Iren, Genova sfida Torino sul Patto. E i vertici si incollano alle poltrone
07:00 Venerdì 25 Settembre 2026L’8 ottobre a Palazzo Tursi il confronto tra i sindaci sulla governance: Salis e Terrile vogliono ridiscutere deleghe e pesi, Lo Russo rivendica il primato. La Spezia può diventare la sponda per un blocco ligure oltre il 20%. E la trimurti si muove per mantenere i ruoli
Pacta sunt servanda, più o meno. Perché il Patto di sindacato di Iren resta, ma gli equilibri che custodisce sono tutt’altro che intoccabili. E adesso c’è anche una data per iniziare a ridisegnarli: l’8 ottobre a Genova. Due giorni dopo il termine entro il quale uno dei soci potrebbe comunicare la disdetta dell’accordo parasociale che tiene insieme Torino, Genova e Reggio Emilia. Salvo colpi di scena, nessuno lo farà. E proprio per questo la riunione ligure sarà il primo vero tavolo sul futuro della multiutility.
Attorno siederanno, direttamente o attraverso i loro uomini, i tre sindaci Stefano Lo Russo, Silvia Salis e Marco Massari. A fare da custode delle complicate liturgie del condominio continuerà a esserci Cesare Beggi, segretario del Patto e da anni autentico gran cerimoniere degli equilibri tra soci pubblici, territori e azienda. Sullo sfondo, ma neppure troppo, la trimurti che governa Iren: il presidente Luca Dal Fabbro, il vicepresidente Moris Ferretti e l’amministratore delegato Gianluca Bufo. L’attuale consiglio è stato nominato nell’aprile 2025 e resterà in carica fino all’approvazione del bilancio 2027, dunque alla primavera del 2028. Ed è proprio il 2028 che, mentre i sindaci devono ancora mettersi attorno a un tavolo per capire come ridisegnare gli equilibri, qualcuno avrebbe già incominciato a prenotare.
Ferretti guarda già al 2031
Secondo quanto risulta allo Spiffero da fonti emiliane, Moris Ferretti si sarebbe già mosso con il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari per chiedere non soltanto una conferma “politica” nell’attuale assetto, ma una garanzia sulla riconferma peer il prossimo mandato. Obiettivo: restare al vertice dopo il 2028 e arrivare fino al 2031.
Un certo spirito di conservazione, diciamo. Anche perché, sempre secondo quanto viene raccontato, Ferretti non farebbe mistero delle proprie necessità economiche e avrebbe confidato persino l’acquisto di una casa al mare in Spagna. Circostanza che, naturalmente, nulla avrebbe di rilevante in sé, se non fosse per il singolare accostamento che viene fatto negli ambienti aziendali tra le spese personali e la necessità di assicurarsi un altro mandato. Un vicepresidente che, a oltre un anno e mezzo dalla scadenza, si porta avanti col lavoro. Molto avanti.
E non sarebbe l’unico ad aver investito sul mattone. Nei corridoi circola anche la voce che l’amministratore delegato Gianluca Bufo abbia acquistato una villa sul lago di Como. Anche in questo caso si tratta di un’indiscrezione che, presa da sola, appartiene esclusivamente alla sfera privata. Diventa però parte del racconto che si fa dentro Iren di un vertice che, dalla complicata spartizione a tre delle deleghe, non pare essere uscito particolarmente sacrificato.
Dal Fabbro: “Solo scaramucce”
Chi invece ostenta serenità è Luca Dal Fabbro. Almeno all’apparenza. Il presidente tende a derubricare l’agitazione a scaramucce preelettorali. La sua lettura delle mosse di Lo Russo è assai poco diplomatica: il sindaco avrebbe bisogno, in vista delle Comunali del 2027, di poter lasciare intravedere a questo o a quello la possibilità di occupare domani qualche casella pesante in Iren, a partire proprio da quella dell’amministratore delegato.
È la versione che circola dall’inner circle del presidente. E racconta anche quanto si sia sfilacciato il rapporto con Torino: Lo Russo pensa al dopo Dal Fabbro, Dal Fabbro sostiene che Lo Russo pensi soprattutto al dopo elezioni. In mezzo c’è Iren.
La trimurti inossidabile
Del resto, se c’è qualcuno che dalla singolare tripartizione dei poteri uscita dalla lunga crisi di Iren ha certamente tratto beneficio, sono proprio i tre uomini che oggi siedono in cima alla piramide. Dal Fabbro, Ferretti e Bufo sono riusciti a trasformare quello che doveva essere un equilibrio tra territori in una governance nella quale tutti e tre dispongono di deleghe esecutive. Dal Fabbro è presidente e direttore strategico Finanza e Strategie; Ferretti ha Risorse umane, Csr e altre aree delegate; Bufo, oltre a essere amministratore delegato e direttore generale, concentra le principali deleghe operative: Ambiente, Energia, Mercato, Reti, amministrazione, finanza, affari legali, approvvigionamenti, tecnologie ed energy management.
Nel frattempo anche i loro trattamenti sono stati ritoccati. Nel 2025 Iren ha motivato l’intervento con la necessità di allineare le condizioni economiche e contrattuali al benchmark di mercato. La relazione sulle remunerazioni fotografa compensi complessivi assai robusti per il vertice.
Insomma, mentre Torino, Genova e Reggio Emilia si interrogano su chi abbia perso o guadagnato peso, ai piani alti del gruppo non sembrano esserci stati molti sconfitti.
Lo Russo vuole cambiare musica
È questo uno dei motivi per cui Lo Russo non intende arrivare al 2028 lasciando tutto com’è. Torino, nel frattempo, è tornata a essere il primo azionista della multiutility, dopo l’operazione da circa 80 milioni condotta attraverso la Città Metropolitana, ribaltando il sorpasso che Genova aveva realizzato ai tempi di Marco Bucci dopo le vendite decise durante l’amministrazione di Chiara Appendino
Il sindaco torinese non vuole provocare ora uno scossone in una società quotata. Ma neppure accetta che il nuovo equilibrio azionario continui a convivere con una distribuzione del potere figlia di un’altra stagione. La linea resta quella già emersa nelle ultime settimane: arrivare ordinatamente alla primavera 2028 e lì cambiare pagina. Non solo Dal Fabbro, sul quale da tempo si sono accumulate tensioni e vicende che hanno incrinato il rapporto con Palazzo Civico, ma l’intero vertice.
Anche perché proprio attorno a Dal Fabbro si è consumato uno dei passaggi più delicati degli ultimi mesi, con il caso Sostelia, l’esposto alla Consob e le polemiche che ne sono seguite. A febbraio, nel summit torinese tra i tre sindaci e i vertici, su quel dossier calò un eloquente silenzio.
Genova prepara la riscossa
E poi c'è la Salis. Quando la nuova sindaca si insedia a Palazzo Tursi, Genova ha già perso da qualche mese il primato nell’azionariato di Iren ma non ha alcuna intenzione di ridursi al ruolo di socio minore. A seguire il dossier è soprattutto il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha le deleghe al Bilancio, alle società partecipate e specificamente all’indirizzo e controllo su Iren. È lui uno degli uomini destinati a pesare nella trattativa che parte l’8 ottobre.
Genova chiede di rimettere mano alle deleghe. Torino può anche discuterne, purché il riequilibrio non finisca penalizzarla. In mezzo resta Reggio Emilia, che con Massari deve difendere un’influenza storicamente ben superiore alla consistenza della propria partecipazione diretta. Ed è qui entra in scena Beggi: segretario del Patto, uomo di lunghissimo corso nel sistema Iren e profondamente radicato nell’universo emiliano, è stato per anni il punto di raccordo tra amministrazioni locali e società. La domanda che circola ormai non più solo a Torino è se una nuova stagione possa davvero nascere mantenendo intatta tutta la vecchia architettura.
L’asse ligure che insidia Torino
Ma la mossa più insidiosa per Torino si prepara lontano dal tavolo del Patto. Genova sta lavorando per saldare il proprio peso con quello della Spezia, in un’operazione che, se andasse in porto, cambierebbe non soltanto gli equilibri politici ma anche quelli azionari della multiutility. La Spezia, infatti, possiede circa l’1,5%. Poco, se preso da solo. Abbastanza per fare la differenza se sommato alla quota genovese: l’asse supererebbe il 20% e scavalcherebbe Torino, diventando il blocco territoriale più pesante della società.
Ed è proprio su questa possibilità che si sta ragionando in Liguria. Non una semplice intesa tra amministrazioni, ma una struttura capace di mettere a sistema le rispettive partecipazioni, fino all’ipotesi di un modello federativo che consenta ai due Comuni di muoversi insieme nelle scelte strategiche della multiutility.
Un progetto ancora da definire nei suoi strumenti societari, ma con un obiettivo politico piuttosto evidente: presentare la Liguria al prossimo confronto sulla governance di Iren con un peso ben diverso da quello attuale. Per Silvia Salis sarebbe una leva non da poco. Genova potrebbe sedersi al tavolo non soltanto chiedendo di contare di più, ma forte di un’aggregazione azionaria che, almeno sulla carta, peserebbe più di Torino. Ed è qui che la questione delle quote incrocia inevitabilmente quella delle poltrone.
Il Patto sopravvive, gli equilibri no
Il 6 ottobre, dunque, con ogni probabilità trascorrerà senza disdette. Il Patto arriverà al rinnovo e continuerà a tenere insieme un azionariato che, proprio grazie a quell’accordo, mantiene saldamente il controllo della società. Ma confondere la sopravvivenza del Patto con quella dell’attuale assetto sarebbe un errore.
L’8 ottobre all’ombra della Lanterna incomincerà il confronto vero. Salis vuole recuperare spazio per la Liguria, Lo Russo pretende che il peso di Torino trovi corrispondenza nella governance, Massari deve difendere le posizioni reggiane. E mentre i soci discutono su come sarà Iren dopo il 2028, gli attuali starebbero bussando alla porta del proprio azionista di riferimento chiedendo il biglietto fino al 2031. La domanda, a questo punto, non è più se il Patto reggerà. È chi reggerà dentro il Patto.



