GRANE PADANE

Lega squattrinata chiude bottega

Il Carroccio braidese sbaracca la storica sede di via Cavour. Due mesi fa il trasloco del quartier generale di Cuneo. Ma in quasi tutto il Piemonte le sezioni vengono abbandonate: pochi militanti e casse vuote. "Siamo in mutande", dicono con involontaria ironia

Gli ultimi scatoloni, assieme ai pochi arredi rimasti, li hanno portati via ieri alcuni militanti, in un clima di generale mestizia. Dopo tre lustri ha chiuso i battenti la storica sede della Lega Nord di Bra, nella centralissima via Cavour, sopra il Caffè Posta. L’attività languiva da mesi e con la recente fuoriuscita di Michelino Davico è venuta a mancare una fonte di sostentamento, da qui la dolorosa decisione di sbaraccare. Militanza in disarmo e casse vuote, una situazione che accomuna un po’ tutto il Carroccio piemontese, costretto a ridurre il numero delle sezioni o a cercare sedi più piccole e meno dispendiose, come è successo recentemente a Cuneo. Anche ad Alba ci sono stati problemi per pigioni attretrate. «Se non sembrasse una battuta infelice potremmo dire che siamo in mutande», commenta amaro un consigliere regionale alludendo alla vicenda giudiziaria di “Rimborsopoli” che, a partire dal coinvolgimento di Roberto Cota, «di certo non contribuisce a galvanizzare i nostri militanti, anzi». E proprio l'inchiesta avrebbe contribuito a interrompere quei flussi finanziari che dalle casse del gruppo di Palazzo Lascaris andavano, tramite i vari consiglieri regionali (qualcuno anche a sua insaputa), a finanziare attività e strutture sul territorio. Da ora in poi devono tirare fuori i soldi dalle loro tasche... e molti si mostrano restii ad aprire il portafoglio. A ciò si aggiunga che per far fronte alle ingenti spese legali (di Luca Procacci e Paolo Forno, soprattutto) ai rappresentanti nel parlamentino piemontese è stato chiesto un ulteriore sacrificio, da "scontarsi" sui contributi da erogare al partito.

 

Le assise congressuali celebrate a Torino, l’elezione di Matteo Salvini alla segreteria federale, le stesse primarie che, per la prima volta, hanno dato voce alla base, sono state una boccata d’ossigeno, una salutare iniezione di fiducia in mezzo a tanto scoramento. E così, sui social network, lo stesso brutto giorno dell’abbandono, la falange braidese lanciava comunque un messaggio di speranza: «Temporaneamente senza sezione ma con grandi ideali che dobbiamo continuare a portare avanti, non bisogna mollare ora ma anzi si deve scendere ancora di più in trincea, tra la gente stufa di uno stato parassita che tassa perfino l’aria che si respira e che sta portando alla rovina il Nord locomotiva itagliana e tra le più importanti realtà produttive, creative e innovative non solo del continente». Infine, l’appello: «Fratelli e sorelle (in particolare roerini/e e braidesi), facciamoci sentire sempre di più specie ora che non abbiamo un luogo fisico dove trovarci costantemente, compensando questa mancanza: spargiamo le nostre idee su fb così come al bar o al lavoro, prendiamo freddo alla domenica mattina ma facciamo più gazebi per informare i concittadini, usiamo tutto il fiato che abbiamo in gola per reclamare la libertà che ci spetta, facciamoci venire i calli alle mani per tagliare volantini o per montare e smontare i gazebi, tutti assieme!».

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