FINANZA & POLITICA

Intesa non è una banca per “vecchi”

Nel principale istituto italiano prosegue la "decimazione" dei dipendenti con maggiore anzianità di servizio, indipendentemente dalla professionalità. Dei 600 esuberi 45 devono sloggiare subito. Ma c'è invece posto per la consulente all'Expo

Intesa Sanpaolo nel biennio 2011-2012 ha ridotto l'organico di ben 4.281 unità (5.717 uscite, 1.436 entrate) ma a causa del perdurare della difficile situazione economica e produttiva e al fine di comprimere i costi operativi ha individuato tra il personale 600 ulteriori esuberi. A tal riguardo in data 11 aprile 2014 ha sottoscritto con le parti sociali un accordo per la loro uscita anticipata che ha visto l’adesione di sole 199 risorse, circostanza che ha ora condotto all’attivazione della procedura per licenziamenti collettivi ai sensi della Legge 223/91. In tale contesto ieri a Milano c’è stato un confronto con i sindacati ed è stato firmato un verbale di accordo che riguarda la capogruppo, analoghi accordi saranno sottoscritti nell’immediato futuro per le altre aziende del gruppo, che avvierà nel complesso al pensionamento obbligatorio di 45 lavoratori dei 600 sopra citati.

 

Lo stato di salute di Intesa Sanpaolo sembra quindi proprio dipendere dall’allontanamento di questi 45 dipendenti, non importa quale sia la loro professionalità o il ruolo ricoperto in azienda ma solo perché tutti hanno una caratteristica in comune: sono “vecchi”. In realtà dovrebbero essere 52 ma 7 risorse “apicali” sono state salvaguardate dagli accordi sottoscritti tra cui, naturalmente, Francesco Micheli il dominus dell'azienda che nonostante non abbia più l’età continua ad occupare numerose posizioni in azienda, tra cui anche quella di responsabile del personale. Già perché Intesa, il gigante del credito italiano, incredibile ma vero, non ha in organigramma, nell’elenco telefonico, ovunque lo cerchiate un responsabile del personale. La casella è vuota, lo fai lui non certo in un’ottica di contenimento dei costi aziendali, anche se nel gruppo ricopre a tempo pieno numerosi altri importanti incarichi. Il buon vecchio Andreotti amava dire che il potere logora... chi non ce l’ha e forse non aveva tutti i torti.

 

Quella del licenziamento delle risorse pensionabili è sempre stato il pallino di Micheli e questa volta complici anche le parti sociali il risultato pare a portata di mano. Singolari nella vicenda i casi della Banca di Credito Sardo, della Cassa di Risparmio di Rieti e della Cassa di Risparmio del Veneto. Ciascuna di queste aziende del Gruppo Intesa Sanpaolo ha denunciato degli esuberi del personale e ciascuna ha individuato una - dicasi ben una - risorsa pensionabile di cui ovviamente non sa cosa farsene e la vuole mandare a casa. E mentre questi “vecchi” lavoratori lasciano il gruppo qualcun altro entra in Intesa, non in pianta stabile ma come consulente. L’azienda ha infatti appena assegnato un ricco contratto di consulenza a Giorgia Zerboni - come anticipato dallo Spiffero – per il ruolo evidentemente strategico di addetta ai rapporti con l’Expo 2015, ruolo che nessuno proprio nessuno delle migliaia di risorse aziendali disponibili era in grado di ricoprire.

 

Forse in Intesa sarebbero invece necessari ben altri interventi per migliorare l’efficienza e la redditività del Gruppo, magari una semplificazione societaria rivedendo il proprio modello di business articolata su una pletora di “banche dei territori” tutte ovviamente dotate di propri organi amministrativi e soprattutto una continuità gestionale. La banca del paese, ché così ama definirsi, nei sei anni trascorsi dalla fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI ha visto infatti una girandola di ben cinque direttori generali, da Piero Modiano migrato alla corte di Giovanni Bazoli, al recente Carlo Messina passando attraverso Francesco Micheli (sì, anche lui, prima fatto uscire dalla porta e poi grazie a Corrado Passera rientrato dalla finestra), Marco Morelli e Giuseppe Castagna. Naturalmente gli addii non sono mai stati parsimoniosi, ad esempio quello di Morelli è costato all’azienda oltre 2,8 milioni di euro: ottimo esempio di contenimento dei costi.

 

L’atmosfera tra il personale in Intesa Sanpaolo è greve, palpabile nelle filiali e molto pesante negli uffici centrali. Naturalmente le indagini di clima regolarmente condotte indicano il contrario ma in privato mala tempora currunt è il minimo che si sente sussurrare. Purtroppo la macelleria interna all’azienda non è terminata e non avendo raggiunto l’obiettivo di mandare a casa le 600 e più risorse di cui all’accordo citato, Micheli, non pago neanche dei 45 licenziamenti, ha già convocato a Roma per il prossimo 20 giugno, non a Milano e non a Torino giammai, lui preferisce Roma, le parti sociali per individuare nuove misure atte a conseguire il previsto risparmio sul costo del personale.

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