BOTTA & RISPOSTA

"Sulla neve mi manda Cirio". Ma Riboldi non scioglie i nodi

L'assessore alla Sanità precisa che è stato il presidente a chiedergli di occuparsi degli impianti di risalita del Vco e nega tensioni. Svicola però sul punto centrale: l'intreccio tra politica e interessi imprenditoriali. E sulla "memoria" indirizzata a Roma...

Egregio Direttore,
in riferimento all’articolo dal titolo “Che c’azzecca Riboldi con la neve? Un fuori pista che agita la politica”, pubblicato giovedì 14 settembre alle ore 11:52, desideriamo fornire alcune precisazioni, avvalendoci dell’art. 8 della legge sulla stampa (legge 47/1948).

La motivazione per la quale mi sto occupando del sistema neve del Verbano Cusio Ossola è chiara e indiscutibile: è stato il presidente Cirio a chiedermi direttamente di occuparmene (insieme all’Assessore Gallo e al Sottosegretario Preioni), pur non trattandosi di una materia direttamente afferente alle mie deleghe.

Per quale motivo? Semplicemente perché, dopo aver risolto il dossier dell’ospedale unico del Verbano Cusio Ossola – fermo da circa trent’anni – il Presidente Cirio ha ritenuto che i rapporti consolidati in quell’area potessero essere utili alla programmazione e all’azione del Governo regionale.

Non si tratta, dunque, di una mia iniziativa autonoma né di una volontà personale dettata da imprecisate ragioni esterne. È stato il Presidente, che la Sua redazione può facilmente contattare per ricevere conferma diretta, a chiedermi di operare in questa direzione e, proprio per questo, ho ritenuto doveroso assumermi la responsabilità dell’incarico che mi è stato affidato.

Il resto sono ipotesi e accuse prive di fondamento, utili soltanto ad alimentare un pettegolezzo lontano dalla realtà e infangare l’onorabilità delle persone.

Confermo altresì che nessun dossier è mai giunto ai vertici nazionali del partito Fratelli d’Italia, che anzi conferma la fiducia nel mio operato e negli incarichi che il Presidente Cirio mi assegna, inerenti la sanità e altre materie di spettanza regionale.

Evidentemente, la cosiddetta “fonte interna a Fratelli d’Italia” che avrebbe alimentato certe ricostruzioni, prontamente smentite direttamente dal Presidente della Regione, conoscendo la natura mendace delle proprie affermazioni, si è guardata bene dal metterle nero su bianco.

Il dossier in via della Scrofa e la presunta tempesta politica all’interno del partito semplicemente non esistono.

Rammaricato di ricorrere a questo mezzo per tutelare la mia onorabilità, lesa da ipotesi di informatori anonimi, evidentemente, perlomeno fantasiose, ringrazio molto il direttore e la redazione per lo spazio di replica concesso.

*Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte e  ViceCoordinatore Regionale di  Fratelli d’Italia

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Prendiamo atto della precisazione dell’assessore. Che, a ben vedere, precisa ma smentisce poco. Almeno per quanto riguarda il cuore dell’articolo dello Spiffero. Apprendiamo infatti che a mandare l’assessore alla Sanità sulle piste da sci del Vco sarebbe stato direttamente Alberto Cirio. La circostanza, naturalmente, sgombra il campo da un interrogativo: Riboldi non si è avventurato autonomamente fuori dalle proprie deleghe, ma lo ha fatto su mandato del presidente della Regione. E, del resto, perché stupirsene? Dopo aver affrontato con risultati sotto gli occhi di tutti le liste d’attesa, il nuovo Cup, la distribuzione dei pannoloni e le altre gravose incombenze della sanità piemontese, è comprensibile che il governatore abbia pensato di mettere a frutto tanto talento anche sugli impianti di risalita. Dalla sanità alla neve il passo, evidentemente, è più breve di quanto immaginassimo. Abbiamo un assessore multitasking e ce ne faremo una ragione.

Resta però un particolare. Non proprio secondario. L’articolo non poneva tanto la domanda su chi avesse conferito a Riboldi una sorta di delega informale alla montagna. Raccontava soprattutto un intreccio politico e imprenditoriale quantomeno singolare, sul quale la lettera dell’assessore non dice nulla.

Abbiamo scritto dei rapporti politici e personali – definiti nello stesso articolo «del tutto leciti e certamente al di sopra di ogni sospetto» – tra Riboldi e Paolo Zanghieri, presidente del gruppo Altair, protagonista dell’operazione di aggregazione degli impianti del Vco. Abbiamo ricordato che Angelo Tandurella, segretario provinciale di Fratelli d’Italia nel Verbano Cusio Ossola, politicamente vicino a Riboldi e da lui sostenuto nella corsa alla guida provinciale del partito, ricopre incarichi manageriali in società riconducibili al mondo Altair-Funecap. E abbiamo posto una questione esclusivamente politica: è opportuno che, in presenza di questa filiera di rapporti, un assessore regionale estraneo per delega alla materia si esponga con tanta determinazione a sostegno di un progetto promosso da precisi interessi privati e sul quale, peraltro, sono emersi rilevanti interrogativi tecnici, economici e finanziari? Su questo Riboldi non risponde. E sarebbe stato interessante se lo avesse fatto.

Che sia stato Cirio a chiedergli di occuparsi della faccenda sposta semmai la domanda di un piano, ma non la cancella. Perché resta da capire per quale ragione proprio Riboldi sia diventato uno dei protagonisti di un’operazione che incrocia soggetti imprenditoriali legati professionalmente a un dirigente del suo partito a lui politicamente vicino.

L’assessore sostiene che il nostro racconto sarebbe fondato su «ipotesi e accuse prive di fondamento». Ma nell’articolo non c’è alcuna accusa di illecito. Anzi, abbiamo scritto esattamente il contrario. C’è una domanda sull’opportunità politica di un intreccio tra ruoli pubblici, rapporti di partito e interessi imprenditoriali. Domanda che una testata giornalistica ha non soltanto il diritto, ma il dovere di porre.

Quanto al famigerato “dossier” inviato a Roma, possiamo tranquillizzare Riboldi: siamo d’accordo con lui, non è mai esistito. Anche perché lo Spiffero non ha mai scritto che esistesse. Nell’articolo si parla testualmente di una “memoria” che, secondo nostre fonti, sarebbe stata predisposta e trasmessa ai vertici nazionali di Fratelli d’Italia. Le parole, soprattutto quando si invoca la legge sulla stampa, hanno ancora un loro peso.

Peraltro, dello scritto in questione lo Spiffero ha avuto contezza: nella lettera che ci è stata trasmessa figurano tra i destinatari anche due dirigenti nazionali di Fratelli d’Italia, con i relativi indirizzi di posta elettronica. Possiamo verificare che compaiano tra i destinatari; non possiamo naturalmente sapere se il messaggio sia effettivamente arrivato nelle loro caselle, se sia stato aperto, letto, cestinato o accolto con una risata. Non abbiamo accesso alla posta elettronica di via della Scrofa e, almeno per ora, Cirio non ci ha affidato questa delega.

Riboldi assicura inoltre che Fratelli d’Italia gli conferma piena fiducia. Ne prendiamo volentieri atto. Non avevamo scritto neppure il contrario. Avevamo scritto – e confermiamo – che il suo attivismo su materie estranee alle deleghe sanitarie ha provocato più di un malumore. Dentro la giunta regionale e dentro il suo stesso partito. Qualcuno considera questa capacità di spaziare una virtù, altri la giudicano un’invasione di campo. È la politica, bellezza. E non sempre chi storce il naso sente il bisogno di mettere nome, cognome e codice fiscale sotto ogni confidenza fatta a un giornalista.

Resta dunque il punto da cui eravamo partiti. Riboldi può occuparsi della neve perché glielo ha chiesto Cirio. Cosa singolare, ma non sarebbe neppure l’unica. Rimane da capire perché, tra tanti dossier che affollano il Grattacielo Piemonte, proprio questo abbia meritato tanta attenzione da parte dell’assessore alla Sanità e perché attorno ad esso si ritrovi una filiera politica e imprenditoriale così ben riconoscibile. Noi qualche elemento lo abbiamo raccontato e dopo l’articolo ne sono arrivati altri, con ulteriori particolari che stiamo verificando. Potrebbe dunque esserci ancora qualcosa da raccontare. Riboldi lo definisce pettegolezzo. I lettori, come sempre, possono giudicare da soli. (bb)