Pezzi di ricambio
16:26 Domenica 17 Novembre 2013 1La "rottamazione" è solo l'ultima versione dell'atavico bisogno del sistema politico di assicurare il rinnovamento. Ma il tema può essere solo ricondotto a uno sventolio di carte d'identità oppure occorre ripensare alla formazione delle classi dirigenti?
Il ricambio della classe dirigente continua ad essere un tema centrale nel dibattito politico nazionale. Un tema che, in tutte le fasi di transizione, ha segnato i conflitti all’interno dei partiti e nella società. E non poteva mancare, anche e soprattutto all’interno del Partito democratico, un confronto duro proprio attorno al ricambio dei propri vertici. Questione scoppiata con la cosiddetta “rottamazione”, tesa a eliminare la prima linea, troppo a lungo abbarbicata alle leve di comando. Ma il ricambio della classe dirigente, indispensabile e quasi fisiologico, può fare a meno della qualità o è solo il frutto dello sventolio della carta di identità? E quali sono i luoghi e le sedi di formazione politica e culturale? Soprattutto, può un partito di massa e popolare come il Pd appaltare questo tema al conformismo dominante e alla casualità dell’effimero? Sono queste le domande che Giorgio Merlo, dirigente Pd ed esponente del cattolicesimo democratico, si pone affrontando la questione del rinnovamento del ceto politico, collocandola nel quadro della crisi della politica, del travaglio interno al Pd e del dibattito presente nello stesso mondo cattolico. Una questione destinata ancora a far discutere e a dirci con chiarezza se il ricambio della classe dirigente sprigiona vera qualità o se è solo e sempre un grande bluff di potere.
E Merlo, non a caso, cita una celebre massima di Amintore Fanfani: “Se uno è bischero lo è anche a 20 anni”. Un monito, quello che il vecchio “cavallo di razza” democristiano ripeteva in ogni corso di formazione delle giovani leve scudocrociate, che non nega l’esigenza di aprire le stanze del potere alle nuove generazioni ma che sposta il tema dalla carta d’identità ai contenuti. Così tra parricidi veri o
presunti, l’ultimo quello di Alfano, sfugge, forse volutamente, il nocciolo della questione: quale classe dirigente per quale politica. Merlo, dal suo canto, prova a mettere i paracarri per non uscire di strada: la ricostruzione di un progetto politico che vada oltre il leaderismo ipertrofico, la necessità di ripensare alle appartenenze tradizionali in un meticciato culturale delle tradizioni novecentesche, il bisogno impellente di trovare “luoghi” di formazione (possibilmente fisici e meno virtuali). Infine, da cattolico democratico, legato all’insegnamento di Donat.Cattin, la riproposizione dell’irrisolta questione cattolica, contemperando la fedeltà ai valori e il pluralismo dell’espressione.
Il libro sarà presentato alla Fondazione Donat-Cattin (via Stampatori 4, Torino) lunedì 18 novembre alle 17. Con l’autore interverranno Sergio Chiamparino (che ha curato la prefazione), l’assessore regionale al Lavoro Claudia Porchietto e Michele Vietti, vicepresidente del Csm. L’incontro sarà moderato da Ettore Boffano.
Giorgio Merlo
Ricambio. Bluff o qualità
Rubbettino, Soveria Mannelli 2013
pp. 117, € 12



