Farinetti e la legalità

In una trasmissione tv, il patron di Eataly Oscar Farinetti ha dichiarato di aver aperto diversi negozi italiani della sua fortunata catena senza avere tutte le licenze necessarie. Con questa autodenuncia, ha inteso portare l'attenzione sul noto problema della lunghezza delle pratiche burocratiche per intraprendere un'attività economica, e ha sollevato, com'era nei suoi intenti, un intenso dibattito.

 

In generale, il pubblico si è diviso tra chi ha applaudito il coraggio dell'imprenditore, vedendolo come il paladino della difficoltà di fare impresa in Italia; e chi, come il vicesindaco di Torino in pectore Stefano Lo Russo, attuale capogruppo PD, ha criticato la scelta di fregarsene delle regole e aprire lo stesso in barba ai mancati permessi.

 

Bisogna però andare un po' più a fondo della questione. In primo luogo, salta all'occhio una cosa: è noto che, in fatto di licenze, la sinistra fa il bello e il cattivo tempo in tanti Comuni d'Italia. Tutti lo hanno appreso dalle battaglie che l'inesauribile Bernardo Caprotti di Esselunga continua eroicamente a condurre contro i soprusi subiti da tante amministrazioni rosse, a tutto vantaggio dei suoi antagonisti delle coop. Ora, che a Caprotti non diano le licenze è osceno ma purtroppo ce lo aspettiamo.

 

Ma Farinetti gode certamente di ottime entrature in molti ambienti della sinistra che conta, forse più di qualunque altro imprenditore; del resto, qualche mala lingua ha fatto notare che nella Firenze del suo amato Renzi le pratiche burocratiche sono filate via spedite e senza intoppi, com'è giusto che sia. Ebbene, il fatto che, nonostante ciò, in molte città neppure lui riesca ad avere tutte le scartoffie a posto in tempi ragionevoli dà il segno del livello di arroganza e autoreferenzialità cui è giunta la burocrazia italiota, e di come siano totalmente indifesi di fronte a questo muro di gomma i tanti piccoli e medi imprenditori che, a differenza di Farinetti, non possono permettersi di andare in tv ad autodenunciarsi contando sulla propria forza per difendersi, perché non hanno santi in paradiso che diano loro quella forza.

 

C'è però un altro aspetto, più sottile, che merita di essere sottolineato. Il riflesso condizionato di tanti sinistri, come il citato Lo Russo, è stato quello di appellarsi al rispetto delle regole, nel solco della più classica tradizione democratica: magari occorre semplificare le regole (ed è tutto da vedere), ma finché quelle regole ci sono si rispettano, non si può fare ognuno di testa sua.

 

Io credo che questo ragionamento sia fallace e che la vicenda di Farinetti non potesse cadere più a fagiolo nel dimostrarlo: si è celebrata infatti proprio ieri la giornata della legalità del 2013. E questa storia dimostra in modo evidente che la legalità non è e non deve essere un valore. Nell'accezione in cui viene intesa e celebrata, infatti, la legalità è sinonimo di rispetto della legge emessa dai parlamenti democraticamente eletti, o comunque in senso lato di qualunque decreto e regolamento emesso da un organo dotato di legittimazione democratica. Se la legge è moralmente ingiusta, la legalità ti impone di rispettarla sempre e comunque: a meno che non si possa dimostrare che è incostituzionale (ma con la Costituzione che ci ritroviamo, le leggi contro la libertà di lavorare sono al riparo da qualunque insidia), l'unica via per liberarsene è fondare un partito, vincere le elezioni e abrogarla. Facile no?

 

Farinetti potrebbe in effetti anche farlo, visto che si appresta a scendere in politica. Ma intanto il suo sussulto anti-legalitario è aria fresca per tutti coloro che non hanno questa ambizione o questa forza, ma si ritrovano anch'essi a dover fare i conti con tonnellate di leggi e leggine ammazza-impresa, che li lasciano nella tragica alternativa tra rinunciare a fare il proprio lavoro e esporsi alle ritorsioni di ottusi burocrati. Perché ormai in Italia solo nell'illegalità si riesce a lavorare, e allora, se l'alternativa è far morire le attività economiche, viva l'illegalità!

 

Ciò che va difeso e celebrato è quindi il diritto, che è una cosa seria, non la legge uscita da parlamenti pieni di trafficoni, complottisti paranoici e pregiudicati, che è tutta un'altra cosa. Il paradosso è che una simile battaglia può permettersi di farla solo uno che, come Farinetti, si sia fatto il suo bel pedigree politicamente corretto a suon di encomi alla Costituzione e al Risorgimento. L'avesse fatto un imprenditore di destra, un Caprotti o peggio un berlusconiano, figuriamoci che diluvio di indignazione da parte dei moralisti di professione. Meglio che niente, comunque: in attesa che la disobbedienza civile sia permessa a tutti, viva Farinetti quando ci ricorda quanto è prezioso questo strumento non violento ma potentissimo di lotta politica.

 

Cose inaudite.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    18:04 Venerdì 24 Maggio 2013 clandestino sentire

    capriotti indicato come martire rende tutto il discorso assolutamente grottesco... siamo almeno seri su...

  2. avatar-4
    12:48 Venerdì 24 Maggio 2013 alfero rossa Non penso c'entri destra e sinistra

    Un singolo cittadino non può decidere di testa sua quando la legge non va rispettata perché è solo ottusa burocrazia. Sennò, siccome i vigili non multano mai e poi mai la doppia fila sotto casa mia, io decido che ho diritto a pagare meno tasse al comune, visto che quel tipo di controllo non lo assicura.

  3. avatar-4
    08:40 Venerdì 24 Maggio 2013 fontanofreddissimo se fosse rosso

    la denuncia di roberto rosso ha portato a 56 avvisi di garanzia..qui ne basterebbe uno e che non passi per martire poi!

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