DITTATURA DEL RETTOPENSARE

Faà di Bruno, “censura inaccettabile”

Mentre approda in Sala Rossa il caso della lezione sulla famiglia dell'istituto cattolico, annullata dopo le accuse di omofobia, la Chiesa prende posizione. Un editoriale del settimanale diocesano rivendica il diritto alla libertà di parola "controcorrente"

Nel giorno in cui il “caso Faà di Bruno” approda in Sala Rossa, là dove si è scatenata la polemica ad opera di un manipolo di consiglieri comunali che ha scorto l’ombra dell’omofobia in una lezione sulla famiglia promossa dall’istituto cattolico, la Chiesa torinese interviene nuovamente sulla vicenda. Anticipando il testo di un editoriale che apparirà sul prossimo numero del settimanale La Voce del Popolo, la Diocesi rivendica il diritto a esprimere posizioni in contrasto con l’opinione dominante, esercitate dai soliti “maitres à penser”, «sempre gli stessi, ai quali piace molto presentarsi come deputati a interpretare e giudicare le opinioni di tutti, e le vite degli altri. Vogliamo parlare di “lobby”? Vogliamo dirci che, intorno a certi problemi, eticamente sensibili o – più banalmente – stuzzicanti per i comportamenti sessuali, ci sono opinioni dominanti contro le quali è difficile andare, pena l'essere trascinati di fronte a un «tribunale morale», sempre quello, che fonda la propria autorevolezza non sulla legge scritta ma sulla capacità di diffondere e imporre i propri gusti e le proprie sensibilità?».

 

Ricostruendo sommariamente l’accaduto, la nota sostiene che «Contro le scelte compiute dalla direzione della scuola si è subito alzato un “muro di parole” che non si limitava a contestare tali scelte ma sembrava arrogarsi un “diritto” che invece non è scritto da nessuna parte: quello, cioè, che a parlare di omosessualità sono abilitati soltanto coloro che hanno ottenuto una qualche approvazione preventiva da alcune “istituzioni” culturali e politiche espressione dei movimenti omosessuali o dei loro simpatizzanti. È questo il punto inaccettabile: l’art. 21 della Costituzione garantisce a tutti i cittadini la “libertà di espressione”, cioè la possibilità di compiere e dichiarare le proprie scelte culturali (e politiche) al di là di qualunque censura». Inaccettabile viepiù quando, come in questo frangente, è stata eservcita “preventivamente”, arrivandon addirittura a ventilare ritorsioni. «Bisogna dire con chiarezza che in questo Paese, malgrado tutto, nessuno ha il diritto di esercitare una censura preventiva sulle parole e sulle iniziative altrui. Soprattutto, e più sottilmente, occorre ribadire che non esiste “un solo modo” per affrontare le questioni, qualunque esse siano: perché il rischio vero insito nelle censure e nelle lobbies consiste proprio in questo, che alla fine rimane un solo modo di guardare alla realtà, e di vivere la vita, quello espresso dalla “cultura” dominante. Così tutti i problemi si semplificano, i distinguo diventano inutili e l’unica “libertà” che rimane è quella di schierarsi, senza più permettersi il lusso di ragionare e discutere. Il grande successo del relativismo – culturale, religioso – si fonda propriamente su questo assunto: che tutte le convinzioni, anche quelle religiose, sono uguali e dunque tutte sono ugualmente inutili e non importanti! Ben diversamente intendeva la libertà di espressione Voltaire («le mie idee sono del tutto contrarie alle tue, ma difenderò fino all'ultimo la tua possibilità di esprimerle»…). Lasciamo da parte, poi, i fautori della “rappresaglia” che, profittando dell'occasione, si sono lanciati a chiedere la sospensione dei contributi alle scuole paritarie o, in alternativa, il “controllo politico” sulle iniziative educative degli istituti cattolici…». Atteggiamenti da cui persino un radiucale laico come Silvio Viale ha preso le distanze, ricevendo l'apprezzamento della Chiesa.

 

Ma ciò che è accaduto offre una “lezione”, «quella di un forte richiamo per tutti a “vigilare”: non tanto e non solo sulle iniziative “politicamente scorrette” o su presunte provocazioni: ma sul patrimonio comune che condividiamo, in quanto cittadini. Il patrimonio della libertà e di quei valori minimi (che minimi non sono) condivisi, del profondo rispetto delle persone e delle idee altrui, su cui si fonda la libertà e la dignità di ciascuno di noi».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:14 Lunedì 04 Novembre 2013 vboero Libertà di educazione

    La questione delle intimidazioni alla Scuola cattolica paritaria Faa di Bruno di Torino da parte di alcuni soggetti richiede un supplemento di attenzione perché l'educazione dei figli da parte dei genitori è uno dei principali diritti umani.La Scuola aveva organizzato per i genitori degli allievi (non per gli allievi) un incontro privato per spiegare le minacce poste in essere da tempo contro la famiglia costituzionale (per intenderci quella naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna) e da alcune teorie prive di basi scientifiche e sorrette da lobby interessate insieme a vari disegni di legge. L'iniziativa è giustificata da un semplice dato di fatto: i danni alla famiglia producono inevitabilmente danni ai figli e questi è facilissimo registrarli a scuola.Quindi una iniziativa lodevole in un rapporto armonioso scuola-famiglia secondo anche quanto insegna la Dottrina cattolica in materia.Ora il Comune vuole mettere becco su come si educano i figli al Faa di Bruno e vuole che venga diffusa la cultura "gender" come fa correntemente nelle scuole comunali ormai da anni con il trucchetto della omofobia che non esiste.Il Comune, oltre alla invasione di campo, sembra che sia orientato sventolare il ricattino del contributo dato alle scuole paritarie.E' lo stesso Comune indebitato sino al collo, le cui scuole materne costano 3 volte quelle paritarie. Lo stesso Comune che dimentica che ogni allievo della scuola paritaria gli permette di risparmiare circa 4.000 euro

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