VENTI DI GUERRA

Fratelli d’Italia contro gli “yankee”

La destra riscopre l'antiamericanismo e scende in piazza per contestare l'intervento Usa in Siria. Mozioni, presidio davanti alla Prefettura e un ordine del giorno perchè la Regione solleciti la revoca del Nobel per la Pace a Obama

Più che una conversione al pacifismo, la destra torinese e piemontese riesuma la mai sopita vena antiamericana. Fratelli d’Italia, la formazione nata alle sorse elezioni da una costola del Pdl, si mobilita contro il ventilato intervento degli Usa in Siria. Dopo la mozione presentata al Consiglio comunale di Torino, sebbene la Sala Rossa abbia poi stravolto il testo inducendo i proponenti a ritirare l’adesione, gli eredi di An daranno vita nel pomeriggio davanti alla Prefettura a un presidio: «Mentre il Congresso americano si appresta a votare l’attacco bellico, senza il via libera dell’Onu, contro il parere di tanti Stati occidentali e mediorientali e con la ferma condanna del Papa, noi Fratelli d’Italia scendiamo in piazza a dire no all’appoggio occidentale alle milizie islamiste contro la Siria sovrana, laica e multireligiosa offerto dagli Usa», sottolineano in una nota Augusta Montaruli, consigliere regionale, e Maurizio Marrone, capogruppo FdI in Comune. «Il disimpegno italiano - aggiungono - non sia una farsa: dovranno essere negate anche le basi militari e la logistica».

 

A vicenda iraniana approderà, sempre per iniziativa dei Fratelli d’Italia, anche a Palazzo Lascaris. Il consigliere Massimiliano Motta ha, infatti, presentato un ordine del giorno per impegnare il Consiglio e la Giunta a richiedere al Comitato dei Nobel la revoca del Nobel per la Pace assegnato nel 2009 al presidente Usa Barack Obama. «Lo stesso presidente americano commentando nel 2009 il premio con i giornalisti, si disse sorpreso, fino a dichiarare di non essere sicuro di meritare il riconoscimento – spiega Motta -. Il Nobel sembrò più un premio alle intenzioni ed uno stimolo al futuro, che un riconoscimento per le azioni svolte». Ora più che mai, sottolinea l’esponente di FdI, «questo premio risulta incompatibile con le azioni intraprese dal presidente americano che ha disatteso la promessa del ritiro delle truppe dall’Iraq entro 16 mesi dalla sua elezione, così come ha intensificato la presenza di truppe in Afghanistan ed ha infine fatto approvare alla Commissione esteri del Senato Usa una risoluzione che autorizza l’intervento armato americano in Siria come reazione per il presunto utilizzo da parte del regime di Damasco di gas tossici sulla popolazione».”

 

In piena sintonia con Papa Francesco - “Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza” -, Motta ritiene che il suo ordine del giorno sia coerente e rafforzi la condanna di un possibile intervento armato in Siria, su cui il collega Marco Botta ha presentato un documento in Consiglio e, provocatoriamente, chiede la revoca del Premio Nobel per la Pace ad Obama «perché un intervento armato, senza l’appoggio delle Nazioni Unite, che, peraltro non si è ancora pronunciata relativamente all’attribuzione dell’uso dei gas da parte del regime siriano, non è meritevole di un Premio Nobel per la Pace!».

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