FIANCO DESTR

Vannacci, "alto tradimento":
i retroscena dell'ex ideologo

Dal suo castello piemontese, Sforzini racconta l'ascesa e la rottura con l'ex generale: il viaggio negli Usa per incontrare Vance, i contatti con Andrea Stroppa, la svolta antiamericana e l'espulsione. Ora prepara il contrattacco con un libro e le sue "cellule dormienti"

Roberto Vannacci? Un liberale e un atlantista. O almeno questo è quello che l’ex generale aveva detto a Luca Sforzini al momento del loro primo incontro. Era pronto a volare con lui negli Stati Uniti per incontrare il vicepresidente JD Vance. Un anno dopo, per aver rivendicato queste idee, l’esperto d’arte è stato espulso da Futuro Nazionale, con il placet dello stesso Vannacci.

Così il fondatore prima della “Legione del Castello” e poi del Centro Studi Rinascimento Nazionale – sempre al maniero di Castellar Ponzano, nei pressi di Tortona – ben lungi dall’abbandonare l’attività politica, lancia la sfida al partito che ha contribuito a fondare (era la tessera n. 18 di Fn) e si prepara a un tour nazionale per presentare il suo nuovo libro (Rinascimento Nazionale, edito da Iduna), fare proseliti e risvegliare quelle che lui chiama “le cellule dormienti”. Dopo averne promosso l’ascesa, ora vuole rovinare la festa a quello che fino a un mese fa definiva il De Gaulle italiano.

Contenitore culturale

A quasi un mese dall’espulsione dal partito, comminatagli l’8 settembre al termine di una lunga tenzone con il Barone Nero Roberto Jonghi Lavarini e dopo i ripetuti attacchi alle “cornacchie nere”, Sforzini non è rimasto con le mani in mano. Il Centro Studi, che doveva essere il think tank di Futuro Nazionale, non ha chiuso i battenti e, al contrario, è pronto ad aprire circoli in tutta Italia: i primi sono già nati in Liguria, scatenando polemiche sulla presunta incompatibilità con l’adesione a Futuro Nazionale, mentre il prossimo 16 ottobre sarà a Napoli per presentare la struttura della Campania, per poi radicarsi nel resto del Paese, raccogliendo scontenti e delusi tra le fila vannacciane e non solo. “Con la presentazione del libro emergeranno molte sezioni sul territorio, dal Monviso all’Etna ci sono cellule dormienti pronte ad attivarsi”, assicura.

La sua piattaforma programmatica è racchiusa nel libro, in uscita nei prossimi giorni. I punti in comune con il programma di Futuro Nazionale – duramente criticato da Sforzini – si contano sulle dita di una mano monca. Ma dal canto suo il “castellano”, orgogliosamente massone (altro motivo di attrito con i vertici), assicura: “Il mio programma è molto più simile al progetto originale di quanto si immagini”. Tuttavia non ha intenzione – o quantomeno, al momento, dice di non averne – di trasformare Rinascimento Nazionale in un partito politico vero e proprio, in grado di concorrere con Fn alle urne: “Il nostro è un contenitore culturale, non partitico”. Staremo a vedere: d’altronde è quello che diceva lo stesso Vannacci a proposito del suo Movimento Mondo al Contrario (Mac) quando era ancora vicesegretario della Lega. In tanti vi scorgevano una struttura idonea a dar vita a un nuovo partito, e così è stato.

C’eravamo tanto amati

Proprio attraverso il Mac Sforzini si avvicina a Vannacci, dando vita prima al Team di Pavia e poi federandolo con quelli di Alessandria, Tortona e Voghera, con cui va a formare la Legione del Castello. I due si incontrano per la prima volta circa un anno fa, a colazione in un hotel di Verona. “È lì che gli parlo dell’idea del centro studi, da lui entusiasticamente accolta”, racconta Sforzini, che però premette al generale che le sue convinzioni politiche non sono in alcun modo riconducibili a nostalgie per il Ventennio, ma a un’altra idea di destra, ispirata a figure come Guglielmo Giannini, Oriana Fallaci e Gianfranco Miglio. “Gli dissi che ero liberale e atlantista e mi rispose di esserlo anche lui. Iniziai a dubitare della sua sincerità qualche mese dopo, quando Gianfranco Rotondi raccontò che davanti a lui si era definito democristiano”.

Ben pochi definirebbero Vannacci un liberale, ma almeno in quel momento Sforzini è convinto della sua buona fede e gli espone subito due possibili punti di rottura, che si riveleranno esiziali: la politica economica, con l’esperto d’arte che sostiene una riduzione della presenza dello Stato e un taglio netto delle tasse, in forte contrasto con i dettami della destra sociale; e la politica estera, orientata al sostegno agli Stati Uniti e a Israele. Soprattutto su questo punto le visioni dei due iniziano ad apparire inconciliabili. “Vannacci diceva di essere un sostenitore dell’Occidente, ma ha consegnato il partito a una destra pregiudizialmente antiamericana e antisraeliana, con posizioni che sfociano nell’antisemitismo”.

Il viaggio saltato e il dietrofront di Stroppa

Sforzini, invece, spingeva per costruire un canale di comunicazione oltreoceano, in modo da accreditare Vannacci presso il mondo conservatore americano. Aveva preso contatti per accompagnare il generale negli Stati Uniti, in un viaggio durante il quale avrebbe dovuto incontrare nientemeno che il vicepresidente JD Vance, indicato tra i possibili aspiranti alla nomination repubblicana per le elezioni presidenziali del 2028. Insieme a lui avrebbe allacciato relazioni con think tank conservatori come l’Hudson Institute e l’America First Policy Institute. Ma alla fine non se ne fa nulla e, mentre le voci sui legami con la Russia si fanno sempre più insistenti, lui non sembra fare alcunché per ridimensionarle. “Per mesi ha disfatto la tela che io costruivo, dice di ispirarsi a Ulisse ma ha fatto come Penelope”, racconta con amarezza Sforzini.

Lo stesso copione si ripete con Andrea Stroppa, il referente italiano di Elon Musk, che Sforzini incontra in primavera all’Hotel Bulgari di Roma. L’incontro sembra promettente e Stroppa su X dà i primi cenni di endorsement a Futuro Nazionale, contando di incontrare a breve il generale. Sforzini si impegna a fare da facilitatore tra i due, ma anche in questo caso Vannacci sembra del tutto disinteressato. Stroppa, oltremodo irritato dal suo atteggiamento, ritira ogni tipo di appoggio, arrivando a definire la piattaforma di Fn “statalista, retorica e un po’ retrograda”. L’esperto d’arte è sempre più isolato nel partito di cui sperava di essere l’ideologo.

Alto tradimento

Il punto di non ritorno definitivo arriva poco dopo, con l’assemblea costituente del partito di metà giugno. La visione sforziniana di un partito plurale, capace di racchiudere in sé varie declinazioni della destra (sociale, identitaria, conservatrice, liberale, repubblicana), si scontra con una realtà in cui il confronto viene completamente azzerato e la dialettica interna non viene contemplata. Subito dopo viene pubblicato il programma del partito, contenente punti come posizioni fortemente restrittive sull’aborto, misure sui temi Lgbt e il no al reato di femminicidio, nonché posizioni fortemente critiche nei confronti della Nato e dell’Ue. Da lì Sforzini inizia ad alzare il tiro contro i vertici, monopolizzati dal “giglio magico” toscano guidato dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, che etichetta come “cornacchie nere”. Nel frattempo i contatti con Vannacci, un tempo quotidiani, si fanno sempre più radi e nel giro di poche settimane si arriva a un epilogo annunciato: Sforzini è espulso da Futuro Nazionale.

Né nei giorni precedenti né tantomeno in quelli immediatamente successivi l’ex generale si fa vivo per motivare la sua decisione. I contatti tra i due si interrompono senza nemmeno un addio, ma Sforzini non ha rimpianti, non riconoscendosi più in quello che doveva essere il suo partito: “Nasceva per dare la sveglia al centrodestra, oggi Vannacci vuole distruggerlo per sostituirlo. Eppure la stragrande maggioranza degli aderenti e la quasi totalità dei potenziali elettori sono favorevoli ad aiutare la coalizione anziché regalare il Paese alla sinistra”. Una svolta, quella nei confronti del centrodestra di Giorgia Meloni, che definisce in maniera netta: “Non può essere considerata altro se non alto tradimento”. Così, con le elezioni politiche ormai alle porte, promette di farglielo pagare.

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