla cerimonia del Ventaglio, tornò sul caso senza nominare il Governo: la legge, disse in sostanza, non può essere adattata al singolo caso.

Quella carezza dal Regio

Nessuno di questi episodi autorizza a descrivere Quirinale e Palazzo Chigi come due istituzioni in guerra permanente. I rapporti formali continuano regolarmente: Meloni e Mattarella si incontrano, si consultano e svolgono le rispettive funzioni, come dimostrano anche le riunioni istituzionali in vista dei Consigli europei. Ma è altrettanto difficile ignorare una sequenza di attriti che ha reso il rapporto assai meno lineare di quanto le formule ufficiali lascino intendere. Ed è proprio per questo che le parole pronunciate oggi da Cirio acquistano, probabilmente senza volerlo, un retrogusto politico particolare.

Il governatore di Forza Italia non si limita al saluto istituzionale, non ringrazia semplicemente il presidente per essere venuto. Gli dice che il Piemonte gli vuole bene. Due volte. Gli ricorda che è stato vicino alla regione nelle tragedie, nelle speranze e nei momenti importanti. Gli consegna, insomma, una dichiarazione d’affetto pubblico proprio mentre da Roma continuano ad arrivare segnali di una convivenza assai più sorvegliata.

Nessun messaggio a Meloni, naturalmente. Sarebbe forzato leggerlo così. Ma la coincidenza aiuta l’ironia. Perché mentre a Palazzo Chigi ogni parola di Mattarella rischia di diventare materia per costituzionalisti, retroscena e interpretazioni, a Torino Cirio ha trovato una soluzione molto più semplice: Presidente, noi le vogliamo bene. E pure davvero. Cirio corazziere ad honorem. Pronto per la terza carica dello Stato,

print_icon