REGIONE NELLA BUFERA

#Cotagnafà, nel 2014 lo manderemo via

Placido (Pd) rilancia la campagna "Mandiamo a casa Cota" e biasima il governatore che non risponde su Rimborsopoli e firme false. "Verrà ricordato come quello dei mutandoni verdi". E sull'aiuto di Renzi dice: "Non credo alla Madonna"

«Forse pensava di essere ancora davanti ai giudici e si è avvalso della facoltà di non rispondere». La butta sull'ironia Roberto Placido, consigliere regionale del Pd ed ex vice presidente di Palazzo Lascaris, dopo aver appreso della scena muta del governatore Roberto Cota, di fronte alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. Un atteggiamento maturato dopo che l'iniziale facondia mostrata al cospetto dei magistrati non gli ha portato troppo bene, visto l’avviso di prosecuzione delle indagini e l’ormai imminente rinvio a giudizio. Ma tant'è. Il tema vero, secondo Placido, è un altro: «Il primo dovere di ogni politico è render conto di ciò che fa all’opinione pubblica, ai cittadini. Non ci si può nascondere dietro un “no comment” e parlare solo di ciò che fa comodo». Intanto la nuova campagna dell'esponente democrat - in cui iscrive al primo posto dei buoni propositi per il nuovo anno “Mandiamo a casa Cota”, su un paio di boxer verdi - fa il giro dei social network in un crescendo "virale" di condivisioni. «In un periodo in cui i simboli e le icone assumono un peso sempre maggiore - afferma Placido - Cota dovrebbe prendere atto che ormai è un politico ampiamente screditato e che più resta al suo posto e più sarà ricordato come quello dei mutandoni».

 

Placido è stato tra i più ferventi sostenitori delle dimissioni di massa dei consiglieri Pd per assestare la spallata decisiva a questa giunta, continua a predicare la necessità di un’opposizione «senza tregua» in aula, coinvolgendo fuori dai palazzi tutte quelle associazioni ed enti «che di questo presidente non ne possono più». Insomma, in attesa del colpo da ko, bisogna lavorare ai fianchi. E a chi gli domanda se il massimo che possa mettere in campo il Pd sia portare a Torino il neo segretario Matteo Renzi, come prospettato dal capogruppo Aldo Reschigna, lui risponde tranchant: «Io non credo alla Madonna, detto ciò va bene tutto». Anche perché, secondo il consigliere democratico, nella stessa maggioranza iniziano a emergere chiaramente le prime crepe, dopo che «in molti hanno capito che se vogliono avere un futuro politico devono prendere le distanze da questo presidente». Così rilancia, «occorre agire subito, magari iniziando a raccogliere le firme di dimissioni anche tra i banchi del centrodestra».

 

Poi entra nel merito delle “cose concrete” di cui ha fatto sfoggio il primo inquilino di piazza Castello: «Continua a lamentarsi dei debiti ereditati dal passato, ma non si rende conto che è presidente ormai da quasi quattro anni. La smetta di frignare e si occupi della cosa pubblica se ne è capace, visto che finora gli unici risultati ottenuti sono stati i compitini svolti nella sanità sotto dettatura del Tavolo Massicci».