Lo Russo in marcia verso il bis
(e guarda già a Valle)
Davide Depascale 17:22 Sabato 03 Ottobre 2026
Primo vertice della coalizione per le Comunali del prossimo anno. Al consigliere regionale dem il compito di coordinare il tavolo e tenere insieme decine di sigle. Porta aperta ai 5 Stelle, Azione si avvicina. E sullo sfondo prende forma il possibile successore del sindaco
Il tendone è stato montato. Adesso bisogna capire chi resterà dentro fino alle Comunali del 2027 e, soprattutto, se tutte le anime accorse sotto la stessa copertura riusciranno davvero a convivere. Ma mentre Stefano Lo Russo prepara la corsa per il secondo mandato, c’è già chi guarda molto più avanti. Fino al 2032.
Il nome attorno al quale iniziano a concentrarsi i retroscena è quello di Daniele Valle. Consigliere regionale del Partito democratico, già figura centrale negli equilibri dem torinesi, Valle è stato confermato dal sindaco nel ruolo di coordinatore del tavolo della coalizione, incarico che aveva già ricoperto nella precedente campagna elettorale. Toccherà ancora a lui tenere i fili, convocare gli incontri, mediare tra sensibilità spesso molto distanti e provare a trasformare un affollato elenco di sigle in un’alleanza elettorale vera.
Formalmente è un ruolo organizzativo. Politicamente pesa molto di più. E c’è chi legge la scelta come un altro passo nel consolidamento di un rapporto sempre più stretto tra Lo Russo e Valle. Il sindaco resta il punto di equilibrio della coalizione e il candidato naturale per il 2027; il consigliere regionale diventa il suo braccio operativo nel cantiere elettorale. Da qui le voci, attendibili quanto sono le indiscrezioni, su un percorso più lungo: un ingresso di Valle nella prossima giunta, magari con un ruolo di primo piano, e poi la candidatura a sindaco nel 2032, quando Lo Russo, in caso di rielezione, avrebbe esaurito il secondo mandato. Chissà.
Tre ore sotto il tendone
Il primo tavolo si è riunito questa mattina nella Sala Congregazioni di Palazzo Civico. Circa tre ore di confronto, dalle 9.30 alla mezza, per mettere insieme la maggioranza che ha governato Torino in questi cinque anni e una serie di forze civiche, centriste, liberali e riformiste che Lo Russo vorrebbe coinvolgere nel percorso verso il voto. Più che una riunione per chiudere accordi, è stata una conta politica preventiva: capire chi c’è, chi potrebbe esserci e, soprattutto, a quali condizioni.
Lo Russo ha indicato la formula con cui provare a tenere insieme la coalizione: una doppia cornice. La prima è valoriale, abbastanza larga da consentire alle diverse forze progressiste e riformiste di riconoscersi in un terreno comune. La seconda è amministrativa e parte da un giudizio positivo sul lavoro svolto dalla giunta negli ultimi cinque anni. È su queste due gambe che il sindaco vuole costruire la piattaforma del 2027.
I capitoli principali sono tre: sicurezza e coesione sociale; lavoro e sviluppo; ambiente e qualità della vita. Una sintesi volutamente ampia, dentro la quale Lo Russo prova a far convivere la sinistra ambientalista con i moderati, i civici con i liberaldemocratici, chi vuole spingere sull’intervento pubblico e chi mette al centro impresa, innovazione e infrastrutture. Tutto relativamente semplice finché si resta ai titoli. Molto meno quando si entra nei dossier concreti.
I soliti dissidi
Le divergenze sono emerse subito sui temi che da anni attraversano il centrosinistra torinese. Il primo è la Tav. La componente più moderata e riformista resta convintamente favorevole all’opera, mentre una parte della sinistra mantiene una posizione contraria o fortemente critica. Non è un dettaglio: mentre a Palazzo Civico si ragionava su come costruire un percorso unitario, esponenti di Avs si preparavano alla marcia No Tav contro la bretella Avigliana-Orbassano.
L’altro nodo è Askatasuna. Lo Russo ha difeso il percorso istituzionale avviato dall’amministrazione, poi definitivamente saltato con lo sgombero del centro sociale. Anche qui le letture nella coalizione restano differenti. Il sindaco, però, non sembra intenzionato a inseguire un’unanimità impossibile. La linea è un’altra: individuare una “cornice” sufficientemente solida da consentire alla coalizione di reggere anche quando sui singoli dossier le posizioni divergono. È probabilmente questo il lavoro più delicato che toccherà a Valle: non eliminare le differenze, ma impedire che diventino veti incrociati.
Cadono i veti sui 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle non era al tavolo e neppure era stato invitato a questo primo appuntamento. Ma la novità politica rispetto a cinque anni fa sta proprio nel fatto che la porta non viene più sbattuta. «Rispetto a cinque anni fa siamo meno rigidi», ha spiegato Lo Russo, richiamando implicitamente una stagione nella quale il perimetro della coalizione era stato costruito anche attraverso un netto argine ai pentastellati. Oggi il clima è diverso. Non significa che un accordo esista, né tantomeno che sia vicino. Significa che il sindaco non vuole precluderselo. Anche Valle ha lasciato aperto il varco: se lungo il percorso ci saranno le condizioni per allargare il tavolo senza modificare la cornice valoriale e politica indicata, il confronto potrà ampliarsi.
Sul tema, insomma, la palla passa ai Cinque Stelle. La distanza rimane significativa e dentro lo stesso Movimento le posizioni sull’alleanza torinese non sono affatto univoche. Ma il fatto stesso che il veto preventivo non sia più la premessa del ragionamento segna un cambiamento rispetto al 2021. E pure Mimmo Portas, che cinque anni fa dei grillini non voleva neppure sentir parlare e pretese un “lodo” scritto dall’allora candidato sindaco, ha ormai abbandonato le barricate.
Campo larghissimo
A dare il senso dell’operazione basta l’elenco dei presenti. Per il Pd, oltre a Lo Russo e Valle, c’erano il segretario metropolitano Marcello Mazzù e il capogruppo in Sala Rossa Claudio Cerrato. Per la componente di Sinistra Italiana di Avs, i consiglieri Sara Diena ed Emanuele Busconi e il segretario provinciale Alberto Re; per Europa Verde i portavoce cittadini Erica Bevilacqua e Vito Rosiello.
I Moderati, senza Portas, erano rappresentati dall’assessora Carlotta Salerno e dal consigliere Simone Fissolo. Per Demos c’era la consigliera Elena Apollonio. Per +Europa il coordinatore Luca Fiorentino, che nel confronto ha rivendicato una maggiore considerazione del ruolo del partito da parte del Pd. Per il Psi, Alessandro Scopel.
Italia Viva, senza la consigliera regionale Vittoria Nallo e il segretario cittadino Davide Neku, impegnati alla Leopolda, ha partecipato con il coordinatore territoriale Roberto Gentile. Torino Domani con l’assessore Francesco Tresso e la consigliera Tiziana Ciampolini. Nell’area civica, l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino per Civici al Centro e Pino De Michele dell’Alleanza dei Democratici. E poi la fascia politicamente più mobile: Albe Tani per Volt Europa, Riccardo Sandretto per Ora!, Francesco Aglieri Rinella per il Partito Liberaldemocratico e la deputata Daniela Ruffino per Azione. È soprattutto da queste parti che si misurerà la capacità del tendone di allargarsi senza strapparsi.
Ruffino si avvicina, Ora! e Pld guardinghi
Dal tavolo Azione è uscita con parole di apertura. Ruffino ha chiarito che il partito ha scelto di esserci e ha indicato in Lo Russo il garante del percorso. Innovazione, vivibilità, sicurezza, sviluppo della città e aeroporto sono alcuni dei temi sui quali Azione vuole misurarsi. Anche sulle questioni più divisive, dalla Tav ad Askatasuna, la deputata ha mostrato fiducia nella capacità del sindaco di tenere la barra.
Più autonoma la posizione di Ora!. Sandretto ha parlato di un confronto utile, con punti di accordo ma anche incompatibilità evidenti, citando proprio Tav e Askatasuna. La missione dichiarata del movimento resta, almeno per ora, la costruzione di un’alternativa pragmatica ai due poli.
Una linea simile, sul piano dell’autonomia, è quella del Partito Liberaldemocratico. Aglieri Rinella ha rivendicato il dialogo con tutte le forze interessate al futuro della città, senza considerarlo automaticamente un ingresso in coalizione. Il Pld punta su aerospazio, difesa, cybersecurity, intelligenza artificiale, tecnologie dual use, nuovo ospedale e trasporto pubblico, con una marcata attenzione alla vocazione industriale e tecnologica di Torino. Insomma, tutti al tavolo. Ma non tutti già arruolati.
Il listone può aspettare
Nel vertice non si è ancora entrati nel merito di una possibile lista del sindaco capace di riunire le forze minori dell’area moderata e civica. L’ipotesi esiste e Lo Russo non l’ha esclusa, ma non è ancora il momento di mettere sul tavolo simboli, candidature e quote. Prima viene il perimetro politico, poi il programma. Solo dopo si discuterà della forma elettorale con cui presentarsi ai torinesi. Anche perché la galassia centrista è in movimento e non tutte le sue componenti hanno già deciso dove stare. Forzare adesso una sintesi potrebbe produrre l’effetto contrario.
Il prossimo incontro dovrebbe essere convocato tra due o tre settimane. A far partire le telefonate, incastrare le agende e preparare il tavolo sarà ancora Daniele Valle.
Il regista guarda al 2032
Lo Russo è il sindaco, il candidato e il garante della coalizione. Valle torna a esserne il regista organizzativo. Una divisione dei ruoli che può essere letta semplicemente per quello che è: affidare a una figura politica esperta il compito di seguire un dossier complesso mentre il sindaco continua a governare la città. Ma la politica vive anche di segnali. E quello arrivato oggi è che Valle viene collocato nel cuore della macchina che dovrà costruire il secondo mandato di Lo Russo. Un ruolo che gli consentirà di dialogare con tutti i partiti, misurare rapporti di forza, costruire relazioni, mediare i conflitti e diventare uno dei riferimenti di una coalizione che, se vincerà nel 2027, prima o poi dovrà interrogarsi anche sul proprio futuro.
Da qui nasce il retroscena più suggestivo: Valle possibile vicesindaco nella prossima giunta e, cinque anni più tardi, candidato alla successione. È uno scenario, non un piano già definito, e sei anni in politica sono un’eternità. Ma intanto Lo Russo gli ha affidato le chiavi del tendone. Quelle del 2027, per ora. Per quelle di Palazzo Civico nel 2032 c’è ancora parecchio tempo.



