PRIMATI SCIPPATI

Torna il Salone dell’Auto. A Milano

L’esposizione delle quattro ruote, da 13 anni assente a Torino, starebbe per rinascere oltre Ticino. Dietro l’operazione spunta Cazzola, ex patron del Motor Show, per qualche anno proprietario di Lingotto Fiere. Altro smacco per l’orgoglio sabaudo

Resuscita il Salone dell’Auto ma trasloca all’ombra della Madunina. Il progetto sarebbe già in fase avanzata e prevedrebbe ne 2014 l’organizzazione di una grande rassegna dedicata al mondo delle quattro ruote nei padiglioni della Fiera di Rho, proprio alla vigilia dell’Expo. E dietro le quinte, nel ruolo di gran regista, si starebbe muovendo Alfredo Cazzola, il patron del Motor Show bolognese che nel 2007 ha ceduto la società organizzatrice, Promotor International, al gruppo francese Gl events. Lo stesso che nel 2000 rilevò il Lingotto Fiere e che con l’edizione numero 68 chiuse i battenti della manifestazione. Secondo le indiscrezioni riportate da Pierluigi Bonora sul Giornale ora i tempi sarebbero maturi, sia per la scoppiettante rentrée del’imprenditore bolognese, sia per la rinascita dell’esposizione.

 

Se le voci trovassero conferma si tratterebbe di un ulteriore smacco per l’orgoglio subalpino e la definitiva chiusura di un ciclo iniziato addirittura nel 1900, quando dal 21 al 24 aprile sotto il nome di “Mostra di Automobili” parteciparono 25 espositori - di cui 10 erano italiani - e circa 2.000 visitatori, per un incasso totale di 720 lire (il biglietto intero costava 20 centesimi di lira). L’ultima edizione fu organizzata nel 2000, mentre la numero 69 - in programma dal 25 aprile al 5 maggio 2002 - non aprì mai i battenti a causa della crisi del mercato automobilistico. Da allora l’unico Salone del settore rimasto ai torinesi è Automotoretrò, per le vetture d’epoca: amaro segno del destino. Nel 2011 era stata ipotizzata una edizione “speciale” in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni di unità d’Italia, in fondo nella storia del nostro paese l’automobile ha avuto un ruolo non propriamente marginale. Eppure anche allora non se ne fece nulla, si disse per i veto posto dalla Fiat alla sponsorizzazione – richiesta e, a quanto si seppe per vie traverse, ottenuta – del Gruppo Volkswagen.