ECONOMIA DOMESTICA

Silicon Box, il chip si sblocca: superato lo scoglio Invitalia

Via libera al progetto da 3,2 miliardi e agli 1,3 di sostegno pubblico. Si chiude la lunga istruttoria, ora la palla passa al commissario Canelli per le autorizzazioni. Ruspe ad Agognate attese in primavera, quasi due anni dopo le prime previsioni

Dopo oltre due anni di annunci, passaggi intermedi, rassicurazioni e soprattutto rinvii, per Silicon Box arriva finalmente il timbro di Invitalia. Il consiglio di amministrazione ha dato il via libera al “Vulcan Project”, il maxi investimento da 3,2 miliardi di euro con cui la società di Singapore vuole costruire ad Agognate, alle porte di Novara, la sua prima fabbrica europea.

La delibera approva il sostegno pubblico da 1,3 miliardi, previsto attraverso il Fondo per il settore dei semiconduttori nell’ambito del Chips Act europeo, e chiude così la lunga istruttoria tecnica e finanziaria condotta dall’Agenzia. Un passaggio tutt’altro che formale, visto che proprio attorno alle condizioni del contratto di sviluppo si era inceppato per mesi un progetto che, quando venne annunciato nell’estate del 2024, sembrava destinato a procedere assai più velocemente.

Adesso il calendario prevede la firma della determina e la consegna del progetto entro la fine dell’anno. Poi toccherà al commissario straordinario, il sindaco di Novara Alessandro Canelli, condurre l’ultimo tratto dell’iter per arrivare all’autorizzazione unica. L’obiettivo dichiarato è aprire il cantiere nella primavera del 2027. Un obiettivo che, dopo quanto accaduto finora, sarà inevitabilmente la nuova data da cerchiare in rosso.

Dal 2025 al 2027

Per misurare la distanza tra le previsioni iniziali e la situazione attuale basta riavvolgere il nastro. Quando il 28 giugno 2024 Silicon Box annunciò ufficialmente la scelta di Novara, la stessa società indicava l’inizio della costruzione nella seconda metà del 2025, con l’avvio della produzione previsto nel 2028. Il progetto prometteva – e continua a promettere – 1.600 posti di lavoro diretti, oltre a migliaia di occupati nell’indotto, nella costruzione e nella logistica.

La fabbrica sarà dedicata alle fasi più avanzate di back-end della produzione dei semiconduttori: integrazione dei chiplet, packaging e testing. Un segmento strategico perché oggi largamente concentrato in Asia e sempre più importante per intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni, automotive e veicoli elettrici. Novara aveva battuto la concorrenza di altre aree italiane e il Piemonte salutò l’arrivo della multinazionale come l’inizio di una sorta di Silicon Valley subalpina.

Il sì di Bruxelles

Il primo grande ostacolo era rappresentato dall’entità dell’intervento pubblico. Su un investimento complessivo di 3,2 miliardi, lo Stato italiano ne mette infatti circa 1,3, sotto forma di sovvenzione diretta. Una quota rilevantissima che rendeva indispensabile il via libera europeo sugli aiuti di Stato.

Bruxelles lo concesse nel dicembre 2024, ritenendo la misura compatibile con le regole comunitarie e coerente con gli obiettivi del Chips Act: ridurre la dipendenza europea dall’Asia e rafforzare sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia tecnologica. Silicon Box si è impegnata, tra l’altro, a produrre ricadute sull’intera filiera europea, contribuire allo sviluppo delle tecnologie di packaging avanzato e assicurare priorità alle forniture strategiche in caso di crisi. Allora dalla Regione Piemonte arrivò un annuncio piuttosto netto: il via libera europeo venne definito “l’ultimo tassello” e l’obiettivo ribadito era quello di aprire i cantieri entro il 2025. Non sarebbe andata così.

Arriva il commissario

Nel febbraio 2025 il Governo e la Regione scelsero Canelli come commissario straordinario per accelerare le procedure. Anche in quell’occasione il cronoprogramma indicava l’apertura del cantiere entro la fine dello stesso anno. Nel frattempo Silicon Box aveva individuato i progettisti e tutto sembrava pronto per imboccare la fase realizzativa.

Ancora nel luglio 2025, durante il primo confronto con i sindacati, si parlava delle prime assunzioni a metà 2027 e dell’entrata in funzione dello stabilimento nel 2028. L’impianto, insieme al centro ricerche e al polo logistico, dovrebbe occupare un’area di circa 600 mila metri quadrati. Ma mentre sul territorio ci si preparava alla futura domanda di tecnici e lavoratori specializzati, a Roma la pratica rallentava.

L’incaglio su Invitalia

Il nodo emerse chiaramente alla fine del 2025. L’iter del contratto di sviluppo gestito da Invitalia era ancora sottoposto ad approfondimenti. In Consiglio regionale la Giunta ammise ufficialmente che era in corso una verifica sullo strumento amministrativo utilizzato per veicolare il contributo da 1,3 miliardi e che Ministero e Silicon Box stavano lavorando da settimane per completare le verifiche necessarie alla stipula.

In quelle settimane circolarono anche dubbi sulla struttura finanziaria dell’operazione e sulla consistenza dell’impegno privato rispetto alla rilevantissima quota pubblica. Questioni che alimentarono interrogazioni del Pd sia in Regione sia a Novara, mentre dagli enti locali arrivavano rassicurazioni sulla volontà di portare comunque a termine l’operazione.

Non si trattava soltanto di qualche carta mancante. Il rapporto di monitoraggio regionale relativo al secondo semestre 2025 registra che l’assistenza tecnica al Comune di Novara sulle procedure per l’autorizzazione unica era stata addirittura sospesa in attesa della definizione del contratto di sviluppo. Il progetto, insomma, non era saltato, ma era fermo proprio nel punto in cui i miliardi annunciati dovevano trasformarsi in un impegno contrattuale.

La firma dopo mesi di attesa

Lo stallo viene superato il 31 marzo 2026, quando Ministero delle Imprese, Invitalia e Silicon Box firmano finalmente l’Accordo di sviluppo. Lo stesso Mimit precisa però che il progetto è ancora “in fase di istruttoria”. Canelli, pochi giorni dopo, ammette implicitamente quanto fosse stata lunga l’attesa: quell’accordo, dice, “lo attendevamo da tempo”, ringraziando anche l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella.

A marzo arriva anche un altro tassello europeo: la Commissione riconosce allo stabilimento novarese lo status di Open EU Foundry, previsto dal Chips Act per gli impianti innovativi considerati strategici, che consente tra l’altro procedure amministrative agevolate e autorizzazioni più rapide. Ma neppure la firma dell’accordo chiude la pratica. Parte, infatti, l’istruttoria di Invitalia che deve verificare nel dettaglio sostenibilità tecnica e finanziaria del programma prima dell’assegnazione definitiva del contributo.

L’ultimo semaforo

A settembre la situazione finalmente si sblocca. Canelli annuncia la conclusione dell’istruttoria e l’arrivo imminente della delibera del Cda di Invitalia. Il 18 settembre Adolfo Urso arriva a Novara insieme al presidente della Regione Alberto Cirio e conferma che il provvedimento è atteso entro la fine del mese.

È lo stesso Canelli, però, a invitare ancora alla prudenza: dopo la delibera sarebbero comunque serviti la determina, il contratto vero e proprio, il progetto e infine le autorizzazioni urbanistiche. Solo allora, spiegava, si sarebbe potuto considerare definitivamente chiuso il lungo percorso preliminare.

Il via libera arrivato oggi dal Cda di Invitalia mette dunque fine al capitolo più delicato. Restano la determina, il progetto definitivo e soprattutto il permitting, che passerà nelle mani del commissario. Nel frattempo il calendario ha accumulato quasi due anni di scarto rispetto alla prima previsione sul cantiere: dalla seconda metà del 2025 indicata da Silicon Box nel giugno 2024 alla primavera 2027 indicata oggi. La produzione, inizialmente prevista nel 2028, resta il traguardo finale, ma inevitabilmente sarà il prossimo cronoprogramma a dire quanto quella data sia ancora realistica.

Per adesso, dopo una lunga permanenza tra annunci, istruttorie e carte bollate, i 3,2 miliardi di Silicon Box hanno superato uno degli ostacoli decisivi. Ora manca quello che a Novara aspettano dal giugno 2024: vedere le ruspe ad Agognate.

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