A CARTE SCOPERTE

Torino, lo sponsor vale un azzardo

Dal Pd una proposta per annullare il divieto all'amministrazione di ricevere sovvenzioni e finanziamenti da aziende legate al gioco o alla somministrazione di tabacco e alcool. Retromarcia rispetto a quanto deliberato lo scorso anno. Sel sulle barricate

Sul gioco d’azzardo la maggioranza rischia di rimetterci la faccia. Dopo la decisione di rinunciare alle sponsorizzazioni di aziende legate al gioco o alla somministrazione di tabacco e alcoolici, c’è chi nel Pd è deciso a tornare sui suoi passi. Verrà discussa lunedì in aula una proposta di delibera sottoscritta dai consiglieri democrat Luca Cassiani, Silvio Viale e Mimmo Carretta, con l’obiettivo di rivedere una norma “da stato etico” come è stata definita da uno di loro. I tre già avevano votato contro il provvedimento, presentato dall’assessore Maria Cristina Spinosa, e ora hanno deciso di dare battaglia. Dopotutto, si sa, a caval donato non si guarda in bocca e poi l’amministrazione comunale non è mai stata tropo schizzinosa di fronte al dio denaro basti pensare che un’azienda come la Martini&Rossi è tra le aziende finanziatrici della Consulta di Torino, che si sta occupando della riqualificazione delle due statue davanti alla facciata di Palazzo di Città. I tre consiglieri ribelli hanno dalla loro il parere favorevole all’iniziativa di sette circoscrizioni su dieci, ma nella maggioranza c’è chi non ci sta, a partire dagli esponenti vendoliani Marco Grimaldi e Michele Curto, che in commissione hanno rimarcato la loro totale adesione al regolamento approvato lo scorso settembre.

 

Nello specifico, la normativa sui contratti prevede siano “in ogni caso escluse sponsorizzazioni riguardanti pubblicità diretta o collegata alla produzione o distribuzione di tabacco, superalcolici, materiale pornografico o a sfondo sessuale, gioco d'azzardo, che genera patologie o dipendenza”. Beninteso: si tratta di un regolamento che già esisteva prima e che in più occasioni è stato disatteso, ma i cui cordoni si sono ulteriormente stretti dopo il provvedimento elaborato dall'assessore Spinosa.  Un modello allora definito  “proibizionista” dal radicale Viale, che per questo annunciò provocatoriamente l’estensione di un ordine del giorno con il quale intimava al Governo di «intercedere presso il Comune di Roma affinché cambi il nome del PalaEur (oggi PalaLottomatica ndr) e soprattutto impedisca alla Rai di accettare pubblicità di agenzie legate al gioco”.

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