RETROSCENA

Il direttore dell'Asl tiene famiglia: la moglie dalla Puglia ad Azienda Zero

Alla Super Asl piemontese per gestire la comunicazione non basta l'ex capo di gabinetto di Riboldi: ingaggiata la consorte di Gorgoni. Costo: 140mila euro all'anno. La dirigente reclutata direttamente mentre sono bloccate le assunzioni di infermieri e altro personale

Da ieri la sanità del Piemonte può contare su una risorsa in più. Il rinforzo riguarda Azienda Zero, dove la “necessità di assicurare l’apporto professionale di un dirigente alla direzione strategica cui attribuire funzioni di supporto strategico, organizzativo e gestionale nelle aree della comunicazione istituzionale e formazione” viene finalmente colmata.

Si sbagliava chi credeva che il cruciale e, ovviamente, “strategico” settore della comunicazione nella Super Asl fosse già stato coperto con l’assunzione – tramite concorso brillantemente superato – di Andrea Mallai, il quale, tra le sue precedenti esperienze, vanta pure quella di capo di gabinetto di Federico Riboldi, quando l’attuale assessore meloniano alla Sanità era sindaco di Casale Monferrato.

Uno “specialista in comunicazione”, evidentemente, non bastava all’azienda diretta da Massimo D’Angelo, che ha trovato la soluzione al problema ben al di fuori dei confini regionali. Arriva infatti dall’Asl di Barletta-Andria-Trani la dirigente Maria Micaela Abbinante, la quale – come si legge nella delibera firmata da D’Angelo – “ha manifestato la volontà di accedere in posizione di comando presso Azienda Sanitaria Zero”.

Ricongiungimento familiare

Una volontà ben più che comprensibile, quella della dirigente, vista la distanza tra la Puglia, dove presta servizio all’Asl, e il Piemonte, dove suo marito Giovanni Gorgoni un’Asl la dirige: precisamente quella di Asti.

Una sorta di ricongiungimento familiare, favorito da quella necessità comunicativa che dal massimo vertice della sanità piemontese si propaga a tutto il sistema e formalizzato attraverso l’istituto del comando: l’Asl pugliese “cede” temporaneamente la dirigente ad Azienda Zero, che provvede a rimborsarne il costo. Spesa prevista per la Super Asl, per il periodo dal 1° ottobre 2026 al 20 settembre 2027: 140.652 euro. Un importo – direbbero i maligni – con cui si pagano tre, forse quattro infermieri. Professionisti di cui non c’è certo meno bisogno che di esperti in comunicazione.

Il blocco delle assunzioni

Ma – osserverebbe sempre chi pensa male – il reclutamento degli infermieri è congelato da quell’invito a soprassedere alle assunzioni di personale contenuto nella lettera firmata dallo stesso assessore e dal direttore regionale Antonino Sottile, nella quale si annunciava l’ancora attesa verifica sull’impiego delle risorse umane e finanziarie da parte delle Asl, compresa quella Super.

Si dirà che, nel caso della dirigente, si tratta di un comando e non di un’assunzione. Vero. Ma la richiesta di Azienda Zero all’Asl pugliese per ottenere l’autorizzazione parte il 21 luglio scorso, esattamente 18 giorni dopo la circolare firmata da Riboldi e Sottile. Quella che ha sollevato, e continua a sollevare, tante proteste per il veto alle assunzioni. Un blocco che riguarda personale la cui funzione per la salute dei cittadini è, senza dubbio, più rilevante rispetto a quella di assicurare la comunicazione istituzionale.

Dalla Puglia con amore

Che per quest’ultima Azienda Zero abbia scelto un profilo all’altezza è fuori discussione: Abbinante – come si legge in un suo profilo – è giornalista, comunicatrice pubblica ed è stata, tra l’altro, referente aziendale di progetti di promozione della salute della Regione Puglia.

Se non dubbi, almeno qualche perplessità è difficile che non la susciti la decisione di Azienda Zero di rafforzare ulteriormente la propria comunicazione, tanto più senza ricorrere a un concorso, bensì attraverso una scelta diretta che comporterà un esborso di oltre 140mila euro, mentre le assunzioni sono di fatto bloccate.

La dirigente, su Facebook, scrive: “Si apre una nuova stagione di vita e professionale, in Azienda Zero in Piemonte”. Dove, incidentalmente, Asti è molto più vicina a Torino di quanto non lo sia Barletta.

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