Addio alla tessera elettorale:
al seggio si va col telefonino
16:39 Venerdì 25 Settembre 2026
Il ministro Zangrillo accelera sulla versione digitale e punta a renderla operativa già al prossimo appuntamento con le urne. Finisce un rito nato nel 2000, quello delle diciotto caselle da timbrare. L'Italia modernizza il lasciapassare, non il voto
Dalla cabina elettorale allo smartphone. Non per votare, almeno per ora, ma per dimostrare di poterlo fare. Dopo un quarto di secolo trascorso a rovistare nei cassetti alla vigilia delle elezioni alla ricerca della tessera elettorale, il cartoncino con i diciotto spazi per i timbri si prepara ad andare in pensione. O, più precisamente, ad avere un’alternativa digitale.
Ad annunciarne il debutto già dalla prossima tornata elettorale è stato Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, a Genova per un convegno sulla semplificazione. «Basta che ci ricordiamo di portarci dietro lo smartphone e possiamo andare a votare tranquilli», ha spiegato. Un cambiamento apparentemente piccolo, ma che mette mano a uno dei riti immutabili delle giornate elettorali italiane: documento d'identità, tessera, matita copiativa e cabina.
La novità, va chiarito, non significa affatto che si voterà con il telefonino. La scheda continuerà a essere cartacea e il voto continuerà a essere espresso nel seggio secondo le modalità tradizionali. Sullo smartphone finirà invece la tessera che certifica l'iscrizione dell'elettore e consente l'ammissione al voto.
Dal cassetto al wallet
La strada è stata aperta dal decreto Pnrr, poi convertito nella legge 50 del 20 aprile scorso. La norma ha introdotto nella legislazione italiana la «tessera elettorale in formato digitale», acquisibile sulla base dei dati già confluiti nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr).
Il passaggio decisivo, però, deve ancora essere completato. Tocca al ministero dell’Interno, insieme alle strutture competenti per la transizione digitale e al ministero dell’Economia, definire caratteristiche e modalità di utilizzo, dopo aver sentito anche il Garante della privacy e la Conferenza unificata. La legge concede dodici mesi per farlo e prevede esplicitamente anche la possibile confluenza della tessera nell’IT-Wallet, il portafoglio digitale italiano.
Zangrillo, dunque, mette sul tavolo un calendario più veloce rispetto al termine massimo fissato dalla norma. Già in primavera aveva spiegato che l’obiettivo era consentire agli italiani di presentarsi alle urne con lo smartphone, evitando la caccia alla tessera e le code negli uffici comunali per farsene rilasciare una nuova. Per completare la digitalizzazione del sistema elettorale sono state stanziate risorse specifiche per l’adeguamento del Siel, il Sistema informativo elettorale del Viminale: 400 mila euro nel 2026, 800 mila nel 2027 e altri 400 mila nel 2028, per un totale di 1,6 milioni.
I famosi diciotto timbri
Per capire la portata della novità bisogna ricordare che anche la tessera che oggi sembra appartenere da sempre alla liturgia delle urne è relativamente giovane. È nata soltanto nel 2000. Prima non c'era il cartoncino permanente custodito per anni nel cassetto. Per ogni consultazione veniva utilizzato il certificato elettorale, che attestava l’iscrizione nelle liste e consentiva di presentarsi al seggio. Fu la legge 120 del 1999 a prevedere la tessera permanente e il Dpr 299 dell'8 settembre 2000 a istituirla definitivamente, stabilendo che sostituisse «integralmente» il vecchio certificato.
Da allora il meccanismo è rimasto sostanzialmente intatto: sulla tessera compaiono i dati dell’elettore e l’indicazione della sezione, mentre diciotto caselle servono a registrare, con bollo e data, le partecipazioni alle consultazioni. Quando finiscono gli spazi bisogna andare in Comune a farsene consegnare un’altra. Lo stesso accade in caso di smarrimento o deterioramento. Ancora alle amministrative del maggio scorso il Viminale invitava chi aveva esaurito le diciotto caselle a presentarsi per tempo agli uffici elettorali, evitando l’assalto degli ultimi giorni. È esattamente quella piccola processione burocratica che la versione digitale dovrebbe eliminare.
Per decenni l’amministrazione elettorale è rimasta un gigantesco ingranaggio di carta: liste, certificati, registri, timbri. Nel 2000 arrivò la tessera permanente, eliminando almeno la necessità di produrre un certificato per ogni appuntamento. Ventisei anni dopo tocca alla tessera stessa essere dematerializzata.
In Europa ognuno fa a modo suo
Non esiste, peraltro, un modello europeo unico. In Germania, per esempio, l’elettore riceve una comunicazione che indica il seggio assegnato, ma se la dimentica può comunque essere ammesso presentando un documento d’identità, purché naturalmente risulti nelle liste elettorali. È inoltre largamente utilizzato il voto postale. Il voto online, invece, non è previsto.
Il caso più avanzato resta l’Estonia, che ormai appartiene quasi a un altro mondo rispetto alla matita copiativa italiana. Tallinn introdusse l’internet voting già alle amministrative del 2005 e successivamente lo estese alle elezioni nazionali. L’elettore può identificarsi digitalmente attraverso carta d’identità elettronica, Mobile-ID o Smart-ID e votare via internet durante il periodo previsto per il voto anticipato. Alle politiche estoni del 2023 votarono online più di 313 mila persone, oltre la metà di tutti coloro che parteciparono alla consultazione. Alle europee del 2024 gli elettori online furono quasi 154 mila.
L’Italia resta parecchi passi indietro rispetto a Tallinn, ma la tessera digitale segna comunque una cesura: si digitalizza il lasciapassare per le urne, non l’urna.
Il nodo del doppio voto
Dietro un’operazione che può sembrare banale – trasformare un cartoncino in un documento sul telefono – c’è infatti una questione tutt’altro che secondaria: impedire che la smaterializzazione possa aprire falle nei controlli.
La documentazione parlamentare mette esplicitamente in evidenza il problema del cosiddetto “doppio voto”. Le regole tecniche dovranno garantire che l’avvenuta partecipazione venga registrata immediatamente e che la stessa tessera digitale non possa essere utilizzata una seconda volta. Per questo la norma disciplina anche l’eventuale utilizzo di una copia cartacea, limitandolo al seggio nel quale l’elettore risulta iscritto. La cautela riguarda soprattutto le categorie che, in determinati casi, possono votare in una sezione diversa da quella ordinaria, come componenti dei seggi e rappresentanti di lista.
La base tecnologica, peraltro, esiste già. Le liste elettorali sono state progressivamente integrate nell’Anpr e il sistema consente all’amministrazione di verificare digitalmente la posizione elettorale del cittadino. Ora bisogna portare quel dato fino al telefono dell’elettore e, soprattutto, dentro il seggio senza compromettere le garanzie che circondano il voto.
Se il calendario indicato da Zangrillo sarà rispettato, la prossima volta il rito potrebbe dunque cambiare. Niente più telefonata a casa per chiedere dove sia finita la tessera, niente ricerca nell’ultimo cassetto della credenza e, soprattutto, niente corsa in municipio perché le diciotto caselle sono tutte occupate. Basterà il telefonino. Purché, naturalmente, non si arrivi al seggio con la batteria scarica.



