OLTRE IL PD

Ciclone Renzi, ma la sorpresa è Civati

Renzi sfiora il 70 per cento, grande performance del parlamentare lombardo che supera Cuperlo. A Cuneo e Asti i rottamatori fanno il pieno. Crollano le Stalingrado dell'hinterland torinese. E' chiaro: il vecchio Pci-Pds-Ds-Pd non esiste più, nemmeno in Piemonte. DATI DEFINITIVI

Matteo Renzi con il 68,8% vince le primarie Pd in Piemonte, ma questa non è una notizia. Il vero colpo è quello messo a segno da Pippo Civati che supera Gianni Cuperlo: 16% a 15,2%, un'incollatura che ha però il tratto di un cambio d'epoca. Il parlamentare lombardo, sodale di Renzi nella prima fase, è la sorpresa di questa competizione: sfonda al Nord, catturando consensi radicali (qualcuno li definisce "grillini di sinistra"), delineando un partito di matrice decisamente divergente da quello che sembra prospettare il neo leader del Nazareno. Un problema non da poco che si aggiunge alla riflessione sulla mutazione "genetica" di una formazione che esce da queste primarie radicalmente diversa dalla vigilia. Una cosa è certa ed emerge chiaramente da questi dati: l’istanza di cambiamento – che provenga da aree più moderate o da sinistra – è oggi più forte della vecchia nomenclatura Pci-Pds-Ds che da questo voto viene spazzata definitivamente via. 

 

Il sindaco di Firenze veleggia verso il 70 per cento, con un dato in linea a quello nazionale. Il Piemonte si conferma, dunque, terreno fertile per il Rottamatore che già nelle primarie di un anno fa aveva conteso fino all’ultimo voto il successo a Pier Luigi Bersani, riuscendo addirittura a prevalere in provincia di Cuneo e in città come Novara e Asti. La sua onda d'urto abbatte oggi anche la cintura rossa di Torino: stravince a Grugliasco, Collegno, Rivoli e persino nella Settimo di Aldo Corgiat, storico sindaco ed esponente di punta dell'area diessina. E proprio da Torino parte la riscossa di Pippo Civati che s’impone rispetto a Cuperlo in quasi tutti i quartieri, in particolari quelli radical-scic del centro cittadino: lo ha scelto quasi un elettore su cinque (19,7% delle preferenze), mentre il suo avversario è fermo al 16,6 e Renzi non va oltre il 63,6% (tra i risultati meno brillanti in regione). Molto bene Civati anche nel Canavese e nel Pinerolese, dove supera l’avversario di un paio di punti percentuali, mentre a Moncalieri tiene il parlamentare triestino, tra i pochi seggi in cui raggiunge il 20 per cento.  

 

E’ fuori da Torino, tuttavia, che il primo cittadino del toscano ottiene i risultati più esaltanti e dove letteralmente crolla quello che doveva essere il suo principale competitor. Proprio in quelle province in cui già nel 2012 era riuscito a combattere alla pari con Bersani: con i due terzi dei seggi scrutinati, a Cuneo Renzi raggiunge il 76,3% davanti a Civati con il 14,6, mentre Cuperlo annaspa all’8,5. Plebiscito anche ad Asti, la provincia al centro delle polemiche durante i congressi di circolo per l’aumento spropositato degli iscritti, tra i quali molti stranieri: il sindaco è al 73,6% e anche in questo caso dietro di lui c’è Civati (14,7) e non Cuperlo (11,8). Molto bene Renzi anche a Vercelli, dove ottiene il 70%, davanti, nell'ordine, a Cuperlo (16,8) e Civati (13,1). Più contenuto il vantaggio del primo cittadino a Novara, dove ottiene il 67,1% delle preferenze (in questo caso gli altri due contendenti sono alla pari) e ad Alessandria (67,6%), dove l’ex numero uno della Fgci grazie al 16,4% dei voti è, seppur di poco, davanti al deputato lombardo (15,9). Tra le province minori, boom di Civati a Biella dove ottiene il 18,4% dei voti, stabilmente davanti a Cuperlo (13,8) e dietro Renzi (67,7); nel Vco, invece, il risultato per ora meno entusiasmante per il futuro segretario che prende il 65,4%: anche in questo caso il secondo è il suo ex compagno di strada, al 18,4% e solo dopo arriva l'esponente triestino al 13,8%.

 

In Piemonte hanno votato complessivamente 165.084 persone, “un dato in linea con quello dello scorso anno quando al primo turno della competizione tra Bersani e Renzi si recarono ai seggi 177mila persona” afferma Lorenzo Gentile, della segreteria del Pd Piemonte, che poi aggiunge “le primarie restano uno strumento di partecipazione importante per il nostro partito e l’alta affluenza è la dimostrazione che sono state davvero aperte, altro che la teoria del setaccio, paventata alla vigilia da qualche dirigente renziano”.

 

NELLA TABELLA I DATI DEFINITIVI

 

 

print_icon