Prato riformista nel campo Pd: Gori pianta i paletti a Schlein
Davide Depascale 15:53 Giovedì 24 Settembre 2026Sabato mattina nel capoluogo toscano gli esponenti della minoranza dem si ritrovano per la loro assemblea, dieci giorni prima della direzione che dovrà prorogare il mandato della segretaria. Folta la delegazione in partenza dal Piemonte, da Avetta e Canalis a Rossa
Un weekend per contarsi e condizionare le scelte di Elly Schlein, confidando di metterla sotto scacco. I riformisti del Partito Democratico si danno appuntamento sabato mattina a Prato per la prima assemblea nazionale, a dieci giorni dalla direzione nazionale del partito che dovrà sciogliere il nodo della proroga del mandato della segretaria, in scadenza a marzo 2027. Sempre che nel frattempo l’esito delle eventuali primarie del campo largo non modifichi radicalmente lo scenario, e l’ala moderata dei dem, capitanata dall’ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, ha ben presente questa evoluzione.
A Prato, alla Casa del Popolo di Coiano, sarà presente anche una pattuglia di piemontesi: Piero Fassino, l’ex sottosegretario Enrico Morando, un’altra migliorista come Magda Negri, i consiglieri regionali Alberto Avetta e Monica Canalis, il suo fratello cattodem Stefano Lepri, mentre da Alessandria sono attesi l’ex sindaca Rita Rossa e il segretario provinciale Rapisardo Antonucci. Il passaggio in maggioranza della corrente Energia Popolare di Stefano Bonaccini li ha fortemente ridimensionati, ma la minoranza dem confida di avere ancora buone carte da giocare. Una più delle altre: le primarie a doppio turno.
Gioca in casa
La scelta di Prato per ospitare la reunion riformista ha fatto storcere il naso a qualche ospite sabaudo per via dei collegamenti ferroviari non ottimali, ma la ratio è presto spiegata: sindaco della città toscana da maggio di quest’anno è il riformista Matteo Biffoni, che ha già ricoperto la carica per due mandati dal 2014 al 2024 ed essere nel frattempo uscito indenne da un’inchiesta giudiziaria. Giocando in casa, la sala piena è pressoché garantita.
Nella mezza giornata di interventi, chiunque può chiedere di essere iscritto a parlare, ma i più attesi senza dubbio i coordinatori della varie componenti della minoranza: il leader dei cattolici democratici Graziano Delrio, l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e soprattutto l’europarlamentare bergamasco Giorgio Gori, che medita di scendere in campo per le primarie del campo largo e potrebbe sfruttare l’occasione della kermesse pratese, se non per rompere gli indugi, per avanzare una richiesta a essa propedeutica.
Il nodo delle primarie
Non solo le primarie non sono ancora state convocate e non è nemmeno ben chiaro se si faranno poi davvero, con l’ipotesi di un federatore a renderle vane che si riaffaccia prepontemente (il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il governatore pugliese Antonio Decaro tra i papabili), men che meno sono chiare le modalità di un suo eventuale svolgimento. Ed è proprio su questo aspetto che Gori e i suoi vogliono battere il chiodo, sfruttando il palco pratese: la richiesta dei riformista è quella delle primarie a doppio turno, in modo da poter presentare un proprio candidato di bandiera (con ogni probabilità lo stesso Gori) in prima battuta, e solo al secondo giro convergere sulla segretaria del loro partito.
Un’ipotesi che potrebbe far comodo anche alla stessa Schlein, visto che i sondaggi indicano che un turno secco avvantaggerebbe il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, particolarmente lanciato dopo la chiusura di Nova dello scorso weekend. Un doppio turno risulterebbe assai insidioso per l’ex premier, che si ritroverebbe contro l’ala centrista della coalizione (Italia Viva, +Europa e sigle minori) e un Pd (almeno sulla carta) compatto dietro la sua segretaria. Ovviamente anche in questo caso non mancherebbero le insidie per Schlein: arrivare dietro Conte al primo turno pur essendo a capo del principale partito della coalizione finirebbe inevitabilmente per delegittimarla, mettendo a rischio la sua stessa leadership, già alle prese con la necessità di una proroga essendo il suo mandato quadriennale in scadenza.
Doppio gioco
Ma è in fondo anche questo l’obiettivo dei riformisti, che sperano di ritrovarsi in una situazione win-win: se resta in sella possono far valere il peso ottenuto dal loro candidato al primo turno in sede di compilazione delle liste e anche di stesura del programma: “Non è mica solo Conte che ha i valori non negoziabili”, dice uno di loro. In caso contrario, una rovinosa caduta della segretaria sposterebbe l’asse del partito dalle attuali posizioni massimaliste a un’impostazione più moderata e a loro più consona.
In ogni caso, a Prato la minoranza dem vuole affermare un principio: se il Pd e il centrosinistra vogliono vincere davvero le elezioni, non possono fare a meno di loro, che tengono coperto uno spazio altrimenti scoperto in un’alleanza sbilanciata verso sinistra. “Se Schlein vuole arrivare a Palazzo Chigi non potrà non fare i conti con noi”, è il loro refrain. Ma sotto sotto lavorano affinchè alla presidenza del Consiglio, alla fine, ci vada qualcun altro.



