CARRIERE NOSTRANE

Bertot ci riprova, con un prestanome

Il sindaco di Minotauro, oggi a Bruxelles, lavora per ripresentarsi alle prossime Europee sotto le insegne di Forza Italia e per tenere sotto controllo il feudo di Rivarolo lancia la candidatura a sindaco del “fedelissimo” Zucco Chinà, suo ex assessore

Fabrizio Bertot fa il galletto. L'ex sindaco di Rivarolo Canavese, comune sciolto per mafia nel maggio 2012 in seguito ai risvolti dell’inchiesta “Minotauro”, lancia il guanto sfida e presenta sotto le insegne del pennuto animale domestico un suo fedelissimo:  Martino Zucco Chinà, già assessore alla Cultura nell’ultima giunta. La lista è la stessa – Riparolium - che fece la fortuna dell’ex sindaco, poi divenuto europarlamentare, in seguito alle dimissioni di Gabriele Albertini e oggi pronto a ricandidarsi per mantenere lo scranno a Bruxelles sotto le insegne di Forza Italia: operazione tuttavia complessa, dal momento che il Viminale ha avviato al Tribunale di Ivrea un procedimento di incandidabilità dopo che l’inchiesta Minotauro aveva portato a galla un presunto voto di scambio proprio in occasione delle scorse Europee del 2009. Ma per ottenere i voti necessari alla rentrée serve innanzitutto riconquistare il feudo di Rivarolo. E allora torna Riparolium con tanto di nuovo logo ottenuto grazie al brillante restiling , che raffigura un galletto stilizzato, messo a punto dal giovane designer rivarolese Massimiliano Tarizzo.

 

L’ex sindaco di Rivarolo è finito nel ciclone di Minotauro perché avrebbe sfruttato le relazioni del segretario generale del proprio comune Antonino Battaglia e la rete messa a disposizione dall’imprenditore Giovanni Macrì, per i quali i giudici hanno chiesto due anni e una condanna a 600 euro di multa. Secondo la Procura di Torino avrebbero promesso 20mila euro in cambio dei voti dei “calabresi” presenti sul territorio, a loro volta attivati da alcuni esponenti della ‘ndrangheta, tra cui il presunto boss di Cuorgné Bruno Iaria e suo zio Giovanni (ex socialista e sorvegliato speciale, secondo gli inquirenti l'anello di congiunzione tra ‘ndrangheta, politica e imprenditoria), dopo una serie di incontri avvenuti nel Bar Italia del boss Giuseppe Catalano.

 

Appalti e cantieri controllati dai boss locali, lavori pubblici affidati a imprese di diretta emanazione o finite sotto il giogo della criminalità calabrese, pacchetti di voti dirottati su candidati “amici”, amministratori pubblici permeabili alle richieste malavitose. È questa la Rivarolo Canavese che emerse dai faldoni delle indagini seguite all’operazione “Minotauro”, integrate dalle informative delle forze dell’ordine e dall’esito degli accertamenti effettuati negli uffici di Palazzo Lomellini. Bertot non venne indagato, ma subì un incalzante interrogatorio e il suo caso fu oggetto di una dura requisitoria di Gian Carlo Caselli: esempio di quei politici che, per ignoranza o per opportunismo, hanno avuto contatti con la ‘ndrangheta. La Corte ha chiesto che gli atti vengano mandati alla procura affinché valuti di esercitare un’azione penale. Bisognerà capire se per falsa testimonianza o per voto di scambio.

 

Certo, i competitor per Zucco Chinà (foto) non mancano. Tra i primi ad annunciare la propria candidatura è stato il medico rivarolese, vice sindaco di Agliè Alberto Rostagno, che si presenta con la lista, vicina al centrosinistra, Rivaroloduepuntozero. Ma a destra come a sinistra gli schieramenti sono tutt’altro che compatti, e così mentre il Movimento 5 stelle già lavora a una lista fuori dagli schemi, a destra la scissione ha portato all’allontanamento del Ghedini di Rivarolo, alias Franco Papotti, ex vice capogruppo del Pdl a Palazzo Cisterna, nonché legale di Battaglia, che ha ufficializzato la rottura  con il giro di Bertot da oltre un anno e ora sta dando vita a una sua formazione. Lo stesso dicasi per Marina Vittone, legata, invece, al centrosinistra, ma a quanto pare lontana anni luce da Rostagno.

 

Leggi anche:

Mafia, sciolto il Comune di Rivarolo

Sconfitto il Ghedini di Rivarolo

Il sindaco di Minotauro in Europa