Università, la facoltà di scegliere Filosofia

Ci siamo, anche quest’anno. È il solito tormentone. Non appena l’anno scolastico è giunto al termine e gli studenti hanno sostenuto l’esame di maturità, ecco che parte, inesorabilmente, la solita campagna pubblicitaria dell’industria culturale, artatamente governata dalla manipolazione organizzata e dalla produzione di massa dei consensi del pensiero unico: i giovani studenti alle prese con la difficile scelta di quali studi affrontare terminati gli studi liceali vengono continuamente spronati, urbi et orbi, a dedicarsi a studi “utili” e redditizi, che li inseriscano nel cosiddetto “mondo del lavoro” (sempre più inesistente).

 

“Studi utili” e “redditizi” vuol dire, inesorabilmente, economia, finanza e ingegneria, con un abbandono integrale della formazione umanistica che ha costituito per secoli il patrimonio culturale dell’uomo occidentale (dalla filosofia alla storia, dal greco alla letteratura).

È soprattutto l’economia il sapere privilegiato verso cui vengono dirottati le giovani teste pensanti chiamate a cessare di essere tali. L’economia è oggi scienza dominante e, insieme, scienza del dominio: il suo fine precipuo è di addomesticare le giovani teste pensanti all’ordine della globalizzazione, affinché, dunque, cessino di pensare e si limitino a riprodurre tautologicamente l’esistente.

 

Per questo, il potere mira sempre a legittimarsi glorificando il sapere ad esso organico (economia in primis) e a delegittimare il sapere critico-filosofico. Viviamo in un tempo di “idiotismo specialistico”, in cui ci si occupa in maniera esatta di pseudo-problemi, in una rinuncia totale alla comprensione critica dell’orizzonte di senso (o, meglio, di non-senso) del nostro presente, la “notte del mondo”, come la chiamava Heidegger.

 

Se nell’odierno regno della teologia economica la violenza stessa diventa una categoria economica immanente, non stupisce che il potere, oggi, metta in congedo i saperi critici tramite la coartazione economica: l’equivalente del rogo di Giordano Bruno o di Giulio Cesare Vanini diventano, allora, la soppressione dei finanziamenti, i tagli dei fondi, le riforme dell’istruzione che sostituiscono sempre più massicciamente – e in modo criminale – il greco, la storia e la filosofia con l’inglese e l’informatica.

 

Soprattutto, nell’attuale regno animale dello spirito, non può esservi spazio per la pratica critica e veritativa della filosofia – sapere della dissonanza ragionata rispetto alla monotonia del “così-è” – e, più in generale, per ogni tentativo di pensare autonomamente con la propria testa, sottraendosi allo sguardo medusizzante del capitale. Lo si evince, oltre tutto, dalle reazioni del potere. Il quale si avvale della violenza nella sua forma economica, silenziosa e invisibile, rimuovendo i mezzi di sostentamento necessari per la ricerca e l’esercizio della critica e, insieme, non si assume la responsabilità per queste scelte chiaramente politiche, demandandola alla volontà impersonale del mercato.

 

I continui tagli dei finanziamenti destinati alla cultura (o, in forma complementare, il foraggiamento a flusso continuo delle eterogenee forme dell’idiotismo specialistico, il cui scopo è quello di imporre come unica forma permessa di pensiero il non-pensiero dell’economia e delle policrome ideologie di santificazione dell’esistente) rispondono essi stessi a un programma politico opportunamente mascherato dietro le leggi anonime dell’economia.

 

Il silenziamento di ogni prospettiva critica viene oggi ottenuto non più tramite il ricorso alla violenza nelle sue forme dirette e plateali, dal rogo di Giordano Bruno alle torture dei non ortodossi di ogni tempo, bensì tramite la rimozione coatta delle risorse necessarie per sopravvivere: vale a dire secondo un modo che rende in larga parte invisibile tanto l’azione dei carnefici quanto la sofferenza delle vittime.

 

Accanto alla violenza economica e alle scelte politiche occultate dietro la maschera del mercato, non deve essere neppure sottovalutato il fattore ideologico, in forza del quale la dittatura della pubblicità, in maniera sempre più capillare, demonizza la filosofia e, insieme, incensa senza tregua le scienze dell’intelletto astratto, in primis l’economia.

 

Così i giovani sono, fin dalla tenera età, invitati a dedicarsi, nei loro percorsi formativi, a discipline direttamente interne ai circuiti del do ut des mercatitisco (l’economia, il marketing, la finanza, ecc.) o, comunque, alleate di quel movimento, oggi egemonico, di burocratizzazione dello spirito che rende gli individui passivi e puramente operativi, meri ingranaggi della riproduzione sistemica, incapaci di comprendere il senso profondo, dal punto di vista olistico, delle stesse operazioni che compiono serialmente ogni giorno. Con la grammatica di Heidegger, il “pensiero pensante” è sostituito dal “pensiero calcolante”. È, per questa via, neutralizzata in partenza la possibilità di una filosofia che possa conoscere, valutare e trasformare l’Intero alienato. Quest’ultimo non può essere conosciuto, né valutato, perché ciò equivarrebbe a trascendere il piano empirico con cui il sapere – ogni sapere – è chiamato ad allinearsi.

 

Per questo, in rivendicata antitesi con il bombardamento mediatico dell’industria culturale, ci sia permesso di rivolgere ai giovani un consiglio non richiesto: dopo la maturità, iscrivetevi a Facoltà umanistiche, soprattutto a quelle di Filosofia. È un autentico gesto di coraggio e di indocilità ragionata, che esprime l’eroica volontà di continuare a pensare autonomamente, senza cedere all’adattamento che la teologia del mercato ci impone. È il solo modo per non scendere a patti con l’odierno regno animale dello spirito, ossia per non vendergli faustianamente la propria anima e, soprattutto, la propria testa.

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9 Commenti

  1. avatar-4
    21:28 Mercoledì 14 Agosto 2013 mario albrizio Attento ai Tubi (maiuscolo)

    Un Millennio per la Filosofia (maiuscolo) è più o meno come una legislatura per la Politica (maiuscolo). Il minimo sindacale.Su tattica, strategia e uso delle maiuscole, Wikipedia può aiutare alla grande; magari un occhio alla Grammatica (maiuscolo) se è il caso.Quanto al volare basso, attento ai tubi di scappamento.

  2. avatar-4
    17:27 Martedì 13 Agosto 2013 Federico Benincasa ecco appunto

    per quanto possa farmi piacere che qualcuno mi dia parzialmente ragione, non vedo quale colpo d'ala si possa raggiungere a forza di maiuscole. Non è che a scriverla con l'iniziale maiuscola una parola priva di sostanza (ops, Sostanza) si ipostatizza per Miracolo. (Il Fatto che la maggior Parte di questo Filosofeggiare privo di qualsiasi Referente venga dai Tedeschi e che in Tedesco i Nomi siano sempre maiuscoli la dice lunga). Mi piacerebbe sapere se è chiara la differenza tra "tattico" e "strategico", perchè, come spesso accade, il loro uso appare alquanto improprio. Le mete del Millennio, niente meno; io volerei molto più basso.

  3. avatar-4
    13:04 Martedì 13 Agosto 2013 mario albrizio Un colpo d'ala

    A parte qualche accento troppo heideggeriano (che fa della critica all'idiotiscmo scientifico una specie di idiotismo filosofico), l'articolo contiene ottimi spunti di riflessione, e una giusta dose di provocazione verso il conformismo imperante, le cui conseguenze minacciano la stessa sopravvivenza del pianeta e dell'umanità, prima ancora che della cultura, idiotistica o meno che sia.Filosofia è per fortuna molto più ricca e molto più complessa di Heidegger, e infinitamente più ricca e complessa della semplice polemica anti-idiotistica o della stantia contrapposizione empirismo-razionalismo.Noto che anche la contrapposizione tra diverse (e supposte antagoniste) forme di sapere non fa che dividere i sapienti (o supposti tali) e favorire il governo degli ignoranti al "potere" (politico, economico, finanziario)- se potere è questa melma che condanna tutti all'infelicità.La smetterei di polemizzare perciò intanto per un motivo tattico, perché la Cultura in TUTTE le sue angolazioni è utile e vitale.Poi per un motivo strategico, perché tutte queste angolazioni vanno ridotte a sintesi e questo è precisamente il compito della Filosofia.La contrapposizione non ci porta da nessuna parte. E la Filosofia sbaglia strada quando si contrappone a qualunque cosa.Filosofia è Sintesi, è Visione Globale e Strategica.In questo momento storico serve una sintesi nuova, audace, propositiva, che individui le mete del Millennio in chiave Libera, non condizionata, planetaria e umanitaria

  4. avatar-4
    12:27 Martedì 13 Agosto 2013 Federico Benincasa orizzonte di senso

    @Demarsay. Una cosa è rifiutare le etichette, un'altra essere fuori dalle categorie e non mi pare che Fusaro lo sia. Per vederlo basta leggere l'articolo, che è di una vaghezza e generalità che farebbero rabbrividire qualsiasi filosofo anglosassone. La sana formazione empiristica è quella che avrebbe spinto qualsiasi popolo normale a verificare fino in fondo tutte le accuse fatte a Berlusconi, a partire almeno dal libro di Travaglio di tanti anni fa. Senza un sano empirismo si verifica proprio quella scomparsa dei fatti di cui parla Travaglio. La causa di questa degenerazione è anche l'abuso dell'ermeneutica nella filosofia italiana, a cui solo ora qualcuno reagisce con il nuovo realismo, ma nel frattempo abbiamo allevato una generazione di pseudo-filosofi che non fa altro che parlarsi addosso. Se la Politica e lo Stato (quest'ultima maiuscola fa sempre un pò paura) si sono dissolti nell'economia, di chi è la colpa? I filosofi italiani che facevano nel frattempo? Il solito tradimento dei chierici. La verità è proprio nella tua ultima riga, perché tutto il pensiero di questa sfortunata nazione non riesce mai a prescindere da questo fantomatico orizzonte di senso e da un'anelito verso un Assoluto che, ormai, dovremmo avere già ampiamente messo alle spalle. Ed allora ecco che tornano le prospettive assolutistiche di stampo marxista (non parla sopra Fusaro di "trascendere il piano empirico"?), oppure si ritorna alla Chiesa cattolica, che non molla mai. E nel frattempo,

  5. avatar-4
    10:12 Martedì 13 Agosto 2013 demarsay formazione empiristica: qual e' l'orizzonte di senso?

    @Benincasa. Scusa se controbatto, non voglio allungare un battibecco all'infinito, pero'.. Quel nome mi interessa molto poco: e' un filone su cui non ho intenzione di perdere troppo tempo.. (perdona se taglio corto, ma ritengo si debbano fare delle scelte personali per "importanza"). Dopodiche' mi pare invece di capire da cio' che scrivi che non hai letto una riga del pensiero di Fusaro (cosa legittima, per carita', se non fosse che l'articolo e' suo), altrimenti sapresti che con l'etichetta (commerciale) "continentale" c'entra pochino, anzi, la rifiuta proprio. Siamo ancora li? A Continentali vs Analitici? Le ultime cinque righe del tuo intervento mi spaventano molto: posso pure essere d'accordo sull'inutilita' di molti "letterati e umanisti", ma non capisco perche' ne fai una categoria rigida, come fosse un monoblocco. Il tuo concetto di (in)utilita' va di pari passo col filone che evidentemente segui (su questo siamo talmente agli antipodi che lascerei cadere in questa sede). Questo paese va a banane perche' lo Stato e la Politica si sono liquefatti nell'autonomia dell'economia (per dirla in modo vergognosamente semplificato). "Sana formazione empiristica": con quale riferimento? Quale sarebbe l'orizzonte di senso di questo tipo di formazione? Perche' ti ricordo che senza quello sei alla merce' di inebetimenti molto piu' raffinati di quello alla Berlusconi.

  6. avatar-4
    19:43 Lunedì 12 Agosto 2013 Federico Benincasa Abbandono?

    @Demarsay. Se sapessi qualcosa di filosofia avresti riconosciuto il nome contenuto nel mio intervento e questo ti sarebbe dovuto bastare per capire che non propongo certo questo fantomatico abbandono di cui parli. Credo comunque che la filosofia (e soprattutto la filosofia continetale ed in particolare quella di cui l'autore dell'articolo è espressione) sia decisamente sopravvalutata. Il vecchio ritornello per cui la filosofia ti insegna a pensare è ormai alquanto stantio (soprattutto se pensiamo che da quando la scienza in senso stretto si è separata dalla filosofia, quest'ultima non fa altro che cercare di copiarne metodi e paradigmi). Ugualmente, l'arroganza secondo la quale l'unica vera forma di pensiero è quella filosofica (che poi è il presupposto del tuo intervento) è semplicemente ridicola. Questo paese è arretrato e schiavo dell'economia degli altri anche perchè è pieno di letterati ed umanisti sostanzialmente inutili ed il dilagare, in tutti questi anni, della filosofia e del suo ragione critico non ci ha salvati dall'inebetimento della televisione e non ha impedito il ventennio berlusconiano. Una sana formazione empiristica della maggior parte della popolazione avrebbe aiutato probabilmente molto di più.

  7. avatar-4
    12:12 Lunedì 12 Agosto 2013 annasalvietti laureata in filosofia con 110 lode a pisa e e ancora precaria a 45 anni

    Non mi sentirei proprio di invitare i giovani ad iscriversi a filosofia o a facoltà umanistiche, non perchè non creda nel loro valore formativo, anzi,sono profondamente convinta che gli studi filosofici siano determinanti per acquisire capacità critica e logica; non solo sviluppano una competenza chiave "imparare ad imparare" danno un sapere che genera altro sapere. Però, dopo una vita passata a mendicare posti di lavoro, a stipulare co co o contratti a progetto, di lotta nel precariato scolastico e infine aggiungere sacrifici economici e rinunce per prendere una seconda laurea non posso assolutamente dire ai giovani andata ad una facoltà umanistica. Alla fine poi, vedere le cose del mondo con una lente di ingrandimento, non sempre è piacevole...soprattutto quando questo nostro mondo è fatto di tanti parassiti che governano per gli animali che li fanno sopravvivere.

  8. avatar-4
    09:50 Lunedì 12 Agosto 2013 demarsay sul livello delle facolta', semmai

    @Benincasa: L'impatto profondo che le discipline tecniche hanno avuto sulla vita di tutti negli ultimi due secoli e' perfettamente leggibile nella totale incomprensione che dimostri dell'articolo in questione. In pratica proponi l'abbandono di massa (una sorta di grande ritirata) dei cervelli pensanti per seguire verso il baratro un sistema che al massimo, se va bene, ti concede il ruolo di mercenario. "Indietro tutta", per dirla col vecchio Arbore. La questione semmai riguarda il pessimo stato in cui versano le facolta' di filosofia (e non solo). Sostenere la necessita' della filosofia e' ovviamente ragionevolissimo, ca va sans dire. Il problema vero e': quale facolta'? E lo dico anche per altre discipline. Il tema vero e': "dove sono i Maestri?". Quel che vedo intorno a me, nelle facolta', e' l'allargarsi di una generazione di Professori mediocre, quella post-'68 che si e' infiltrata in mezzo ai Baroni (Maestri?) negli anni '80/'90 con lo scopo di scalzarli non per cambiare un sistema (se proprio andava cambiato), ma semplicemente per sostituirli all'interno dello stesso meccanismo; il piu' delle volte propinando agli studenti una srota di "vendetta", del tipo "ahhhh, adesso che ci sono ve la faccio vedere io..". Occorre capire quali siano le eccezioni nel mondo delle facolta'.

  9. avatar-4
    08:30 Lunedì 12 Agosto 2013 Federico Benincasa Ma per favore...

    Fusaro contrappone all'idiotismo specialistico l'idiotismo filosofico, cioè l'incapacità dell'intellettuale di stampo crociano e gentiliano (quello che non sa risolvere un'equazione di secondo grado, per intenderci), di comprendere l'impatto profondo che le discipline tecniche hanno avuto sulla vita di tutti negli ultimi due secoli. Una tattica dello struzzo che è fondamentalmente irresponsabile proporre alle nuove generazioni, soprattutto in Italia, dove purtroppo la cultura scientifica continua ad essere l'ancella delle conoscenze. Mercatitisco? è una parola della lingua italiana? Inoltre, guarda caso, l'invito ad iscriversi a filosofia proviene da chi con la filosofia ci mangia. Fusaro, Le consiglio di andare a visitare il sito delle TED Conferences: scoprirà tutto un mondo di conoscenza ben al di fuori dell'autoreferenzialità di cui fa sempre mostra. Avrà occasione anche di sentire qualche filosofo, come Daniel Dennet, ad esempio. Sarà di sicuro istruttivo.

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