Tav, solo un sindaco viola la “zona rossa”
21:32 Domenica 21 Luglio 2013 2Si è conclusa senza incidenti la manifestazione in Valsusa contro i provvedimenti della Prefettura. In marcia un centinaio di persone guidate dal primo cittadino di San Didero e dal senatore grillino Scibona. E in rete c'è chi inneggia ai "nuovi partigiani"
Non è stata una manifestazione oceanica e dei sindaci della Valsusa, di cui pure era stata strombazzata la partecipazione, alla fine si è fatta vedere solo il primo cittadino di San Didero, Loredana Bellone. A farle compagnia uno sparuto gruppetto di amministratori della zona - l’assessore della comunità montana Marina Clerico e quello di Villarfocchiardo, Guido Fissore, altri di San Giorio, Bussoleno, Condove e Giaglione – esponenti delle liste No Tav. Con loro un senatore, Marco Scibona, del Movimento 5 Stelle. Dietro le autorità il “popolo”, non più di un centinaio di persone che dall’abitato di Giaglione ha raggiunto l’area che si affaccia sul cantiere di Chiomonte interessata da un’ordinanza del Prefetto che vieta il passaggio ai non autorizzati, la famigerata “zona rossa”. Che, come annunciato, è stata “simbolicamente” violata, sotto l’accondiscendente sguardo delle forze dell’ordine. Tutto qui. Non vi sono stati, per fortuna, incidenti: qualche slogan, qualche parola dettata dalla rabbia, l’ormai tradizionale “battitura” delle reti e niente di più. Si è consumata così, senza violenza e senza tensione, l’ennesima scorribanda dei No Tav, dopo gli incidenti avvenuti nella notte tra venerdì e sabato con il loro corollario di feriti, di arresti e di accuse reciproche.
Ma se la domenica in Valle è stata tranquilla, i prossimi giorni minacciano scintille. Domani si terrà l’udienza di convalida dei sette giovani anarchici e antagonisti di varie località italiane fermati durante gli ultimi incidenti: esponenti che, secondo gli investigatori, fanno parte di quella galassia di gruppuscoli che salgono volentieri in Valle di Susa dall’Italia, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Grecia e dalla Turchia («delinquenti che non c’entrano con il territorio», li definisce il ministro Maurizio Lupi) per aiutare chi
vuole menare le mani. I pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, nomi ormai nel mirino dell’ala più dura del movimento, procedono per vari reati che vanno da resistenza e lesioni a pubblico ufficiale fino al porto di armi da guerra, contestazione che si riferisce all’uso di molotov.
Sui siti internet si diffondono annunci di varie iniziative di solidarietà agli arrestati: sul web li chiamano «eroi» e «nuovi partigiani», e non manca chi rispolvera gli slogan degli anni di piombo come «Pagherete caro pagherete tutto!». Le accuse dei No Tav contro le forze dell’ordine (caccia all’uomo nei boschi, violenze gratuite) continuano a rimbalzare in rete, e il sindacato di polizia Ugl, che parla di «anticamera del terrorismo», annuncia iniziative legali contro la militante pisana che ieri aveva detto di essere stata toccata nelle parti intime dagli agenti dopo il fermo.



