ECONOMIA DOMESTICA

Caro benzina, in Piemonte stangata da 807 milioni

Nonostante il price cap, nel 2026 la spesa per i carburanti sale del 19,7% e sfiora i 4,9 miliardi. Torino quinta provincia italiana per rincari in valore assoluto, con 334 milioni in più. Alessandria registra l’aumento percentuale più alto in regione: +21%

Il price cap messo in campo dalle compagnie petrolifere prova a mettere un freno alla corsa dei carburanti, ma per famiglie e imprese piemontesi il conto resta pesantissimo. Nel 2026 la spesa per benzina e gasolio in Piemonte è destinata a sfiorare i 4,9 miliardi di euro, contro i 4,093 miliardi dello scorso anno: 807 milioni in più, pari a un aumento del 19,7%. Tradotto su base mensile, sono 67,2 milioni di euro in più che escono dalle tasche di automobilisti e aziende della regione.

È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha calcolato l’impatto dei rincari ipotizzando nel 2026 gli stessi consumi dell’anno precedente. Nella graduatoria nazionale il Piemonte è nono per maggiore aggravio mensile, dietro Puglia e davanti alla Calabria.

Torino quinta in Italia

A tirare verso l’alto il dato piemontese è soprattutto Torino. La provincia passa da una spesa stimata di 1,748 miliardi nel 2025 a 2,082 miliardi nel 2026: 334 milioni in più nell’arco dell’anno, con un incremento del 19,1%. Significa un aggravio medio di 27,8 milioni al mese.

Una cifra che colloca il capoluogo piemontese addirittura al quinto posto in Italia tra le province dove il caro-carburante presenta il conto più salato in valore assoluto. Peggiore situazione solo a Roma, con 68,5 milioni in più al mese, Milano con 49,5, Napoli con 39,6 e Brescia con 31,2. Subito dopo Torino viene Bari, a 25,6 milioni. La Cgia spiega il primato delle grandi aree metropolitane con il numero di residenti e di vetture immatricolate, cui si aggiunge la forte presenza di mezzi pesanti delle imprese di autotrasporto.

Alessandria seconda, poi Cuneo

Ma il rincaro non si ferma sotto la Mole. Anzi, in termini percentuali è Alessandria a registrare l’aumento più pesante tra le province piemontesi. La spesa sale da 836 milioni a 1,012 miliardi, con un aggravio di 176 milioni l’anno, pari al 21%, e 14,7 milioni in più ogni mese. Nella classifica nazionale Alessandria è al 23° posto per incremento mensile. Segue Cuneo, dove si passa da 517 a 622 milioni: 105 milioni in più, +20,2%, equivalenti a 8,7 milioni al mese. Novara sale invece da 380 a 454 milioni: 74 milioni in più, +19,4%, con un aggravio mensile di 6,2 milioni.

Più contenuti in valore assoluto, ma tutt’altro che irrilevanti, gli aumenti nelle altre province. Ad Asti la spesa passa da 179 a 214 milioni, con 36 milioni in più (+20%) e un rincaro mensile di 3 milioni. A Vercelli si sale da 160 a 191 milioni: +31 milioni (+19,5%), ovvero 2,6 milioni al mese. Biella passa da 145 a 173 milioni, con 28 milioni in più (+19,2%) e un aggravio mensile di 2,3 milioni. Chiude il Verbano-Cusio-Ossola, da 128 a 151 milioni: +24 milioni, +18,5%, pari a 2 milioni al mese.

Messi insieme, gli otto territori piemontesi restituiscono dunque gli 807 milioni di maggiore spesa stimati dalla Cgia. Torino da sola ne assorbe oltre il 40%.

Il price cap non basta

Il dato arriva proprio mentre Eni e altre compagnie hanno deciso di introdurre per ottobre un tetto temporaneo ai prezzi di benzina e diesel. Una misura che attenua l’impatto, senza però cancellare gli aumenti accumulati. Secondo la Cgia, rispetto allo scorso anno famiglie e imprese italiane spenderanno in ottobre circa 1,1 miliardi in più per fare rifornimento. Dall'inizio del conflitto, il prezzo medio della benzina è aumentato del 29,1%, quello del gasolio addirittura del 36,6%.

Il grafico mostra con chiarezza l'impennata nel corso dell’anno: a gennaio la benzina self-service viaggiava mediamente a 1,64 euro al litro e il gasolio a 1,67; nella settimana dal 21 al 27 settembre si era arrivati rispettivamente a 2,16 e 2,35 euro.

In Italia 13,6 miliardi in più

Allargando lo sguardo al Paese, le dimensioni del salasso diventano ancora più evidenti. La Cgia stima per il 2026 una spesa complessiva per benzina e gasolio di 80,575 miliardi, contro i 66,919 miliardi del 2025: 13,657 miliardi in più, pari al 20,4%.

La Lombardia guida la graduatoria regionale con un aggravio medio di 163,9 milioni al mese, seguita da Emilia-Romagna (111,1), Veneto (106,1), Lazio (104,7), Sicilia (91,9) e Campania (89). Il Piemonte, con i suoi 67,2 milioni, occupa appunto la nona posizione. In termini territoriali l’incremento percentuale maggiore grava sul Mezzogiorno, +21,1%, contro il +19,6% del Nord-Ovest.    

Le stime vanno però lette tenendo presente il metodo utilizzato. La Cgia assume per quest’anno gli stessi consumi del 2025 e considera un prezzo medio annuo di 1,950 euro per la benzina e 2,050 per il gasolio. Valori, peraltro, inferiori a quelli effettivamente rilevati dal Mase nell’ultima settimana di settembre. Se quei prezzi restassero costanti anche nell’ultimo trimestre, dunque, il conto potrebbe rivelarsi ancora più pesante.

Accise, il confronto con il 2022

La Cgia mette sul tavolo anche il confronto con quanto accadde quattro anni fa. Dal 19 marzo scorso il governo Meloni ha adottato 13 provvedimenti contro il caro-carburante: le riduzioni delle accise sono costate allo Stato 2,1 miliardi, ai quali si aggiungono circa 500 milioni di crediti d’imposta destinati soprattutto ad autotrasportatori, agricoltori e pescatori. In tutto 2,6 miliardi.

Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il governo Draghi mantenne invece la riduzione delle accise per otto mesi, mettendo sul piatto complessivamente 7,3 miliardi. La Cgia sottolinea che gli scenari non sono perfettamente sovrapponibili, ma chiede a Bruxelles di concedere agli Stati membri una flessibilità sui vincoli di bilancio analoga a quella adottata allora.

L’altra strada indicata passa per la spesa pubblica. Nel 2026, al netto degli interessi, dovrebbe sfiorare i 1.090 miliardi: una riduzione dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi. L’associazione richiama inoltre i circa 130 miliardi di agevolazioni fiscali, tra deduzioni e detrazioni, proponendo una loro razionalizzazione per reperire risorse contro il caro energia.

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