TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Cuperlo “è la nostra ultima chance”

Colto, autorevole e compassato: l'unico in grado di costruire un partito di sinistra post-ideologico. Il ritratto umano e politico di quello che potrebbe diventare il nuovo leader del Pd nelle parole di Gatti, suo antico compagno d'arme nella Fgci

No, non è un’invenzione. Quand’anche uscita dal cilindro del cappellaio matto collettivo qual è diventato il Pd, la candidatura di Gianni Cuperlo «ha una solida caratura politica, nulla da spartire con i giochetti di palazzo o escamotage di bassa lega». Fabrizio Gatti conosce bene questo “triestino triste che sembra uscito dalle pagine di Musil”, appartiene alla stessa nidiata di figiciotti che si è trovata a portare il peso della prima grande rupture, negli anni della svolta di Achille Occhetto, con il cambio di nome e simbolo, la scissione, le lacerazioni politiche e personali. È stato il loro leader quando quel mondo di antiche certezze e agnizioni palingenetiche crollavano sotto i colpi della storia (e della cronaca). Comune radice, identiche passioni, militanza in quello sturm und drang adolescenziale stemperato dalla severa disciplina comunista: una scuola che in passato aveva forgiato le prime linee di dirigenti del Partito. Ed è stato sul punto di diventare lui, il torinese Gatti che all’epoca dirigeva la Fcgi locale ed era appena stato promosso nella segreteria nazionale a fianco di Pietro Folena, il numero uno. Toccò infatti all’allora promettente compagno Gatti portare il contributo dell’organizzazione giovanile al XVII Congresso, celebrato a Firenze: un onore che, nella liturgia comunista, spettava solo a chi aveva le stigmate del futuro leader. Alla fine scelsero il più eterodosso rispetto alla tradizione. Eterodosso, ricorda Folena, per tre diverse ragioni: «Perché triestino, perché aveva studiato al Dams e perché era anche personalmente, come stile, quanto di più lontano dal funzionario di partito». Non era il più popolare e non aveva nessuna cordata di sostenitori. Nonostante questo, dice Folena, «decidemmo di puntare su di lui». Di quella covata di comunisti in erba facevano parte, tanto per dire, Nichi Vendola, Giorgio Airaudo e Federico Bellono. Poi Gatti, tranne una breve parentesi da consigliere comunale di Torino, si dedicò alla carriera professionale, con risultati non meno brillanti. Oggi è vicepresidente di Finpiemonte, la finanziaria della Regione.

 

«È uomo di composizione, mai di rottura – dice Gatti – un tratto che forse gli deriva dalle sue origini in una terra di confine, in cui sei costretto a misurarti con i diversi punti di vista e le contaminazioni culturali. Un politico a tutto tondo, preparato e colto, autorevole come ha dimostrato in Commissione giustizia». Non sembra neanche un politico, dicono i suoi estimatori, nel senso che è uno che legge libri (persino di letteratura), che viaggia, va la cinema, cucina. Ha mille interessi e curiosità, e da tempo ha superato quella visione cupa da funzionario di partito per cui tutta l’esistenza si compone negli ambiti della politica. Da qui il pregiudizio – oltre quello di essere un dalemiano, ovvio – che tanti antipatizzanti propalano: tra le sue tante passioni manca la politica: scambiando forse il suo stile compassato, refrattario alle risse e ai ring televisivi, come anemia politica.

 

L’uomo giusto, l’unico forse che potrebbe riuscire nell’impresa di costruire «un partito di sinistra post-ideologico», scommette Gatti. «L’analisi dell’ultimo voto presenta un quadro inequivocabile: per i tre quarti l’elettorato ha scelto formazioni non ideologiche. Persino la destra, che infatti ha visto emorragie di consensi verso Grillo, non ha più nulla da spartire con quell’impianto della rivoluzione liberale di vent’anni fa. E noi invece ci balocchiamo ancora su formule incomprensibili». Cuperlo sarebbe in grado di far compiere al centrosinistra questo salto culturale, ancor prima che politico? «Non ho dubbi. Ha qualità e autorevolezza per riuscire. Sempre che il partito sopravviva a questa orgia centripeta».

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    13:27 Lunedì 06 Maggio 2013 emillio.merighi preferirei discutere di problemi e soluzioni e poi di persone

    Con tutto il rispetto per Cuperlo, sono stufo di anteporre curricula ed endorsment all'analisi dei problemi da risolvere e alle proposte di soluzione.Poi certamente necessita la persona idonea a rappresentare la squadra preposta ad attuare le soluzioni condivise, in altre parole il leader.

Inserisci un commento