IL PARTITO DELL'AMORE

Unioni gay, il ciellino rischia le chiappe

Duro scontro con Bondi che apre alle coppie omosex. "Basta annunci, si apra un dibattito e chi avrà più filo tesserà la propria tela". Ma l'ex ministro replica stizzito: "Una provocazione contro la mia persona". In arrivo provvedimenti disciplinari?

Improvvida, irrispettosa, fuori luogo. Dalle parti di via Grazioli e nel cerchio magico berlusconiano ha indispettito molti la lettera aperta inviata al Foglio di Giuliano Ferrara dal vice presidente del Consiglio comunale di Torino e coordinatore cittadino Silvio Magliano per stigmatizzare le recenti aperture alle unioni gay del coordinatore nazionale Sandro Bondi, peraltro subito accolte da pezzi da Novanta del partito come Giancarlo Galan e Laura Ravetto. Con lui altri tre amministratori locali del Pdl, tutti legati a Comunione e liberazione: Matteo Forte, vice capogruppo Pdl a Milano, Filippo Boscagli, capogruppo a Lecco, e Giovanni Botti, consigliere comunale a Piacenza.

 

«Il teorico del partito dell’amore detta l’agenda sul riconoscimento giuridico delle relazioni omoaffettive» si legge nella missiva carica di stizza redatta dai giovani eredi di don Giussani: «Si apra un dibattito serio e, magari, sottoposto al giudizio dei nostri militanti e tesserati. Chi avrà più filo tesserà più tela». Citano Benedetto XVI, affermando di essere ben consci che “l’espressione diritto naturale” è “per molti oggi quasi incomprensibile a causa di un concetto di natura non più metafisico, ma solamente empirico”. Il tutto, però, «senza espropriare di contenuti il proprio pensiero anche politico, con la conseguente assimilazione alla visione antropologica della sinistra». Pesanti anche i giudizi sul partito: «È curioso che ciò avvenga in un partito in cui non si fanno più congressi, non ci sono tesi che vengono formulate e poi sottoposte all’approvazione di un’assemblea di delegati, a livello locale non esistono sedi, né luoghi di ascolto e dibattito, mancano le risorse per informare i cittadini circa la propria attività o per iniziative territoriali».

 

 

Non si è fatta attendere la replica stizzita dell'ex ministro, che difinisce la lettera «inutilmente e provocatoriamente polemica nei confronti della mia persona». Provvedendo a segnalare la vicenda agli organi nazionali e locali del partito.

 

E dopo il botta e risposta ora c'è chi teme che inizino le rappresaglie. L'attacco potrebbe costare caro all’ambizioso astro nascente del mondo ciellino torinese. Nessuno, infatti, si è dimenticato che fino a poche ore della chiusura delle liste, Magliano era pronto a far le valigie per un posto in parlamento con Scelta Civica e che ancora oggi i contatti con il ministro Mario Mauro, suo padrino politico, sono frequentissimi. “Che proprio lui ora debba dettare l’agenda delle priorità nel nostro partito mi sembra eccessivo” commenta a mezza bocca un dirigente locale. Improbabile che trovi una sponda anche nel coordinatore regionale Enrico Costa, il quale, in ossequio alla sua formazione liberale, quando sedeva tra i banchi di Palazzo Lascaris, aveva anche presentato una proposta di legge per l’istituzione delle unioni di fatto.

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