TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Pd, piemontesi contro l’arrocco

Renziani e dalemiani bocciano la proposta del segretario. Esposito: "Così si spacca tutto". Il monito di Lepri: "Sono sicuri che in questo modo rafforzano il Governo?". Fassino e Damiano sostengono il patto di sindacato: "Una proposta sensata"

Non solo renziani. Si allarga il fronte del dissenso alla proposta del segretario democratico Guglielmo Epifani. E così anche in Piemonte c'è chi dice no, aprendo il dibattito sulle regole dei prossimi congressi. «Se continuano così si spacca tutto» commenta laconico Stefano Esposito, senatore e membro della direzione nazionale che mercoledì prossimo sarà chiamata a prendere una decisione definitiva su una querelle dai tratti sempre più grotteschi, dopo che in un tweet, ieri, aveva definito «da matti» le "regole di Epifani".

 

Non convince la scelta (peraltro mai adottata) di far votare solo gli iscritti per l’elezione del segretario, così come la volontà di procrastinare il termine delle candidature per il Nazareno anche dopo l’inizio dei congressi locali, separando i destini del territorio da quelli nazionali. La posizione di Esposito è in linea con quella dei Gioovani turchi e di Gianni Cuperlo, candidato – per qualcuno dalemiano - al vertice del Pd: «ha ragione quando dice che le regole si cambiano solo ad ampissima maggioranza e io l’ampissima maggioranza non la vedo» sentenzia il senatore. Una posizione in parte in linea anche con quella di Magda Negri – anche lei fa parte della direzione - che, proprio in un colloquio con Lo Spiffero, se da un lato si era detta favorevole allo “sdoppiamento” dei congressi regionali e nazionale, dall’altro ribadiva che senza l’unanimità nella commissione per il regolamento, lo Statuto non sarebbe potuto essere modificato. Ancor più tranchant il vice capogruppo di Palazzo Madama Stefano Lepri, cattolico e renziano, secondo il quale «ci si continua a chiudere per paura di perdere» e poi «agitano la volontà di sostenere il governo, ma sono così certi che così rafforzano Letta?».

 

Non mancano, tuttavia, i sostenitori a quello che Il Foglio definisce il quadrilatero, ovvero quel patto di sindacato tra Epifani, Franceschini, Bersani e Letta che in questo momento sta cercando una forzatura che peraltro scontenta tutti e tre i candidati alla segreteria (Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella), oltre naturalmente al candidato in pectore Matteo Renzi. Tra questi il sindaco Piero Fassino, dato in avvicinamento verso le istanze di Palazzo Vecchio, ma che in questa fase definisce «sensata» la proposta di Epifani, riallineandosi con il correntone di Area Democratica che guida assieme al ministro Franceschini: «Le primarie per il premier siano le più aperte possibile. Per il segretario invece serve un altro grado di legittimazione» sono state le sue parole. Un’impostazione, ça va sans dire, fatta propria anche dal deputato Cesare Damiano.