Centrodestra in panne. E La Lega si slega

Le recenti assenze di Cota e dello stato maggiore del Carroccio alle iniziative elettorali fanno crescere i sospetti su uno smarcamento dalla candidatura di Coppola. E a mettere a tacere i mal di pancia non basteranno un paio di comizi dell’ultima ora

ALLEATI Roberto Cota e Michele Coppola

I segnali, a volerli cogliere, sono inequivocabili. Se una coincidenza è una coincidenza e due coincidenze rappresentano un indizio, come Agatha Christie fa dire al suo Hercule Poirot, l’assenza dello stato maggiore della Lega agli ultimi appuntamenti pubblici della campagna elettorale per le comunali torinesi non può essere casuale. Venerdì scorso, all’affollata convention sulla sanità, presenti l’assessore Caterina Ferrero e il ministro Ferruccio Fazio, la defezione del governatore – pur invitato e vanamente atteso - ha creato non poco imbarazzo tra le file pidielline: un disagio misto a fastidio icasticamente testimoniato da quel «ci ha fatto il bidone» sfuggito dalla bocca dallo staffiere di Enzo Ghigo, Luca Angelantoni. Il giorno successivo, alla presentazione del programma del candidato sindaco Michele Coppola, la rappresentanza del Carroccio era limitata a Stefano Allasia e Mario Brescia, esponenti non proprio di primo piano. Di Roberto Cota neppure l’ombra; altrettanto latitante Elena Maccanti, che pure ha condotto le trattative con la coalizione.

 

Con l’unico sincero supporter di Coppola fuori combattimento – il capogruppo a Palazzo Lascaris Mario Carossa, infortunato, che a lungo ha accarezzato l’idea di un ticket con il suo ex collega della Sala Rossa come candidato vicesindaco – la concreta entità dell’apporto leghista alla competizione inizia a suscitare sospetti. In Corso Vittorio, quartier generale del Pdl, si tende a minimizzare, interpretando il comportamento degli ultimi giorni come effetto delle recenti tensioni nazionali. In fondo, era abbastanza prevedibile che il tramestio romano si riverberasse anche in periferia. Eppure non tutto è riconducibile a tatticismi d’importazione: «c’è più d’una specificità locale», spiega un parlamentare facendo eco alle dichiarazioni del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto. L’impressione è che Cota intenda consolidare la propria egemonia sul centrodestra piemontese e che in questa prospettiva le elezioni torinesi rappresentino un tassello secondario del più complesso puzzle di relazioni e diplomazie. Forte del ruolo nel cosiddetto “cerchio magico” bossiano nonché del canale privilegiato con Berlusconi, il governatore non fa mistero di considerare il personale casalingo del Pdl non all’altezza e, soprattutto, non il suo interlocutore privilegiato. Di certe cose, come l’imminente rimpasto di giunta – che avverrà a urne chiuse -, Cota parla direttamente con il premier al quale, pare, abbia fatto ancora recentemente un resoconto dello stato di salute delle truppe pidielline non particolarmente lusinghiero. Ma sono illazioni. O no?

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