DIRITTO & ROVESCIO

Senatori Pd: “Né iene né amici del Caimano”

Sale la tensione in vista del confronto con Violante, promossa da dieci parlamentari piemontesi. Respingono ogni sospetto: “tra noi nessun franco tiratore, voteremo compatti la decadenza”. Fornaro lamenta “l’imbarbarimento” del clima politico

Secondo la versione dei “manettari” sono gli amici del giaguaro, anzi del Caimano, e la loro iniziativa è volta a perdere tempo per prendere tempo, un modo per dilatare la procedura della decisione della Giunta chiamata a esprimersi sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Per quanti puntano invece a vellicare il malpancismo democratico sarebbero nientemeno che i componenti de plotone d’esecuzione, schierati a passare per le armi (della dialettica politica) il “collaborazionista”. Alla vigilia del confronto con Luciano Violante c’è molta agitazione nel Pd piemontese e tra gli stessi dieci senatori che hanno promosso l’incontro con l’ex presidente della Camera, oggi uno dei “saggi” quirinalizi, che nei giorni scorsi ha manifestato a disponibilità ad approfondire i termini giuridici della legge Severino, non escludendo un ricorso alla Corte costituzionale. Quinta colonna dell’arcinemico o tribunale dell’inquisizione dem? «Né l’una né l’altro – spiega uno dei firmatari, Federico Fornaro, senatore alessandrino ed ex vicesegretario regionale -. La nostra posizione è diamantina, solo chi è in malafede può travisare le nostre intenzioni. L’abbiamo scritto con chiarezza: voteremo compatti per la decadenza di Berlusconi. Questa è a nostra linea del Piave. Ma di fronte alla campagna mediatica scatenata contro Violante, una catilinaria che non ha escluso parti consistenti del nostro stesso partito, ci è sembrato indispensabile un’azione che ripristinasse uno dei principi sacrosanti di una forza che si dice democratica: ribadire il diritto di ognuno a esprimere opinioni, anche scomode e controcorrente, vieppiù se a formularle è una persona con la storia e la cultura di Violante».

 

La bagarre scoppiata attorno alle parole di Violante, il quale ha oggi riaffermato in un’intervista a L'Unità i termini della proposta - «il principale avversario può essere condannato moralmente e politicamente, ma gli si devono sempre garantire i diritti che in una procedura giudiziaria gli spettano» - è per Fornaro l’ulteriore episodio dell’«imbarbarimento della politica odierna, nella quale si agitano gli spettri del sospetto, si brandiscono come clave i pregiudizi, si rifugge dal confronto per scatenare le tifoserie». Eppure neppure di fronte all’ammissione del’imbarbarimento per Fornaro la strada da intraprendere è quella dea “pacificazione”, almeno nel senso che al concetto danno gli esponenti de centrodestra. «L’unica via d’uscita è a chiarezza e il rispetto dello stato di diritto, tutto il resto non farebbe che alimentare l’antipolitica e, soprattutto, non produrrebbe quel quadro di normalità e stabilità di cui ha urgente bisogno il nostro Paese».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:00 Sabato 31 Agosto 2013 ingov Dovete limitarvi

    Dovrebbero limitarsi a fare le leggi e soprattutto a rispettarle senza Cercare giustifiche o possibili vie d'uscita...Mi pare che il nuovo sport di indagare, sollevare questioni,dare voce all'accusa e alla difesa, ecc sia unadegenerazione del mandato... Perchè?C è una legge cristallina che loro hanno votato.Sottolineo loro. Se era incostituzionale com èche ve ne accorgete oggi? E i consiglieri di statovs consulenti, dove erano?Sentite non fatevi turlupinare da questi soggettiche nn fanno altro che teatro...

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