GRANDI MANOVRE

Larghe intese nel nome di Sergio

Chiamparino ha rotto gli indugi: sarà lui a guidare il centrosinistra alle prossime Regionali. Con un "listone" trasversale sul modello di "Alleanza per Torino". Già iniziati i casting. E se Cota dovesse reggere fino al 2015 non esclude un passaggio in parlamento

“Alleanza per il Piemonte”. Probabilmente non sarà la dizione definitiva, quella che comparirà sulla scheda elettorale alle prossime Regionali, ma questo è il senso dell’operazione che ha in testa Sergio Chiamparino, un progetto al quale sta lavorando da qualche settimana, nemmeno in maniera troppo clandestina. Un rassemblement di soggetti “plurali” sulla scorta di quanto avvenne nell’ormai lontano 1993 e che portò alla vittoria un (allora) inedito centrosinistra alla guida del Comune di Torino: modello del quale Chiamparino è stato tra i principali ispiratori e artefici. Non solo un contenitore per il crescente numero di apolidi e delusi delle formazioni tradizionali, ma una coalizione “civica e regionalista” che prefiguri scenari al momento inediti, ma che potrebbero nascere dalla scomposizione dal quadro politico attuale. Tutto secondo copione, l’ennesimo “laboratorio” che anticipi sotto la Mole le evoluzioni nazionali, come avvenne vent’anni fa, quando si gettò il seme del futuro Ulivo.

 

Il dado è tratto. L’ex sindaco ha ormai definitivamente rotto gli indugi: torna alla politica attiva e si candida a presidente della Regione. Sulla decisione, maturata nel corso delle ultime settimane, oltre al desiderio di rientrare nell’agone politico, ha pesato il successo della missione affidata agli sherpa - un noto giornalista, un parlamentare Pd, un suo ex assessore - che, mandati in avanscoperta hanno registrato un’ampia convergenza sul suo nome, ben al di là del perimetro degli schieramenti. Al suo fianco i “consigliori” di una vita: lo storico Beppe Berta, l’ex sindacalista Bruno Manghi, il suo braccio destro a Palazzo Civico Tom Dealessandri, la sua longa manus in Sala Rossa Andrea Giorgis. Davanti a loro, pur a denti stretti, ha ammesso di aver sbagliato a rintanarsi nel dorato esilio della Compagnia di San Paolo, e ha giurato, anzitutto a se stesso, che ora non intende più tergiversare: (ri)scende in campo. È talmente convinto da sostenere che i tempi non sono più un ostacolo: meglio se la legislatura si interrompesse prima, ma non è un dramma se si dovesse andare al voto alla scadenza naturale, nel 2015. Peraltro, è probabile che, a questo punto, potendo contare su una candidatura forte, il Pd alzi i toni del confronto con il centrodestra di Palazzo Lascaris e radicalizzi l’azione di opposizione, finora dettata da troppa prudenza.

 

Del “listone” Chiamparino ne ha parlato finora con diversi interlocutori, dall’ex coordinatore del Pdl Enzo Ghigo (tra i primi ad essere contattato in nome degli storici buoni rapporti) all’assessore al Bilancio di Palazzo Civico Gianguido Passoni, da outsider del mondo dell’impresa a dirigenti delle associazioni datoriali. “La sua ambizione – racconta uno degli interpellati – è quella di costruire un asse che va da singoli esponenti della sinistra dispersa alle frange più moderate di Forza Italia”. Un’operazione non contro il Pd, ovviamente, ma “oltre il Pd”. E, a proposito del Pd, a quanti in queste ore stanno immaginando di candidarlo, al prossimo congresso, alla segreteria regionale ha fatto arrivare un messaggio chiaro: nessuna disponibilità a guidare un partito a cui non è iscritto (e a cui, peraltro, crede sempre meno). Possibile, invece, se i tempi regionali dovessero dilatarsi fino al 2015 un passaggio intermedio, da capolista, in eventuali elezioni politiche anticipate.

 

Le road map della sua (ri)discesa in campo prevede un crescendo di interventi pubblici di taglio “politico”, a partire dal dibattito alla festa democratica il prossimo 7 settembre. Tappe che porteranno Chiamparino a rassegnare le dimissioni dalla Compagnia tra ottobre e novembre, comunque entro l’anno. E sul suo successore alla poltrona di corso Vittorio pare si sia messo il cuore in pace, abbandonando l'iniziale ipotesi di promuovere Piero Gastaldo, a fronte dei veti che sono fioccati da più parti. Ora pare puntare su Luca Remmert, una soluzione meno traumatica e di buon senso.

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