OPERE & OMISSIONI

Lo Russo dà forfait ai Sì Tav. "Piazzetta" oltre le defezioni

Il sindaco ribadisce il sostegno alla Torino-Lione ma non sarà alla manifestazione per impegni precedenti, evitando anche qualche imbarazzo nel campo largo. Dopo i dubbi di Giordano ed Esposito e le perplessità di Cirio, Giachino rilancia: "Un servizio al Paese"

Alla vigilia, la piazzetta Sì Tav perde un altro pezzo. Stefano Lo Russo è favorevole alla Torino-Lione, lo ribadisce con parole persino più nette di quelle che servirebbero a sgombrare il campo da qualunque equivoco, ma domani mattina in piazza Palazzo di Città non ci sarà. Motivo ufficiale: «impegni assunti in precedenza».

Nessun ripensamento sull’opera, dunque. Semmai un’altra assenza che si aggiunge a quelle, ben più politiche, già annunciate nei giorni scorsi e che rende sempre più difficile evocare, anche soltanto alla lontana, la grande mobilitazione del 10 novembre 2018. Allora in piazza Castello arrivarono oltre quarantamila persone per reagire alla giunta di Chiara Appendino, che aveva proclamato Torino città No Tav, mentre a Roma il governo gialloverde rimetteva in discussione l’opera. Oggi la Torino-Lione è in costruzione, nessun governo pensa di fermarla e proprio per questo alcuni dei protagonisti di quella stagione ritengono inutile, se non controproducente, tornare in piazza.

Lo Russo: sì Tav, ma niente piazza

Il sindaco non lascia margini sulla propria posizione. «Sono favorevole alla Tav da sempre. La Torino-Lione è un’opera strategica per Torino e per tutto il Nord-Ovest». Ricorda che, dopo gli anni dell’amministrazione Appendino, Torino e la Città Metropolitana sono rientrate nell’Osservatorio e indica come priorità quella di «lavorare perché venga realizzata rapidamente e bene». Lo Russo allarga poi il discorso al sistema ferroviario del Nord-Ovest: Torino-Milano-Genova, i collegamenti con la Liguria, Savona e il suo porto. La crisi climatica, sostiene, impone di trasferire quote crescenti di passeggeri e merci dalla strada alla rotaia.

Insomma, un manifesto Sì Tav a tutti gli effetti. Solo che al manifesto non seguirà la presenza sotto il suo ufficio. «Guardo sempre con favore alle iniziative a sostegno di questa fondamentale infrastruttura e rispetto le modalità e i tempi scelti dagli organizzatori», precisa il sindaco. Poi il però: «Per impegni assunti in precedenza il 27 settembre non potrò essere fisicamente presente». Una formula istituzionalmente ineccepibile che evita a Lo Russo di aprire un fronte con i promotori e, nello stesso tempo, lo tiene lontano da una manifestazione sulla quale da giorni si addensano dubbi proprio all’interno del fronte favorevole all’opera. E, non ultimo, gli risparmia l’imbarazzo di ritrovarsi, da sindaco del Pd, in una piazza indigesta agli alleati di Avs e agli aspiranti compagni di viaggio del M5s nel campo largo, entrambi contrari alla Torino-Lione.

Le defezioni eccellenti

La prima a sfilarsi era stata Giovanna Giordano, una delle madamine protagoniste della mobilitazione del 2018. Allo Spiffero aveva spiegato che le condizioni di otto anni fa non esistono più: allora bisognava reagire a un governo che metteva in discussione l’opera e a una sindaca che aveva dichiarato Torino No Tav; oggi, con i cantieri aperti e l’infrastruttura decisa, una nuova prova muscolare rischia semmai di trasformarsi in un favore agli avversari. Dietro l’iniziativa, aveva aggiunto, intravedeva soprattutto una «ricerca di visibilità» da parte dei promotori.

Ancora più duro Stefano Esposito, per anni uno dei più combattivi sostenitori della Torino-Lione nel Pd e fuori dal Pd. «Una manifestazione inutile, che rischia di rivelarsi pure dannosa», l’aveva definita sulle nostre colonne. Secondo l’ex senatore servirebbe piuttosto un luogo di approfondimento, magari un teatro, nel quale aggiornare dati, traffici, costi e ragioni dell’opera. «Non si legano le buone ragioni dell’opera alla ricerca di visibilità da parte di qualcuno», aveva detto, accusando inoltre gli organizzatori di voler usare la piazza per «prendere in castagna Lo Russo e il Pd».

Un giudizio che non assolve affatto i dem. Anzi. Esposito aveva contemporaneamente puntato il dito sulle contraddizioni di un partito che sostiene formalmente la Torino-Lione nelle istituzioni, mentre una parte dei suoi amministratori locali continua a marciare insieme al fronte contrario all’opera.

Cirio: meglio Chiomonte

Persino Alberto Cirio, che domani invece sarà presente, avrebbe preferito un’altra soluzione. Come rivelato dallo Spiffero, il presidente della Regione aveva prospettato a Mino Giachino un flash mob direttamente al cantiere di Chiomonte, ritenendolo più efficace e soprattutto meno esposto al rischio di un confronto impietoso con i numeri del 2018. Giachino ha tenuto il punto e Cirio, dopo aver aderito, non si è tirato indietro. Vengo anch’io, ma preferivo di no.

Dall’altra parte, Igor Boni e lo stesso madaMino hanno respinto l’idea che il successo dell’iniziativa possa essere misurato contando le teste. «Se è giusto manifestare per una causa ci vado anche da solo», aveva detto Boni, mentre gli organizzatori hanno progressivamente presentato l’appuntamento più come una lunga testimonianza pubblica che come la riedizione della manifestazione delle madamine. E adesso Giachino rilancia.

Giachino: un servizio al Paese

«La manifestazione a sostegno della Tav di domani a Torino è un servizio al Paese e al lavoro. A noi non interessano le polemiche: accoglieremo tutti con grande affetto e disponibilità», afferma l’ex sottosegretario nell’ultimo governo Berlusconi, annunciando la presenza di «imprenditori importanti, uomini di cultura importanti e tante famiglie». Unico leader nazionale ad aver annunciato la partecipazione è Carlo Calenda, leader di Azione.

Il punto su cui Giachino insiste è soprattutto l’ordine pubblico. Torna all’assalto del 25 luglio al cantiere di Chiomonte e avverte che quanto accaduto potrebbe essere soltanto «la prova per cose peggiori» quando inizieranno i lavori all’aperto sul versante italiano. Chiama in causa Askatasuna, ricorda gli interventi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell’arcivescovo di Torino Roberto Repole e denuncia i ritardi accumulati dall’opera, che secondo lui avrebbero già prodotto tre miliardi di maggiori costi.

È questa, del resto, la seconda gamba scelta per la convocazione di domani: non soltanto «Sì alla Tav», ma anche «No alla violenza». Un modo per legare il sostegno all’infrastruttura a quanto accaduto questa estate in Valsusa.

La Cisl torna in piazza

Su questo terreno arriva anche un’adesione pesante, quella della Cisl, che sarà in piazza come lo fu nel novembre 2018 e nell’aprile 2019. I segretari generali di Torino e Piemonte, Giuseppe Filippone e Luca Caretti, rivendicano una partecipazione «assolutamente autonoma ed equidistante da tutte le forze politiche» e fondata su due ragioni. La prima è il rifiuto della violenza: «Il dissenso è legittimo, la violenza mai». La seconda è il valore strategico attribuito alla Torino-Lione per «lavoro, imprese, competitività, collegamento con l’Europa».

Una presenza che offre agli organizzatori una sponda importante proprio mentre si allunga la lista dei sostenitori dell’opera che, per una ragione o per l’altra, domani non saranno sotto il municipio.

A che serve?

Ed è qui che sta tutta la differenza rispetto a otto anni fa. Nel 2018 la piazza serviva a dimostrare che Torino non era quella raccontata dalla maggioranza Cinquestelle che governava la città e che esisteva una parte consistente della società civile pronta a battersi per impedire che la Torino-Lione venisse fermata. Oggi quasi tutti dicono Sì Tav, l’opera procede e la discussione dentro lo stesso fronte favorevole si è spostata su un’altra domanda: serve davvero una manifestazione per difendere un’opera che nessuno, nelle istituzioni, sta più mettendo seriamente in discussione?

Giachino risponde sì e domani proverà a dimostrarlo. Giordano ed Esposito hanno già risposto no. Cirio avrebbe preferito Chiomonte ma ci sarà. Lo Russo dice sì alla Tav ma resta altrove. Alla fine, prima ancora di riempirsi, la piazzetta ha già ottenuto un risultato: far discutere molto più i Sì Tav tra loro che i Sì Tav con i No Tav.