PEZZI DI RICAMBIO

“Alfano molto più coraggioso di Renzi”

A 48 ore dalla scissione Porchietto spiega le ragioni che l'hanno portata a sostenere gli innovatori. "Una scelta non dettata da opportunismi né da interessi di bottega, ma guardando ai bisogni del Paese". E liquida il Rottamatore "fagocitato dal sistema"

Alfano? Molto più coraggioso e innovatore di Renzi. A 48 ore dalla scissione, Claudia Porchietto non ha dubbi su dove e con chi stare. L’assessore regionale al Lavoro lo spiegherà questa sera in un confronto con Sergio Chiamparino e Michele Vietti alla Fondazione Donat-Cattin in occasione della presentazione del libro di Giorgio Merlo “Ricambio. Bluff o qualità?”.

 

Il “ricambio della classe dirigente” è diventato un mantra che ha prodotto come principale effetto quello di svuotarlo di contenuti. «Le rivoluzioni o si fanno subito oppure vengono fagocitate, assimilate e poi sfruttate da quel sistema che con esse dovrebbe crollare – spiega Porchietto -. Il ricambio della classe dirigente o la rottamazione, come la definiva in modo rozzo ma efficace Matteo Renzi, ha fatto questa fine. Il futuro segretario del Partito democratico ha sbagliato proprio in questo: non si può essere parte del sistema e mutarne drasticamente le regole e l’establishment. Per questo credo che il cambio della classe dirigente possa nascere solo dal basso, dalla società civile e dalle sue articolazioni che esprimono la classe dirigente».

 

Ma di un radicale mutamento c’è necessità, anzi urgenza. E non solo del ceto politico. «La  rivoluzione in  un Paese asfittico qual è il nostro, deve passare da una rivoluzione liberatoria che parta dalle sue articolazioni sociali e comunitarie. Solo un cambio di passo che provenga dai singoli universi della nostra comunità: cioè dal mondo imprenditoriale, sindacale, scolastico, universitario, corporativistico può avviare un reale ricambio generazionale. Perché ognuno di questi mondi parla con i propri linguaggi e secondo i propri interessi e quindi la rivoluzione deve parlare la stessa lingua». Da qui il bisogno di «uno scossone, di uno choc. La classe manageriale ad ogni livello ha fallito. A volte, mi si permetta la battuta, mi viene il dubbio che sia figlia anche del fatto che in molti gangli vitali del Paese vi siano ex sessantottini. Ma è semplicemente una chiosa. Resta il fatto che abbiamo assistito ad un fallimento epocale: per la prima volta consegniamo un paese più povero non solo economicamente ma anche socialmente ai nostri figli. C’è chi si arrovella perché stiamo esaurendo le risorse offerte dall’ambiente, io sono spaventata perché stiamo dilapidando la speranza e la fede nel futuro per i nostri figli».

 

La politica certamente deve rinnovarsi, «e lo scossone di Alfano di sabato scorso è un segnale profondo. Molto più coraggioso di quello fatto da Renzi che alla fine è stato fagocitato dal sistema dovendosi adeguare alle sue liturgie. Qualcuno tenterà di archiviare la scissione di ieri bollandola come un semplice tradimento. Qualcuno invece dirà che la scissione è stata mossa da divergenze personali, altri ancor peggio da interessi di palazzo per mantenersi la poltrona. Non è così: anzi come tutti sanno questa è una scelta che non si sarebbe fatta se si fosse guardato all'interesse politico del momento. Sarebbe stato più facile vivere sotto l'ombrello di voti offerto da un grande leader».

 

Questa decisione invece è dettata da una unica convinzione: «la consapevolezza che è indispensabile rimettere al centro del dibattito politico italiano il futuro del Paese reale e in particolare del ceto medio. Il centrodestra deve dettare la propria ricetta, alternativa alla sinistra, per difendere dall'estinzione il proprio elettorato: fatto di imprenditori, liberi professionisti, commercianti, artigiani, ricercatori, giovani in cerca di un lavoro e pensionati. Ma lo deve fare al netto dei problemi della giustizia, i quali vengono successivamente in ordine di priorità. Dobbiamo intervenire in modo deciso per correggere la Legge di Stabilità in favore di chi ci ha votato e ricordando al Partito democratico che un governo di larghe intese esiste se si trovano delle intese che soddisfino entrambe le parti e non solo e sempre una. Da qui parte la nostra scommessa: riportare al centro del Governo Letta le istanze del Popolo della Libertà e di chi ci ha votato. Casa, Reddito, Istruzione, famiglia, Riforme e affrancamento dai diktat europei devono essere i capisaldi sui quali ripartire per ridare fiducia agli italiani». 

 

Attorno a questi temi «si può raccogliere una nuova generazione di politici. Ma non è una questione di età, ma di apertura mentale, di capitale umano, di voglia di rialzare la testa e camminare con la schiena dritta quando ci si definisce italiani».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:33 Martedì 19 Novembre 2013 Alessandra_Banussi Scelta dettata da Sacconi.

    I politici Piemontesi non hanno mai deciso ma sempre seguito. La tua scelta è dettata dalla poltrona romana di nome Sacconi. Alfano ha da sempre lavorato dietro le quinte contro Berlusconi. Finirete come Fini. Renzi intanto è stato l'unico a dire con chiarezza la vergogna italiana del caso cancellieri. Mi auguro che lui e il M5S spazzino via la falsa politica degli Alfano e C.

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