Juventus, nono bilancio in rosso. Elkann mette mano al portafoglio
11:43 Mercoledì 30 Settembre 2026Perdita da 66 milioni, debito a 331 e nuovo aumento di capitale fino a 250 milioni, con Exor pronta a garantire. Dal 2019 ricapitalizzazioni per oltre 1,2 miliardi. Smentita l'ipotesi Ginevra alla presidenza, mentre resta l'incognita Tether
Nove bilanci, nove perdite. La Juventus chiude ancora in rosso e allunga una serie che ormai non può più essere liquidata come una parentesi. L’esercizio al 30 giugno 2026 registra una perdita consolidata di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai 58,1 milioni dell’anno precedente. E siccome anche per il 2026/2027 è previsto un risultato negativo, il consiglio di amministrazione prepara un nuovo aumento di capitale fino a 250 milioni.
A garantire, ancora una volta, c’è Exor. La holding guidata da John Elkann, azionista di maggioranza con il 65,4%, verserà subito 60 milioni in conto futuro aumento di capitale, sottoscriverà la propria quota e si è resa disponibile a garantire anche l’eventuale inoptato. Una rete di protezione che conferma quanto il progetto di riportare la Juventus verso un equilibrio economico autonomo resti ancora un obiettivo da raggiungere.
Perché il dato dei 66 milioni racconta soltanto l’ultima stagione. Allargando lo sguardo, negli ultimi sette esercizi le perdite accumulate hanno superato il miliardo di euro e, se anche la nuova delega fosse utilizzata per intero, dal 2019 gli aumenti di capitale arriverebbero complessivamente a oltre 1,2 miliardi.
Ricavi, quasi 55 milioni in meno
Il primo pezzo della spiegazione sta nei ricavi e proventi, scesi dai 529,6 milioni del 2024/2025 ai 474,7 milioni del 2025/2026. Sono 54,9 milioni in meno, una flessione del 10,4%. I ricavi operativi, depurati dalle componenti più direttamente legate alla gestione dei calciatori, si sono invece attestati a 416,9 milioni, con una riduzione assai più contenuta, dello 0,7%.
La differenza si spiega soprattutto con i 51,9 milioni in meno di proventi dalla gestione dei diritti dei calciatori, voce inevitabilmente soggetta alle oscillazioni del mercato. Ma arretrano anche i diritti audiovisivi e i proventi media, diminuiti di 31,9 milioni.
Dentro quest’ultima cifra pesa parecchio la mancata partecipazione al Mondiale per Club, che nell’esercizio precedente aveva portato circa 27 milioni. A incidere c’è anche il peggior piazzamento in campionato. Nel calcio contemporaneo basta dunque scendere qualche gradino nella gerarchia delle competizioni o nella classifica nazionale perché il contraccolpo arrivi direttamente nel conto economico.
C’è però una voce che va nella direzione opposta. Sponsorizzazioni e pubblicità sono aumentate di 20,3 milioni, soprattutto grazie all’entrata a regime degli accordi con Stellantis Europe e Visit Detroit, riportando stabilmente sopra quota 120 milioni i ricavi da sponsor. E anche l’Allianz Stadium continua a funzionare. L’occupazione media ha raggiunto il 97,6% e il club ha registrato ricavi record dalle partite di campionato, dallo Stadium Tour e dal Museo. Segnali che la macchina commerciale regge meglio di quella economico-finanziaria.
La cura dimagrante funziona
Se sul fronte delle entrate il passo indietro è evidente, su quello delle uscite il lavoro di razionalizzazione produce risultati ben più visibili. I costi operativi sono diminuiti di 42,1 milioni, scendendo a 363,6 milioni. Il risparmio è distribuito su più voci. Le acquisizioni temporanee di calciatori sono costate 13,5 milioni in meno, il personale tesserato ha comportato una riduzione di 10,5 milioni, mentre altri 8,2 milioni sono stati tagliati dai costi per servizi esterni.
È probabilmente il dato che meglio segnala il cambio di impostazione rispetto agli anni in cui la struttura dei costi aveva assunto dimensioni difficilmente sostenibili. Il problema è che ridurre le spese correnti non basta quando continuano ad arrivare fatture prodotte dalle decisioni precedenti.
Sul risultato dell’esercizio hanno infatti inciso anche gli oneri non ricorrenti legati alle interruzioni anticipate dei rapporti con l’allenatore della prima squadra e il relativo staff e con l’amministratore delegato, cui si aggiungono le svalutazioni dei diritti pluriennali di alcuni calciatori e la sanzione Uefa. La Juventus, insomma, spende meno per il presente ma continua a pagare anche parte del passato. E così, nonostante 42 milioni di costi operativi tagliati, la perdita aumenta da 58,1 a 66 milioni.
Il debito sale a 331 milioni
C’è poi il versante finanziario. L’indebitamento netto post Ifrs 16 è salito dai 280,2 milioni del 30 giugno 2025 ai 331,1 milioni di un anno dopo. Sono 50,9 milioni in più. La crescita deriva soprattutto dagli esborsi netti per le campagne trasferimenti, pari a 102,4 milioni, cui si aggiungono investimenti per 35,2 milioni. Dentro quest’ultima cifra ci sono anche i 23 milioni spesi per acquistare l’immobile del J|hotel.
A fronte di queste uscite, l’attività operativa ha comunque generato un cash flow positivo per 37,8 milioni. La società tiene inoltre a distinguere la natura di una parte consistente dell’indebitamento: 190,3 milioni delle passività finanziarie sono connessi ad asset immobiliari di proprietà. Dietro quei debiti, dunque, ci sono Allianz Stadium, sede sociale, Juventus Training & Media Center della Continassa e J|hotel.
E non manca l’accesso al credito. A fine giugno il gruppo disponeva complessivamente di 519,7 milioni di linee bancarie, delle quali 298,6 milioni ancora inutilizzate. Il problema, quindi, non è quello di una società con l’acqua alla gola nell’immediato, quanto quello di un club che dopo nove esercizi consecutivi continua a non avere raggiunto un equilibrio strutturale.
Alla fine c’è sempre Exor
John Elkann può essere discusso, e tra i tifosi juventini lo è parecchio. Più difficile discutere il ruolo finanziario di Exor. La holding che controlla il 65,4% della Juventus continua, infatti, a garantire le risorse necessarie quando i conti richiedono nuovo capitale. Il consiglio di amministrazione chiederà all’assemblea degli azionisti, convocata per il 3 novembre all’Allianz Stadium, di attribuirgli una delega per aumentare il capitale a pagamento, in una o più tranche, fino a un massimo di 250 milioni, sovrapprezzo compreso.
L’operazione dovrebbe essere avviata, almeno in parte, entro la fine del 2026, se le condizioni di mercato saranno favorevoli, attraverso un aumento offerto in opzione agli azionisti. Exor ha già messo le carte sul tavolo: sottoscriverà la quota di propria competenza e si è resa disponibile a garantire anche le azioni eventualmente non sottoscritte dagli altri soci o da terzi. Nel frattempo arriveranno subito 60 milioni, versati in conto futuro aumento di capitale. Il sostegno di Elkann, dunque, non ha bisogno di dichiarazioni d’affetto. Si misura in euro.
L’incognita Tether
Questa volta, però, Exor non è l’unico azionista cui guardare. Alle sue spalle è cresciuto Tether, il colosso delle stablecoin che nel corso degli ultimi mesi ha portato la propria partecipazione a circa l’11,5%, diventando di gran lunga il secondo socio della Juve. Sul nuovo aumento di capitale non è ancora chiaro quale sarà il comportamento di Tether. La scelta non è irrilevante: sottoscrivendo integralmente la quota di propria competenza manterrebbe sostanzialmente invariato il proprio peso; in caso contrario, la ricapitalizzazione potrebbe modificare nuovamente gli equilibri azionari.
Exor, invece, ha già sgombrato il campo da ogni dubbio. Non solo sottoscriverà, ma è pronta a garantire ciò che eventualmente resterà scoperto.
Più di 1,2 miliardi dal 2019
È mettendo in fila le ricapitalizzazioni che la dimensione della vicenda diventa ancora più evidente. Se la nuova delega fosse utilizzata fino all’ultimo euro, dal 2019 gli aumenti di capitale del club bianconero arriverebbero complessivamente a oltre 1,2 miliardi. Una cifra enorme anche per un grande club europeo, accompagnata da un altro numero altrettanto pesante: negli ultimi sette esercizi il rosso cumulato ha superato il miliardo.
Naturalmente non significa che quel denaro sia semplicemente evaporato. In mezzo ci sono gli effetti della pandemia, investimenti, campagne trasferimenti, infrastrutture, mancati ricavi sportivi, cambi di gestione e ristrutturazioni. E la Juventus di oggi ha una struttura dei costi sensibilmente diversa da quella che aveva prodotto i passivi più pesanti. Ma il punto rimane. Il percorso verso la sostenibilità è stato finora finanziato attraverso ripetute e massicce iniezioni di capitale, con Exor a fare da garante ultimo.
Ginevra, una voce durata poco
Quasi per contrappasso, proprio nelle ore in cui John Elkann confermava attraverso Exor un altro sostanzioso intervento, il cognome di famiglia ha iniziato a circolare anche attorno alla poltrona più alta del club. L’indiscrezione indicava Ginevra Elkann, sorella di John e Lapo, come possibile nuova presidente della Juventus al posto di Gianluca Ferrero. Un’ipotesi che, se confermata, avrebbe riportato direttamente un membro della famiglia al vertice formale della società.
Ma la voce è durata poco e non ha trovato riscontro presso il club. Nessun cambio di presidenza risulta all’ordine del giorno e Ferrero, confermato lo scorso novembre per il triennio 2025/2026-2027/2028, resta al suo posto. Del resto Ginevra Elkann, produttrice e regista cinematografica, non ha mai avuto ruoli nel mondo del calcio. Per ora, dunque, nessuna successione familiare sulla poltrona presidenziale. Il cognome Elkann resta comunque ben presente alla Continassa, ma sul versante molto più concreto dei rapporti proprietari: la famiglia non torna alla presidenza, mentre la sua holding torna a mettere soldi.
E il decimo rosso è già previsto
Alla fine bisogna tornare al numero dal quale siamo partiti: nove. Il rosso da 66 milioni è molto lontano dai 199,2 milioni persi nel 2023/2024, il picco recente, e la riduzione dei costi mostra che il tentativo di risanamento sta producendo effetti. Ma la linea dello zero continua a rimanere dall’altra parte. E difficilmente sarà superata nel prossimo esercizio. Per il 2026/2027 la Juventus prevede infatti ancora una perdita, soprattutto per i minori ricavi conseguenti alla partecipazione all’Europa League anziché alla Champions League. Soltanto nei due esercizi successivi è previsto un progressivo miglioramento, particolarmente significativo se le performance sportive torneranno almeno in linea con la media delle stagioni precedenti.
La società ha anche fornito una misura piuttosto precisa delle necessità finanziarie. Nell’ipotesi di risultati sportivi in linea con quella media, il fabbisogno di rafforzamento patrimoniale per l’esercizio corrente e, in misura minore, per quello successivo sarebbe pari indicativamente al 45-50% dei 250 milioni messi a disposizione con la nuova delega: tra 112,5 e 125 milioni.
Il resto della delega rappresenta una riserva per sostenere la competitività sportiva, rafforzare la struttura patrimoniale, valorizzare il marchio e finanziare eventuali interventi sugli immobili strategici, a partire dall’Allianz Stadium. È questa, più dei singoli 66 milioni dell’ultimo esercizio, la fotografia che esce dai conti. La Juventus sta riducendo i costi, conserva un patrimonio immobiliare rilevante, mantiene forte la componente commerciale e può contare su linee di credito ancora largamente disponibili. Soprattutto, alle spalle ha un azionista di controllo che continua a garantire le risorse necessarie.
Ma dopo nove bilanci consecutivi in perdita, oltre un miliardo di rosso accumulato negli ultimi sette esercizi e più di 1,2 miliardi di aumenti di capitale dal 2019, se anche la nuova operazione arriverà al massimo previsto, la questione non è più capire se Elkann possa continuare a mettere soldi nella Juventus. È capire quando la Vecchia Signora riuscirà a smettere di chiederglieli.



