TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Damiano fonda il “grande centro” Pd

L’ex ministro lancia la “Costituente delle idee” con l’ambizione di porsi come ago della bilancia tra le varie componenti. E resuscita il cattosociale Lucà, inciampato nell’inchiesta Minotauro. Con Fassino alla finestra che aspetta di capire chi appoggiare

Si chiama “Costituente delle idee”, l’idea forte è quella di porsi come ago della bilancia tra le varie componenti interne del Pd. L’iniziativa è stata presentata ieri alla Camera da Cesare Damiano, promotore di un “manifesto programmatico” in otto punti in cui si annuncia di voler privilegiare, in vista del congresso, “i contenuti”, affinché il confronto non verta “unicamente sulle regole statutarie, sulle modalità di svolgimento delle primarie e sulle ambizioni, sia pur legittime, di questo o quel candidato ma sulle proposte e sul progetto politico che il Partito Democratico dovrà avere la forza e il coraggio di elaborare nei prossimi anni”. In perfetto stile neodoroteo l’ex ministro ha assicurato che non intende fondare una nuova corrente, e che, tra i candidati alla leadership lui e i suoi compagni d’avventura sosterranno quello che ha un programma più vicino ai nostri contenuti. E se il contenitore è, volutamente, vago – un rassemblement di associazioni – i contenuti tracciano il profilo di un partito tardo-laburista (addirittura pre-Blair): europeismo, ma in chiave “antiliberista”, condanna dell’antipolitica e del populismo, “centralità del lavoro”, “libertà solidale”, un sistema istituzionale imperniato su un “governo parlamentare forte”, e dunque un netto rifiuto del presidenzialismo. “Ci rifiutiamo di seguire un’impostazione che parte dai leader, sosteniamo l'esigenza di promuovere un congresso dal basso, condividiamo l'idea che si tengano i congressi di circolo prima, provinciali e regionali poi e che solo dopo la celebrazione di questi ultimi si individuino delle candidature di carattere nazionale” Conclude Damiano: “Con questo manifesto, che ovviamente avrà i suoi perfezionamenti, perché vorremmo essere presenti alle feste democratiche e faremo iniziativa a Torino, Napoli e Roma, ci rivolgiamo a tutte le sensibilità, da Renzi a Civati, passando per il centro. Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono fare una discussione di merito”.

 

A condividere il percorso ha chiamato con sé tre dirigenti che, di riffa o di raffa, hanno forti legami con Torino o da qualche tempo hanno piantato le tende sotto la Mole. A partire da Mimmo Lucà (foto) ex parlamentare con cinque legislature sul groppone, a lungo dirigente delle Acli, capo dei Cristiano-sociali, un sodalizio di matrice catto-comunista di cui è leader e pressoché unico esponente. Inciampato nell’inchiesta Minotauro, nella quale sono emersi contatti cordiali con il boss della 'ndrangheta Salvatore Demasi, a cui ha chiesto di mobilitare truppe a sostegno di Piero Fassino per le primarie a sindaco. Lucà è da tempo un politico in cerca d’autore: senza più lo scranno a Montecitorio né un incarico di partito. In ultimo ha rinsaldato i rapporti con Vannino Chiti, già presidente della Regione Toscana, catapultato da Roma nelle liste piemontesi alle ultime Politiche: un ruolo, quello di parlamentare del territorio che pare svolgere con ammirevole scrupolo, giacché è uno dei deputati maggiormente presenti alle iniziative locali. Chiude il trittico dei “costituenti”, anche lui con un piede in terra allobroga, Pietro Folena: il segretario liquidatore della Fgci se politicamente è un’anima in pena (testimoniata dal suo andirivieni tra Ds, Rifondazione, Pd) ha trovato a Torino l’amore, precisamente con una delle sorelle del sindaco di Nichelino Pino Catizone.

 

Per storie personali e tratti culturali - Damiano, Chiti, Lucà e Folena - vagheggiano un partito riformista, “della sinistra plurale, che non torni alle origini né alle vecchie e oramai superate distinzioni ma si apra a energie fresche, nuove e propositive, rilanciando la mescolanza tra le diverse anime e culture e favorendo l’incontro tra socialismo laico e cattolicesimo sociale”.Un profilo in cui da sempre si riconosce Fassino che, in ruoli e tempi diversi, è stato per ognuno di loro determinante per le rispettive carriere. Come leggere allora l'assenza del sindaco di Torino dalla prima fila dell'iniziativa? Un attendismo tattico, in attesa di capire la piega che prenderanno gli eventi, oppure il tentativo degli antichi numeri due di affrancarsi dalla sua tutela? Chissà.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    23:44 Martedì 30 Luglio 2013 wd Giovanotti di primo pelo

    Finalmente una grande ventata di novità! Adesso sì che il PD diventa attraente!

  2. avatar-4
    11:59 Martedì 30 Luglio 2013 mammaitaliana Chi dobbiamo resuscitare???

    Faremmo a meno volentieri di Lucà, Folena e Chiti. Perchè li dobbiamo resuscitare???? Dobbiamo proprio sistemarli di nuovo? E' una preoccupazione nostra??? Degli iscritti?? Non credo proprio!!!!

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