Il Salone del (dis)Gusto
Juri Bossuto 06:00 Giovedì 01 Ottobre 2026
Lo scorso fine settimana il centro di Torino è stato invaso da stand, chef, degustazioni e turisti. Un esercito di produttori di eccellenze enogastronomiche ha letteralmente marciato sulla città, dividendo in due il territorio e l’opinione pubblica.
Nelle scorse edizioni, la manifestazione “Terra Madre – Salone del Gusto” era stata ospitata nei padiglioni del Lingotto e, più recentemente, sull’area di Parco Dora; quest’anno, invece, ha trovato la sua nuova collocazione nello storico salotto sabaudo. Le postazioni dedicate alle Regioni e alle aziende alimentari selezionate da Slow Food hanno occupato infatti la neonata isola pedonale di via Roma, oltre a piazza Castello, piazza Carlo Felice, piazza Carlo Alberto, piazza CLN e piazza Vittorio Veneto, creando una sorta di grande expo a cielo aperto.
La scelta di utilizzare il centro di Torino, ribaltando la precedente decisione di favorire la rigenerazione urbana in periferia, sembra rispecchiare il desiderio del suo ideatore, Carlo Petrini (scomparso nel maggio del 2026), di portare la kermesse nel cuore pulsante della città. Inoltre, quest'anno ricorrono sia il trentesimo anniversario del Salone del Gusto sia il quarantesimo di Slow Food: due traguardi importanti che, secondo gli organizzatori, meritavano di essere celebrati con una “festa diffusa” nei luoghi più aulici dell’ex capitale d’Italia.
Durante la conferenza stampa di presentazione, la Giunta comunale ha inoltre sottolineato la volontà di valorizzare il tessuto commerciale e culturale cittadino, coinvolgendo al massimo la popolazione: un mix che avrebbe dovuto unire gli espositori provenienti da tutto il mondo con chi vive e lavora quotidianamente a Torino.
Se da un lato il successo di pubblico dell’edizione appena terminata è evidente, complice l'assenza di un biglietto d’ingresso, dall'altro è altrettanto palese il caos in cui è piombata la metropoli per alcuni giorni. L’area espositiva ha letteralmente tagliato in due il centro storico, innalzando una barriera impenetrabile (fatta di fioriere e addetti alla sicurezza) che ha impedito l’attraversamento automobilistico (e ciclistico) di via Roma. Da giovedì scorso, lavoratori e residenti hanno subito pesanti disagi negli spostamenti, anche a causa della cancellazione di centinaia di parcheggi: via XX Settembre, piazza Solferino (lato sud) e via Arsenale sono state riservate alla sosta degli espositori, mentre i parcheggi sotterranei di piazza San Carlo e piazza Vittorio Veneto sono stati chiusi per le consuete ragioni di sicurezza.
Oltre a rendere infernale la vita di chi risiede o lavora nelle adiacenze dell’evento, la congestione ha penalizzato persino chi voleva semplicemente fare due passi tra gli stand di Terra Madre, rendendo proibitivo l’avvicinamento e il posteggio della propria auto. Il colpo di grazia alla pazienza dei torinesi è arrivato però dalla deviazione di una ventina di linee del trasporto pubblico, avvenuta senza alcuna indicazione alle fermate. Molti utenti sono saliti su bus e tram convinti di seguire il percorso abituale, per poi ritrovarsi altrove: il 13, ad esempio, ha percorso un tratto solitamente riservato alla linea 10 e, a causa della totale mancanza di avvisi, numerosi passeggeri diretti a Santa Rita sono finiti ad attraversare corso Vittorio Emanuele II, in direzione Porta Nuova.
Il restyling di via Roma, inaugurato in grande stile, ha offerto una pavimentazione fiammante ai padiglioni del Salone, esponendo però il nuovo selciato a un duro stress test. Il materiale lapideo appena posato (già sostituito nel tratto verso via Santa Teresa a causa della sua evidente fragilità) si sta dimostrando estremamente sensibile alle macchie d’unto e alle strisciate degli pneumatici.
Il centro città sta mutando rapidamente in un luogo insostenibile e ricco di stridenti contraddizioni. Quella più amara vede una manifestazione dedicata al miglior cibo del pianeta spartire gli spazi espositivi con i senzatetto che dormono sotto la Galleria San Federico o in piazza Carlo Alberto. Raggiungere via Roma significa spesso attraversare angoli in cui ristagna un forte odore di urina, e dove sovente è necessario fare lo slalom per evitare i bisogni umani lasciati a terra, come accade ad esempio in via Bertola, vicino a via Viotti.
Appena chiusi i battenti di Terra Madre sono iniziate le riprese cinematografiche di un film ambientato a Parigi: un’ennesima sofferenza piombata sull’esistenza quotidiana di lavoratori e residenti. L’amministrazione cittadina sembra voler imporre mega eventi e fiere senza costruire momenti di dialogo, e confronto, con chi vive in città: la “milanesizzazione” di Torino non prevede riflessione su coloro che la abitano rendendola davvero viva (tutti i giorni dell’anno).
Miseria e nobiltà; traffico in tilt e degustazioni d’élite; lavoratori in ritardo e mezzi pubblici deviati; cene gourmet, calici di buon vino e persone che dormono all’addiaccio. La Torino di Bloomberg è servita, ma è meglio fare attenzione: non è garantita da Slow Food e rischia di avere l’aspetto di un pasticcino avvelenato.



