Sel nel caos. Fallisce la missione dell’inviato di Vendola

Non si trova una soluzione per il dopo Ferrentino. Si vara un direttorio provvisorio. E la lista per il Comune è in alto mare

Ormai è ufficiale: Sinistra Ecologia Libertà (Sel) torinese è nel caos. Non ci è riuscito neanche Francesco Ciccio Ferrara, braccio armato di Nichi Vendola,a ristabilire l’ordine, dopo che il segretario provinciale Antonio Ferrentino, pochi giorni fa, è stato sfiduciato da 52 dei 100 membri dell'assemblea.

 

Ieri, alle 12, nella sede del partito in Lungo Dora Savona, assieme a Ferrara, c’erano Luca Robotti, ex consigliere regionale e attualmente dirigente nazionale del partito, Titti Di Salvo, presidente dell’assemblea provinciale, Monica Cerutti, rappresentante di Sel a Palazzo Lascaris e in Sala Rossa, e lo stesso Ferrentino: una lunga riunione per trovare una via d’uscita a uno stallo che, nei fatti, paralizza l’azione della formazione vendoliana.

Come si è venuta a creare questa situazione? Facciamo un passo indietro. La tensione iniziò ad alzarsi subito dopo le primarie, quando in modo sempre meno velato, iniziarono a fioccare le accuse: da un lato l’assessore torinese al Bilancio Gianguido Passoni e i suoi più appassionati sostenitori accusarono implicitamente Vendola di non essersi speso per un candidato che meritava maggiore attenzione. Il leader, dal canto suo, ha preferito non scalfire la sensibilità del sindacalista Fiom Giorgio Airaudo, cui aveva fatto per mesi la corte, e che aveva deciso di appoggiare l’altro candidato della sinistra torinese, Michele Curto.

 

Robotti e Cerutti, plenipotenziari del presidente pugliese, hanno tentato in ogni modo di evitare che le truppe si schierassero apertamente e si facessero troppo male, ma invano: 9 circoli su 10 a Torino erano già con Passoni, così come i due consiglieri comunale Marco Grimaldi e Francesco Salinas, oltre al consigliere regionale di Insieme per Bresso, Andrea Stara, suo sodale ai tempi del Pdci. Così nell’assemblea della scorsa settimana viene imputato a Ferrentino di aver gestito in modo autoritario il partito facendolo convergere su un unico candidato: “Proprio lui che doveva essere garante di entrambi gli esponenti della sinistra” dicono i suoi detrattori. L’ex sindaco valsusino non molla: presenta un documento che ottiene 48 suffragi, compreso quello della presidente Di Salvo; un altro documento in cui viene di fatto sfiduciato raggiunge le 52 preferenze (tra le quali quella della Cerutti, con l’astensione di Robotti).  Da quel momento si cerca una mediazione tra i due fronti.  

 

Si giunge così alla riunione chiarificatrice di ieri. La sensazione di Ferrentino, fin dall’inizio, deve essere stata quella di un uomo accerchiato, eccezion fatta per la Di Salvo, al suo fianco già nella battaglia persa d’un soffio in assemblea. La mediazione proposta da Ferrara è stata la creazione di un coordinamento per la gestione delle amministrative a Torino e Provincia formato da 5 persone tra le quali lo stesso ex segretario. «Peccato che gli altri quattro sarebbero stati individuati tra coloro che gli hanno voltato le spalle» sbotta un dirigente del partito torinese. Così Ferrentino, annusata la polpetta avvelenata, ha deciso di non mangiarla, lasciando i “romani” Robotti e Ferrara col cerino in mano. Giunto a Torino per trovare una mediazione, l’uomo di Vendola non ha potuto far altro che prendere atto della situazione e tornare a Roma, da dove, però, ha partorito un’idea. Alle 17 giungeva ai militanti torinesi una mail nella quale si fotografava la situazione esistente e si chiedeva di far pervenire al numero di fax di un ufficio romano eventuali candidature per il futuro direttorio provvisorio.

 

Morale: in Sel continua a regnare l’anarchia. A tutt’oggi, dopo la caduta di Ferrentino, non c'è un interlocutore per gli altri partiti e a quanto pare nessuno si sta occupando della lista da presentare per le comunali di Torino (e se lo sta facendo non ne ha il titolo). Sarà tutti contro tutti e probabilmente le urne decreteranno vincitori e vinti, anche all’interno del partito.

print_icon